Volley - 29 luglio 2026, 06:30

FIGLIE DELLA GRANDA / Sara Boufandar, campionessa d'Europa a 16 anni: "Mentre canto l'inno ripenso a tutto il percorso fatto”

Dalle prime schiacciate in provincia di Cuneo all'oro con l'Italia Under 18, la giocatrice ripercorre il viaggio che l'ha portata da Fossano alla maglia azzurra, tra sacrifici, cambiamenti e il sogno di arrivare sempre più in alto

Sara Boufandar premiata con la medaglia d'oro agli Europei Under 18

Sara Boufandar premiata con la medaglia d'oro agli Europei Under 18

Dalle prime schiacciate in una palestra della Granda al tetto d'Europa con la maglia azzurra. Questa è la storia di Sara Boufandar, protagonista del secondo episodio di Figlie della Granda, la rubrica di TargatoCN dedicata alle pallavoliste cresciute in provincia di Cuneo, e che racconta come talento, lavoro e determinazione possano portare molto lontano.

Classe 2009, opposta ma con un passato da schiacciatrice, a soli 16 anni ha già conquistato infatti il titolo di campionessa d'Europa Under 18.

Quest'oro rappresenta però soltanto l'ultimo capitolo di un percorso iniziato a Fossano e proseguito tra Cuneo, Asti e Chieri. Per raccontarlo, però, bisogna tornare all'inizio, laddove è nata la sua passione per la pallavolo.

Sara infatti muove i primi passi nella società della sua città, la VGT Fossano.

“Ho iniziato a giocare a pallavolo a 7 anni, quindi la palestra per me è sempre stata una seconda casa. I ricordi dei primi anni a Fossano sono fatti di puro divertimento, corse, risate con le prime compagne e quel senso di spensieratezza che ti dà lo sport da bambina. La passione è nata da lì, dal piacere di stare in gruppo e dalla gioia semplice di colpire il pallone”.

Presto però il gioco si trasforma in qualcosa di più: arrivano le prime sfide e i primi passi verso obiettivi sempre più importanti. Nel 2021, ad appena 12 anni, Sara entra nel settore giovanile della Cuneo Granda Volley, società che milita in Serie A1.

“Il passaggio a Cuneo ha segnato una svolta. Essendo una società con una prima squadra in Serie A, si respirava subito un'aria diversa, più professionale. Per me ha rappresentato il primo vero confronto con un livello più alto, dove ho capito che il mio percorso stava prendendo una direzione importante”.

È proprio qui che quella passione nata da bambina assume contorni sempre più definiti, trasformandosi in un progetto di vita:

“La pallavolo mi ha fatto innamorare per l'adrenalina del campo e la bellezza di costruire qualcosa insieme alle mie compagne, uniti per lo stesso obiettivo. Quando ho capito che le rinunce non mi pesavano e che il mio primo pensiero fisso era sempre il prossimo pallone da giocare, ho realizzato che questa passione si stava trasformando nel mio futuro”.

Dopo due anni a Cuneo, la tappa successiva è Asti, dove Sara veste per due stagioni la maglia del Club76 PlayAsti, continuando a crescere sia dal punto di vista tecnico che sotto il profilo personale.

“Asti è stata una tappa fondamentale. Dal punto di vista sportivo mi ha dato tantissimi strumenti tecnici e tattici per crescere, ma è il lato umano che mi ha segnata profondamente. È lì che ho imparato a confrontarmi con le prime vere responsabilità lontano dalle mie sicurezze quotidiane”.

Esperienza dopo esperienza, il bagaglio di Sara si arricchisce, costruendo le basi della giocatrice che sta diventando.

“Il movimento della provincia di Cuneo e del Piemonte in generale è di alto livello e avendo avuto esperienze soprattutto nel cuneese sento che abbia contribuito in modo significativo al mio percorso e alla giocatrice che sono oggi”.

“Ogni allenatore mi ha lasciato un tassello importante e molte compagne sono diventate punti di riferimento. Più che una singola figura, è stato fondamentale l'insieme di persone che hanno creduto in me quando ero più piccola, dandomi la fiducia necessaria per spingermi oltre i miei limiti”.

