Il Santuario di Sant'Anna di Vinadio, il più alto d'Europa, ha rinnovato anche quest'anno uno degli appuntamenti più sentiti dell'estate religiosa delle Alpi, richiamando migliaia di pellegrini arrivati da tutto il Piemonte, dalla Liguria, dalla Francia e da altre regioni italiane. Un flusso continuo di fedeli lo scorso fine settimana ha trasformato la festa in un intenso momento di preghiera, ringraziamento e affidamento, nonostante il maltempo abbia costretto a modificare parte del programma della vigilia.
Le celebrazioni hanno preso il via sabato con la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani. Dopo la Santa Messa e l'Angelus, ai nonni presenti è stato consegnato un sacchettino di lavanda, simbolo – come ha spiegato il rettore don Erik Turco – "di quel bene discreto, silenzioso ma capace di lasciare un profumo che accompagna la vita delle famiglie". In serata, a causa della pioggia, è stata annullata la tradizionale processione aux flambeaux, sostituita da una celebrazione all'interno della chiesa.


La domenica, invece, il tempo ha permesso di svolgere regolarmente il momento più atteso: la processione delle 10 verso la rocca dell'apparizione. Un rito profondamente radicato nella storia del Santuario, accompagnato dal suono del semitoun di Luca Pellegrino di Boves (in foto sotto) e arricchito da una liturgia che ha voluto sottolineare il carattere internazionale del luogo sacro.

"Durante la processione – racconta don Erik Turco – la preghiera è stata proclamata nel patuà di Isola e di Vinadio, mentre la benedizione finale con la reliquia di Sant'Anna, impartita dal vescovo Piero Delbosco, è stata espressa sia in francese sia in italiano. È un segno liturgico che testimonia la vocazione di questo Santuario a essere ponte tra i due versanti delle Alpi".


La solenne Messa internazionale delle 11 è stata animata dal coro interdiocesano Pacem in Terris, diretto da Simone Pellegrino, alla presenza del vescovo della diocesi di Cuneo-Fossano, la cui partecipazione alla festa rappresenta una tradizione avviata e mai interrotta dal 1935. Presenti molte istituzioni locali, tra cui anche il questore e le delegazioni italiana e francese dei Cavalieri del Santo Sepolcro.

Il filo conduttore scelto per il 2026 è stato "Tutto nelle sue mani", ispirato al brano evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
"Abbiamo voluto mettere al centro il gesto del bambino che consegna a Gesù i cinque pani e i due pesci – spiega il rettore –. Nella liturgia quel piccolo dono diventa il segno della fiducia totale: quando affidiamo tutto nelle mani del Signore, anche ciò che sembra insufficiente può trasformarsi in un bene capace di raggiungere molti".

A rappresentare visivamente questo messaggio è la nuova statua realizzata dall'artista con la motosega Barba Brisiu e collocata al Santuario due settimane prima della festa. L'opera raffigura proprio il ragazzo del Vangelo nell'atto di offrire il poco che possiede.

Tra le novità dell'edizione 2026 anche la presenza dei giovani "fochisti" di Robilante che, impossibilitati ad accendere i tradizionali fuochi per le restrizioni legate al rischio incendi, hanno realizzato una grande scritta luminosa "Viva Sant'Anna" utilizzando migliaia di luci a led. Un modo originale per mantenere viva una tradizione adattandola alle esigenze di sicurezza.



Fondamentale anche il contributo dei venti seminaristi provenienti dai collegi romani, impegnati nel servizio liturgico e nell'accoglienza dei fedeli, nell'ambito di una collaborazione ormai storica avviata negli anni dell'episcopato di monsignor Cavallotto.



Ma il cuore della festa resta il pellegrinaggio. Don Erik racconta con emozione l'arrivo di gruppi partiti a piedi da località anche molto lontane.
"Il pellegrinaggio continua a essere l'anima di Sant'Anna. Quest'anno sono arrivati fedeli da Monchiero, dopo 98 chilometri di cammino, ma anche da Villanova Mondovì, Beinette, Caraglio, Ronchi, San Benigno, Bernezzo e Frise. Soltanto due domeniche fa, al punto di passaggio di Pratolungo, abbiamo contato 127 pellegrini in cammino. Sono persone che salgono per ringraziare, per chiedere una grazia, per affidare una sofferenza o semplicemente per ritrovare un momento di silenzio davanti a Dio".



Una devozione che si manifesta anche attraverso gli ex voto. Durante la festa sono stati consegnati numerosi fiocchi nascite e un quadro votivo donato da un giovane sopravvissuto a un grave incidente sul lavoro, quale segno di riconoscenza per la grazia ricevuta.

Nel pomeriggio la celebrazione è proseguita con il concerto di musica sacra e con la benedizione all'aperto di circa 60-80 bambini insieme alle loro famiglie, uno dei momenti più partecipati dell'intera giornata.
"La festa di Sant'Anna – conclude don Erik Turco – continua a essere soprattutto una festa di unità. Qui italiani e francesi pregano insieme, condividono la stessa fede e scoprono che la montagna non divide, ma unisce. È questo il dono più bello che ogni anno il Santuario continua a offrire ai pellegrini".



























