Cronaca - 14 luglio 2026, 06:07

Arrivò a spegnerle una sigaretta su una guancia: 34enne residente nelle Langhe condannato per i maltrattamenti all’ex compagna

Percosse e minacce alla donna, anche lei straniera, sin da quando lei era incinta della loro figlioletta. La Corte d’Appello conferma il giudizio di primo grado. Pena di tre anni e dieci mesi

"Non meriti nulla, perché non ti ammazzi?", tra gli abituali insulti rivolti alla donna

"Non meriti nulla, perché non ti ammazzi?", tra gli abituali insulti rivolti alla donna

E’ stata confermata in appello la condanna inflitta nel luglio scorso a N. A., 34enne di nazionalità marocchina, nato a Corato, in provincia di Bari e residente in un comune delle Langhe, giudicato colpevole di maltrattamenti aggravati, lesioni aggravate e violenza sessuale nei confronti dell’ex convivente.

A chiederne il giudizio in primo grado era stato il sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica astigiana Davide Greco.

L’uomo, difeso dall’avvocato Francesco Moramarco del foro di Asti, era accusato di una serie di vessazioni commesse ai danni della compagna 32enne, anche lei straniera e rappresentata in giudizio dall’avvocata albese Silvia Calzolaro.

Comportamenti messi in atto sin da quando lei era in attesa della figlioletta della coppia. L’elenco di accuse raccolto dalla Procura annovera un crescendo di abituali insulti, minacce di morte e percosse. "Perché non ti ammazzi?", "non meriti nulla" il tenore delle frasi con le quali, hanno verificato i giudici, lui l’avrebbe apostrofata rivolgendosi a lei con epiteti irripetibili, provocandola e umiliandola.

Mentre lei era incinta le avrebbe tirato addosso acqua gelida, aveva partorito da pochi giorni quando la colpiva con uno schiaffo. In un'occasione le aveva persino schiacciato la faccia sul pavimento e in un’altra le aveva spento una sigaretta su una guancia. Tutto questo mentre le impediva di uscire di casa e di utilizzare il telefono per chiedere aiuto.

Nel settembre/ottobre 2016 tentò di strangolarla premendole il capo contro il divano, fermandosi solamente all'arrivo dei genitori. Due mesi dopo la sbattè contro un termosifone.

Il 29 settembre 2024, aveva poi cercato di usarle violenza, prima nel pomeriggio e poi ancora la sera, costringendola poi a dormire con lui per controllare che non chiamasse aiuto.

Nel settembre scorso la condanna dell’uomo a 3 anni e 10 mesi di reclusione comminata dall’allora giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Asti Elio Sparacino (ora in servizio a Milano), oltre a 25mila euro di risarcimento danni e al divieto di avvicinarsi all’ex compagna. Condanna che nei giorni scorsi è stata confermata dalla Corte d’Appello di Torino.

E. M.

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