Nella stagione 2025-2026 arriva un altro tassello importante: l'approdo al Club76, settore giovanile della Reale Mutua Fenera Chieri '76, una vetrina importante per chi sogna di affermarsi ai massimi livelli.

“Entrare a far parte del Chieri '76 è stato un passo importante. Sai di arrivare in una realtà che lavora molto bene sia con le giovani che con la prima squadra a livello europeo, quindi c'è grande stimolo ma anche il forte desiderio di dimostrare il proprio valore”.

Nuova realtà e anche nuova categoria, con l’ingresso nel campionato under 18, ultima del giovanile. E poi, sopra, le grandi.

“Con il passaggio in under 18 sicuramente mi sono trovata davanti a ritmi molto intensi a cui però devo dire ero già abituata e quindi non è stato difficile ambientarsi. Di Chieri mi ha colpito molto l’idea di casa nonostante sia un ambiente professionale e serio”.

A Chieri vive una stagione di crescita costante, culminata in un'annata ricca di risultati. Arrivano il titolo territoriale e quello regionale Under 18, il quinto posto alle finali nazionali e la salvezza in Serie B1 conquistata con un gruppo giovanissimo.

“Se dovessi scegliere una parola per descrivere questa stagione, sceglierei la parola "Equilibrio". È stata un'annata intensissima, piena di alti e bassi, e la nostra forza è stata proprio il saper rimanere unite e concentrate, trovando sempre il giusto equilibrio tra i vari campionati e gli obiettivi da raggiungere”.

“Ho imparato molto soprattutto dalle finali nazionali di quest’anno. Il livello tecnico è molto alto e l’aspetto emotivo non da meno. Giocare partite da "dentro o fuori" contro le migliori d'Italia ti costringe a crescere in fretta e ti dà la misura di dove puoi ancora migliorare”.

Oltre ai risultati di squadra, cresce anche il suo peso all'interno del gioco, assumendosi sempre più responsabilità nei momenti decisivi.

“In campo cerco sempre di dare il massimo per la squadra. Nei momenti importanti prendersi la responsabilità del colpo diventa quasi naturale e crescendo ho imparato a non viverla come un peso, ma come un'opportunità per aiutare il gruppo a vincere”.

Una stagione da ricordare dunque con tante soddisfazioni conquistate, non solo per la squadra ma anche a livello personale. Il 25 febbraio infatti arriva una chiamata destinata a essere ricordata: Sara è convocata in prima squadra per i quarti di finale di CEV Cup. E quando sei in distinta con campionesse come Stella Nervini, Ilaria Spirito e Alice Degradi, le gambe non possono che tremare. Soprattutto se durante quella partita coach Nicola Negro si gira verso di te e ti dice di entrare.

“È stata una giornata incredibile. Quando ho saputo della convocazione ero molto contenta, ma entrare in quel palazzetto per una partita di una competizione europea a soli 16 anni non è da poco. Ricordo perfettamente le emozioni provate e la felicità dopo l’esordio”.

“In quel secondo ti passano per la testa mille pensieri, ma appena ho messo il piede in campo ho pensato solamente a godermi il momento e a cercare di fare il meglio possibile”.

“Poter vivere questa esperienza mi ha dato una grandissima carica e la consapevolezza che il lavoro duro ripaga sempre. Vedere da vicino il livello della pallavolo europea mi ha fatto capire chiaramente dove voglio arrivare e quanta strada ci sia ancora da fare, dandomi ancora più motivazione”.

E mentre continua il percorso con il club, prende forma anche un altro sogno: quello della maglia azzurra. Un’avventura iniziata con una prima vetrina importante nel 2023, quando Sara prese parte alla Selezione Regionale Piemonte e poi concretizzata a gennaio 2026, con la convocazione con la Nazionale Under 18 per il Torneo WEVZA, in cui l’Italia ha vinto, conquistando l’accesso agli Europei.

“Vincere il WEVZA a gennaio e strappare il pass per gli Europei è stato fantastico. Confrontarsi a livello internazionale è stimolante ed è un'esperienza che ti arricchisce tantissimo come atleta”.

Il WEVZA, però, è solo l'inizio. A fine giugno arriva infatti la convocazione per i Campionati Europei Under 18 di Sofia.

