Dolce è il sapore della frutta che troviamo sulle nostre tavole. Amara è spesso la vita delle persone che vengono da lontano e faticano nei nostri campi. Storie di viaggi, speranze, delusioni, alla ricerca di dignità e futuro.
Lo sfruttamento colpisce i braccianti e non risparmia i piccoli agricoltori. C'è chi guadagna molto (GDO, aziende di trasformazione) e chi si spartisce le briciole, in una lotta che scarica verso il basso i costi sociali ed economici di un sistema che avvelena la Terra e lo Spirito.
Il lavoro, l’immigrazione, la sicurezza, la precarietà, il futuro, la speranza incrociano le vite di migliaia di persone italiane e straniere, spesso inconsapevolmente legate da una comune condizione di sfruttamento che non è solo economica ma si sostanzia sempre più in una questione sociale, culturale e politica.
Si può accettare un sistema in cui a perderci sono coloro che producono e creano ricchezza attraverso il lavoro delle loro braccia? Donne e uomini che faticano sulla terra bassa, nei ristoranti, nei servizi alla persona, in edilizia, nella manifattura industriale a cui sono stati tolti diritti o mai concessi.
Martedì 21 luglio alle ore 20 00, in Largo Audiffredi a Cuneo, proveremo a dibatterne e a riflettere attraverso i suoni, le immagini dello spettacolo Il Monsone di Beppe Casales.
Nel corso dell'evento, organizzato da ARCI Cuneo Asti - CGIL Cuneo - FLAI CGIL Cuneo - LIBERA Presidio Cuneo, si parlerà di lavoro invisibile, lavoro dimenticato, lavoro non riconosciuto, di quel lavoro a cui è stata tolta la dignità e che ha perso la funzione di strumento di emancipazione sociale.
Gli ultimi 30 anni ci hanno riconsegnato un Paese impoverito, impaurito, senza una visione.
"Ripartendo dagli ultimi e senza dimenticare i penultimi, siano essi di origine straniera o italiana, siamo certi che ci sia la possibilità di riprendere in mano le nostre vite e il nostro futuro unendo il destino di coloro che vivono del proprio lavoro, facendo chiarezza su chi siano gli sfruttati e gli sfruttatori di un sistema disumano che fa diventare ancor più ricchi i ricchi e letteralmente strangola aspettative, futuro e dignità di migliaia di persone.
Non è il colore della pelle a fare la differenza ma le diseguaglianze sociali ed economiche che crescono e attaccano indistintamente i diritti delle persone italiane e straniere.
Vi aspettiamo in piazza, dove ci si sente meno soli".





