È ufficialmente partita la raccolta firme per due referendum abrogativi che puntano a modificare l'attuale normativa sulla caccia in Italia. Dopo la pubblicazione dei quesiti sulla Gazzetta Ufficiale, i cittadini possono sottoscrivere le iniziative direttamente online attraverso la piattaforma del Ministero della Giustizia, accedendo con SPID o Carta d'Identità Elettronica. Per proseguire l'iter referendario dovranno essere raccolte almeno 500.000 firme entro il 30 settembre.
I due quesiti affrontano aspetti differenti della normativa vigente.
Il primo propone l'abrogazione dei primi due commi dell'articolo 842 del Codice Civile, che oggi consentono ai cacciatori muniti di regolare licenza di accedere ai fondi privati non recintati per l'esercizio dell'attività venatoria, salvo alcune eccezioni previste dalla legge. Se il referendum dovesse avere esito positivo, i proprietari dei terreni potrebbero impedire l'accesso ai cacciatori senza dover ricorrere a particolari condizioni.
Il secondo quesito, invece, punta all'abrogazione dell'articolo 19-ter delle disposizioni di coordinamento del Codice Penale. Secondo i promotori, la modifica eliminerebbe una norma che oggi esclude l'applicazione di alcune disposizioni penali in materia di tutela degli animali quando le attività sono disciplinate da leggi speciali, tra cui quella sulla caccia. L'obiettivo dichiarato è arrivare, attraverso questo intervento normativo, a rendere incompatibile l'attività venatoria con l'attuale sistema di tutela penale degli animali.
La raccolta firme è possibile esclusivamente sulla piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia, dove ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali può sostenere uno o entrambi i quesiti autenticandosi con identità digitale. Al termine della raccolta, qualora venga raggiunta la soglia delle 500.000 sottoscrizioni, sarà la Corte Costituzionale a valutarne l'ammissibilità prima dell'eventuale indizione del referendum.
Sul tema interviene anche Barbara Bagnis, presidentessa dell'associazione albese Amici di Zampa, che invita i cittadini a informarsi sul contenuto delle iniziative.
“Al di là delle opinioni personali sulla caccia, credo sia importante che i cittadini si informino sul contenuto dei quesiti e scelgano consapevolmente se sostenerli o meno. La raccolta delle firme è il passaggio necessario perché il tema possa arrivare al voto popolare e sia l'intera comunità a esprimersi”, afferma.
Secondo Bagnis, il confronto sulla tutela della fauna selvatica è destinato a rimanere al centro del dibattito pubblico.
“Invitiamo tutti a leggere i quesiti, approfondire l'argomento e prendere una posizione. Solo se verrà raggiunto il numero di firme richiesto dalla legge sarà possibile aprire un vero confronto attraverso il referendum. Informarsi e partecipare è il primo passo della democrazia”.
Come firmare i referendum
I cittadini iscritti nelle liste elettorali possono sostenere uno o entrambi i quesiti direttamente online attraverso la piattaforma del Ministero della Giustizia. La procedura richiede pochi minuti.
Per firmare è necessario:
-accedere alla piattaforma con SPID oppure con Carta d'Identità Elettronica (CIE);
-aprire la pagina del referendum desiderato;
-cliccare sul pulsante "Sostieni iniziativa";
-confermare la firma digitale.
I due quesiti sono consultabili ai seguenti link ufficiali:
Referendum n. 7300000 – Accesso dei cacciatori ai fondi privati (art. 842 Codice Civile):
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/7300000
Referendum n. 7300001 – Articolo 19-ter delle disposizioni di coordinamento del Codice Penale:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/7300001
La raccolta delle firme online resterà aperta fino al 30 settembre 2026. Se saranno raggiunte almeno 500.000 sottoscrizioni valide, la richiesta passerà all'esame della Corte Costituzionale, che dovrà valutarne l'ammissibilità prima dell'eventuale convocazione del referendum.





