Politica - 20 luglio 2026, 10:08

Trasporto pubblico, in Consiglio comunale il Pd cuneese contro rincari e ritardi dei treni

L'ordine del giorno chiede la sospensione degli aumenti scattati il 1° luglio. Sotto accusa i continui disservizi della linea per Torino e le penalizzazioni per i pendolari della Granda

Immagine di repertorio

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Dal primo luglio è entrato in vigore l'adeguamento tariffario dei servizi di trasporto pubblico regionale ferroviario ed extraurbano, deliberati dall'Agenzia della Mobilità Piemontese in applicazione del meccanismo di adeguamento automatico previsto dalla normativa regionale. Un sistema che inevitabilmente interessa migliaia di studenti, lavoratori e pendolari della provincia di Cuneo che si affidano alla rete ferroviaria ed extraurbana per i loro spostamenti quotidiani.

Ma il gruppo consiliare del Partito Democratico non ci sta e intende impegnare la Giunta affinché si interrompa questo meccanismo facendosi intermediario con la Regione.

Il tema approderà in Consiglio comunale a Cuneo con un ordine del giorno dedicato.

Al centro della contestazione c'è l'aumento tariffario che il Pd giudica “iniquo” e ingiustificato, soprattutto alla luce delle storiche e persistenti criticità infrastrutturali che penalizzano il territorio cuneese rispetto ad altre aree della regione. E ancora di più se si considera che “negli ultimi anni i collegamenti ferroviari da e per la provincia di Cuneo sono stati caratterizzati da continui ritardi, soppressioni di corse, limitazioni di servizio, rallentamenti dovuti a cantieri e infrastrutture obsolete, nonché dal frequente ricorso a servizi sostitutivi su gomma creando gravi disagi per migliaia di pendolari, studenti e lavoratori”.

Nel documento si riporta come la direttrice Cuneo-Torino, in particolare, continui a vivere a pesanti disservizi: corse tagliate durante la pandemia e mai ripristinate, rallentamenti dovuti a cantieri, guasti e un massiccio ricorso a bus sostitutivi su gomma che allungano i tempi di percorrenza e spingono i cittadini ad abbandonare il mezzo pubblico per mancata affidabilità a favore dell'auto privata, con conseguenti danni per l'ambiente e la viabilità. “La provincia di Cuneo continua a scontare una condizione di oggettiva penalizzazione sotto il profilo dei collegamenti ferroviari rispetto ad altre aree del Piemonte, con ripercussioni sulla competitività territorio, sulla coesione sociale e sul diritto alla mobilità. Una situazione inaccettabile per una realtà il cui tessuto manifatturiero e agroalimentare conta oltre 64.000 imprese attive e produce ben l'1,1% della ricchezza nazionale, ma che continua a scontare un divario infrastrutturale cronico”.

L'ordine del giorno punta a impegnare formalmente la sindaca Patrizia Manassero e la Giunta comunale a farsi portavoce del dissenso del territorio nei confronti della Regione Piemonte e dell'Agenzia della Mobilità. Le richieste sono nette: bloccare gli aumenti e sospendere il meccanismo di adeguamento automatico finché non saranno certificati standard minimi e accettabili di puntualità, regolarità e qualità del servizio; chiedere un piano straordinario di investimenti per connettere efficacemente la Granda con i poli di Torino, Savona e Ventimiglia; attivare un tavolo di confronto permanente con RFI, Trenitalia e il Comitato Pendolari Cuneo-Torino; una misura di civiltà per la stazione: richiedere che i treni da e per Torino partano e arrivino esclusivamente dal primo binario, per evitare scale e ovviare ai frequenti guasti dell'ascensore, facilitando così l'accesso ad anziani e persone con disabilità.

Il testo, che verrà trasmesso ai vertici regionali, ai parlamentari e a tutti i Comuni della provincia, punta a ribaltare la logica attuale: prima si investe sull'efficienza e sui diritti dei viaggiatori, poi si può parlare di tariffe.

Sara Aschero

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