“Quando è arrivata la notizia ufficiale è stato molto emozionante. Le prime persone con cui ho condiviso questo momento sono stati i miei genitori, che sanno quanti sacrifici ci siano dietro ogni singola chiamata”.

“Vedere il proprio cognome sulla maglia azzurra è indescrivibile. Ti senti addosso la responsabilità e l'onore di rappresentare tutto il tuo Paese”.

“Mentre canto l'inno abbracciata alle compagne, penso a tutto il percorso fatto finora per arrivare lì: ai primi allenamenti a Fossano, ai sacrifici, alle valigie fatte e a tutte le persone che mi hanno sostenuta”.

In Bulgaria, l'Italia costruisce un cammino praticamente perfetto, arrivando fino alla finale dove ritrova la Turchia, unica squadra capace di batterla nella fase a gironi. Stavolta, però, sono le azzurrine ad avere la meglio, conquistando il titolo continentale per la quarta volta nella storia.

“Le prime parole che mi vengono in mente sono "orgoglio" e "gratitudine". Quando è caduto l'ultimo pallone e ho capito che eravamo sul tetto d'Europa, ho provato un'esplosione di gioia pura e liberatoria; in un secondo è svanita tutta la tensione e ho avvertito solo una felicità immensa, mista all'incredulità di aver realizzato un sogno così grande insieme a questo gruppo”.

“Se dovessi scegliere tre parole per descrivere questo europeo sarebbero: Determinazione, sacrificio e unione, perché dietro a quella medaglia d'oro ci sono mesi di lavoro durissimo in cui non abbiamo mai mollato un centimetro, restando unite come una vera squadra”.

Insomma, a soli 16 anni il curriculum di Sara è già ricco di esperienze e traguardi. Eppure, una volta uscita dal palazzetto, Sara è una ragazza della sua età, alle prese con scuola, allenamenti e una quotidianità da organizzare al minuto.

“Non è semplice stare dietro e tutto, serve tanta organizzazione. Ho dovuto imparare a gestire il tempo al millimetro, sfruttando ogni momento libero per studiare, spesso anche durante i viaggi in trasferta. Negli anni ho trovato il mio equilibrio tra scuola e pallavolo, anche se richiede molti sacrifici”.

“Nel tempo libero mi piace stare con le mie amiche , ascoltare musica e fare cose semplici che mi aiutino a ricaricare le pile mentali. Il tempo per dedicarmi a ciò che mi piace oltre la pallavolo é poco e cerco di sfruttarlo al meglio”.

In un percorso iniziato così presto e lontano da casa, c'è però una certezza che non è mai venuta meno: il sostegno della famiglia.

“È fondamentale, senza di loro non sarei qui. Trasferirsi fuori casa molto presto per inseguire questo sogno non è stato facile, e sapere che i miei genitori ci sono sempre, pronti a sostenermi nei momenti no e a gioire con me nelle vittorie, mi dà una serenità immensa”.

Il cammino è ancora lungo, ma i primi capitoli raccontano già una storia fatta di talento, sacrificio e coraggio. Il resto è ancora tutto da scrivere e i sogni, naturalmente, non mancano.

“Il sogno nel cassetto è quello di affermarmi stabilmente nel mondo delle "grandi", arrivando a giocare ad alti livelli in Serie A e, un giorno, coronare il sogno della Nazionale maggiore. Ma per ora guardo avanti un passo alla volta”.

Alla piccola Sara che inizia a giocare in palestra a Fossano “direi di continuare a sorridere e a divertirsi esattamente come stava facendo, di non spaventarsi di fronte ai cambiamenti o alle valigie da fare, perché ogni singolo sacrificio la porterà a vivere emozioni straordinarie che non può nemmeno immaginare”.

E a tutte le bimbe e ragazzine della Granda per cui lei oggi è un esempio: “Dico loro di non smettere mai di sognare, ma soprattutto di viversi la pallavolo con gioia e passione. Non abbiate paura di sbagliare o di faticare in palestra, perché lo sport è prima di tutto divertimento e condivisione. Credeteci sempre!”.

Irene Rolando

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