Le Langhe erano diventate casa sua, un luogo del cuore, dove riuscire a coltivare un rapporto più intimo ed intenso con la natura che catturava nelle sue tele.
Si è spento nella notte tra mercoledì 15 e giovedì 16 luglio l'artista Gianni Del Bue, il "pittore della realtà sospesa".
Nato a Reggio Emilia nel 1942, fin da giovanissimo si era avvicinato al mondo dell'arte attraverso gli insegnamenti del padre, quadraturista e maestro di trompe l'oeil.
La pittura inizialmente fu un divertimento, una sperimentazione che poi divenne passione e infine mestiere. Negli anni '60 Del Bue si trasferì a Torino dove presentò per la prima volta alcune delle sue opere alla Società Promotrice di Belle Arti.
Da Torino si trasferì poi nelle Langhe cuneesi con fughe periodiche sulla riviera ligure di ponente e il suo modo di dipingere cambiò, assumendo linee in apparenza più semplici dando vita al “realismo magico”.
"Le colline di Langa - si legge nella sua biografia - suggeriscono e rappresentano la ripartizione geometrica sulla tela; il reale entra nel quadro rendendo inutile il ricorso a ulteriori espedienti grafici. L’artista capisce che la contemporaneità dell’opera, il suo parlare di un tempo presente vivo e originale non dipende dal soggetto descritto, ma da questo nuovo linguaggio".
Residente a Naviante, nel comune di Farigliano, era diventato parte attiva delle iniziative culturali, in particolare di quelle organizzate dal circolo Arci.





