L'emergenza non è più soltanto garantire un pasto o un posto letto per una notte. Sempre più spesso il problema è trovare una casa, anche per chi un lavoro ce l'ha già. È il cambiamento che negli ultimi mesi hanno registrato la Caritas Diocesana Albese e le realtà che operano nel sociale, tanto da spostare progressivamente l'attenzione dalla prima accoglienza alla costruzione di percorsi di autonomia abitativa.
È in questo contesto che si inserisce il rafforzamento della rete composta da Caritas Diocesana Albese, Frati Minori, Homefull, Fondazione Don Gianolio, Comune di Alba e altre realtà del territorio, nata per condividere opportunità e affrontare insieme una criticità che interessa ormai tutto il territorio di Langhe e Roero.
Parallelamente il Comune di Alba sta predisponendo gli atti necessari per rendere operativo l'accordo raggiunto con la Regione Piemonte, che finanzierà fino al 2028 un sistema di accoglienza rivolto ai lavoratori agricoli stagionali, con particolare attenzione agli alloggi e ai servizi di accompagnamento.
Accanto a questo percorso arriva ora anche un nuovo impegno della Diocesi di Alba.
Il vescovo di Alba Marco Brunetti (nella foto sotto) conferma infatti la disponibilità a mettere a disposizione della Caritas due mini alloggi situati in via Maestra, nello stesso edificio che già ospita alcune attività seguite dai Frati Minori.

"Continuiamo a vigilare su questa emergenza, cercando di dare un tetto a tante persone che, pur avendo un lavoro, non riescono a trovare un alloggio in affitto. Questo è il dato che oggi ci colpisce di più."
Per il vescovo la difficoltà non riguarda soltanto la scarsità di immobili disponibili, ma anche la crescente diffidenza di molti proprietari, un ostacolo che spesso permane anche quando la Caritas offre garanzie.
"Siamo disponibili anche a fare da garanti, ma ci scontriamo comunque con un muro molto difficile da abbattere. Per questo, quando riusciamo a recuperare qualche immobile della Diocesi, cerchiamo di metterlo a disposizione di chi ne ha bisogno."
I due appartamenti rappresentano un primo contributo concreto, ma soprattutto un segnale rivolto al territorio.
"Vogliamo dare anche un esempio. Oggi ospitiamo già una cinquantina di persone in immobili riconducibili alla Diocesi. È un impegno che continuiamo a portare avanti, ma ci piacerebbe che fosse condiviso sempre di più anche da altri soggetti."
Brunetti guarda con favore anche al lavoro avviato dal Comune e alle iniziative che stanno prendendo forma in vista della vendemmia.
"Spero che, anche grazie alle imprese agricole, si riescano a trovare nuove soluzioni per ospitare i lavoratori stagionali. Mi sembra che rispetto a qualche anno fa ci sia una maggiore attenzione e mi auguro che questo contribuisca anche a prevenire situazioni di sfruttamento e caporalato."
Per la Diocesi il tema dell'abitare è destinato a rimanere centrale anche nei prossimi mesi. La convinzione è che senza una risposta stabile al problema della casa diventi difficile costruire percorsi di inclusione, integrazione e autonomia, anche per chi dispone già di un'occupazione regolare.






