Curiosità - 24 luglio 2026, 07:11

Sulle tracce di Bonatti, continua il viaggio di Giovanni Panzera tra fatica, emozioni e memoria [FOTO]

Il cicloturista cuneese prosegue la sua avventura alpina tra sterrati, temporali e caldo estremo: “Quando la strada sale io non mi nascondo”

Nelle immagini: continua il viaggio di Giovanni Panzera

Nelle immagini: continua il viaggio di Giovanni Panzera

Continua il viaggio di Giovanni Panzera lungo le Alpi sulle orme di Walter Bonatti. Il cicloturista cuneese, protagonista del progetto “Pedalando tra le aquile”, è nel pieno della nuova avventura “Sulle tracce di Walter Bonatti”, un itinerario di oltre 2.500 chilometri che rievoca, a settant’anni di distanza, la storica traversata dell’alpinista.

Un’impresa che non è solo sportiva, ma profondamente simbolica e personale, come racconta lo stesso Panzera, accompagnato in questa esperienza anche da Teresio Panzera, impegnato nella realizzazione del documentario.

«La montagna ha il valore dell’uomo che vi si misura», scriveva Bonatti, e proprio da questa riflessione prende forza il racconto di Giovanni: «Mai parole furono più giuste. Per me non è solo pedalare su strade famose come lo Stelvio, ma scoprire angoli nascosti delle Alpi, lontani dalle rotte turistiche, difficili da raggiungere soprattutto in bicicletta. È lì che immagino Bonatti e i suoi compagni muoversi nella neve, alla ricerca del passaggio perfetto».

Il percorso si snoda tra passi alpini e luoghi iconici, spesso raggiunti dopo lunghi tratti su sterrato e in completa solitudine. Una dimensione che richiama da vicino quella vissuta dallo stesso Bonatti. «È una solitudine che non è isolamento, ma contatto pieno con la natura», sottolinea Panzera, che finora ha affrontato salite con pendenze a doppia cifra senza particolari problemi grazie alla sua bici gravel.

Nel racconto emerge anche il valore della ricostruzione storica. «Seguendo questi itinerari si intuisce la straordinaria capacità di Bonatti di individuare i passaggi più logici e meno pericolosi con gli sci», spiega Teresio Panzera. «Oggi la montagna è cambiata, in parte antropizzata, ma molte di quelle vie restano difficili e poco segnalate, rendendo la sfida ancora più complessa».

Tra i luoghi più significativi attraversati, il Passo di Vizze al confine con l’Austria, la Malga Melago, la Capanna Cadagno e il villaggio di Juf, a 2.126 metri, tra i più alti d’Europa abitati tutto l’anno. Ambienti che restituiscono un’immagine autentica e talvolta aspra dell’arco alpino.

Non sono mancati gli imprevisti. Dopo un avvio favorevole, il meteo ha imposto condizioni difficili, con temporali violenti e improvvisi in quota. «I fulmini oltre i 2.000 metri sono un pericolo reale — racconta Giovanni — ma oggi, grazie alle applicazioni radar, riesco a prevedere gli spostamenti dei fronti e a muovermi con maggiore sicurezza».

A rendere ancora più impegnativa l’impresa è il caldo eccezionale di questa estate. «Ho toccato i 36 gradi anche in montagna — spiega — e nelle salite con pendenze del 10-15% la fatica si moltiplica. Ho dovuto bere anche oltre 7 litri d’acqua al giorno per evitare colpi di calore». Un’anomalia climatica confermata anche da Teresio, che evidenzia lo stato critico dei ghiacciai, ormai ridotti a ghiaccio antico e solcati da cascate d’acqua.

Tra le difficoltà affrontate anche un persistente mal di schiena, che accompagna Panzera nelle tappe più dure. Ma la determinazione resta intatta: «La tenacia e la passione mi spingono a non mollare».

Dopo 29 passi già scalati, il viaggio prosegue tra fatica, paesaggi e memoria, in un racconto che unisce sport, esplorazione e riflessione. «Quando la strada sale io non mi nascondo», è il motto che accompagna Panzera lungo questa nuova impresa.

Un’avventura resa possibile anche dal sostegno di sponsor e realtà del territorio, tra cui la famiglia Merlo, l’ATL del Cuneese, la Banca Cassa di Risparmio di Savigliano, la Thor di Busca, la CBT Italia e tanti sostenitori che seguono il progetto.

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