Gli allevatori suinicoli delle zone di restrizione per la peste suina africana stanno subendo una penalizzazione ingiustificata sul prezzo dei capi, a fronte di carni che non presentano alcun problema sanitario e sono pienamente certificate.
A denunciarlo è Corrado Bertello, responsabile della sede di Fossano di Cia Agricoltori italiani di Cuneo, che parla apertamente di “speculazioni da parte degli acquirenti” e chiede l’intervento del tavolo di crisi sulla peste suina.
"Gli allevatori ci stanno segnalando una situazione che non può più essere ignorata – afferma Bertello –. Nelle zone di restrizione il valore del suino viene sistematicamente abbassato, ma non esiste alcuna motivazione sanitaria che giustifichi una riduzione del prezzo, né per i suini marchiati né per quelli smarchiati".
I suini destinati al circuito Parma e quelli che seguono canali commerciali diversi, di fatto, vengono conferiti agli stessi macelli e la carne, essendo esente da qualsiasi problema sanitario, finisce regolarmente sul mercato.

(In foto Corrado Bertello, responsabile della sede di Fossano di Cia)
"Chi compra – osserva Bertello – adduce ogni genere di pretesto per pagare il meno possibile, ma quando si tratta di rimettere la carne sul mercato quella differenza scompare e viene incassato il prezzo pieno".
Secondo Cia Cuneo, in provincia di Cuneo il suino marchiato viene mediamente pagato circa 20 centesimi al chilo in meno rispetto alla quotazione del bollettino.
"Parliamo di una differenza consistente, che non ha alcuna ragione di essere – sottolinea Bertello –. Non esiste una giustificazione sanitaria, perché si tratta di carne che possiede tutte le certificazioni previste e può essere commercializzata senza limitazioni. I grossi gruppi commerciali decidono regole e condizioni specifiche, senza che nessuno intervenga a verificare la lealtà di queste pratiche commerciali. Il risultato è che il peso economico delle restrizioni ricade interamente sugli allevatori".
Cia Cuneo chiede quindi che il tavolo di crisi sulla peste suina affronti con urgenza il tema delle quotazioni e delle pratiche commerciali.
"Vogliamo sollecitare il tavolo di crisi – afferma Bertello – perché prenda piena consapevolezza di queste speculazioni. Le istituzioni non possono voltarsi dall’altra parte, dopo che gli allevatori hanno sostenuto negli ultimi anni investimenti rilevanti per adeguarsi alle prescrizioni sulla biosicurezza, rispettando regole estremamente stringenti e costose, non ultima la richiesta della doppia recinzione attorno agli allevamenti. Ci chiediamo a cosa serva rispettare tutte queste misure, sostenendo costi elevatissimi, se poi gli allevamenti così protetti vengono penalizzati nelle quotazioni dei suini. È una contraddizione che va risolta, per una questione di equità e giustizia delle pratiche commerciali".





