Politica - 16 luglio 2026, 09:26

Perdere un figlio: una tragedia senza nome. Il Consiglio regionale promuove la parola Atéfano

Il vicepresidente Graglia: “A chiederlo sono i genitori. Importante renderli visibili per poterli tutelare”. In aula le toccanti testimonianze di mamma Silvia e papà Franco: “Le istituzioni non ci lascino soli”

“È stato davvero molto importante per me, presentare nella sala Viglione del Consiglio regionale, un ordine del giorno per promuovere la diffusione del neologismo Atéfano, che letteralmente significa “colui che è privato del proprio figlio”, o per analogia linguistica “un orfano di figlio”.

A dirlo è il vicepresidente del Consiglio della Regione Piemonte Franco Graglia, che si è impegnato a dare voce alle famiglie che hanno vissuto questa terribile tragedia e chiedono di poter “essere riconosciute” nel loro stato di dolore davanti agli altri e soprattutto davanti alle istituzioni.

“Ognuno - ha puntualizzato Graglia - ha le sue sensibilità e io ritengo fondamentale dare un nome alle persone che vivono questa tragedia per renderle visibili, con l’obiettivo finale di garantire loro delle tutele”.

Una parola può fare la differenza, perché è in quella singola parola che si racchiudono sofferenze, emozioni, paure. Alla presentazione in Consiglio regionale a Torno, era presente anche Angelo Vaccarezza dell’Ufficio di presidenza della Regione Liguria, istituzione che per prima ha accolto la proposta dell'associazione “Rachele Franchelli - Uno Sguardo Senza Confini APS” per colmare un vuoto linguistico e sociale profondissimo.

Mentre in italiano esistono parole precise per definire chi perde un coniuge (vedovo) o chi perde i genitori (orfano), non ne esiste ancora una per definire un genitore che perde un figlio. Questo ordine del giorno, del quale Franco Graglia è il primo firmatario, è stato condiviso da tutte le forze politiche, con l’auspicio che sempre più istituzioni facciano propria questa sensibilità.

“Compito delle istituzioni - ha ricordato il vicepresidente del Consiglio del Piemonte - è anche quello di ascoltare le persone e promuovere iniziative che incidono in maniera concreta sulla vita quotidiana. E ne ho avuto la certezza ascoltando le storie di dolore di due genitori che da anni chiedono di poter contare su una attenzione che fino ad ora è mancata”.

Molta commozione hanno suscitato le parole di mamma Silvia, di Albenga, che ha visto volar via la sua Rachele a soli 16 per un tumore e le considerazioni di Franco Zanet, ex dirigente scolastico della provincia di Cuneo, per la perdita del suo unico figlio giovane e dal futuro promettente che ha raccontato il suo dolore nel libro: Noi che non abbiamo nome”. Sono stati loro a confermare “di essere sulla strada giusta, di aver fatto il primo importante passo di un cammino lungo ma importante”. Mamma Silvia ha lanciato un appello: “Mai prima d’ora avevamo trovato appoggio nelle istituzioni e per questo sostegno io vi ringrazio. È molto importante per noi. Adesso però non lasciateci soli”. “Saremo sempre al vostro fianco - le ha risposto visibilmente commosso il vicepresidente Franco Graglia -, finché non avremo vinto questa vostra battaglia che adesso sento anche mia”.

L’iter per individuare questa nuova parola, è stato seguito anche dalla Accademia della Crusca e a sostenere passo passo l’iter è stato Gastone, fratello di Rachele.

Il neologismo “atéfano” è nato per crasi delle parole greche: “à-” (prefisso privativo), “té-” da “téknon” (“figlio”), parola che esprime affetto e legame, e “-fano”, da “orphanòs” (“privo”, “mancante”, “orfano”).

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