A trentaquattro anni dalle stragi di Capaci e di via D'Amelio, che nel 1992 costarono la vita ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme agli agenti delle loro scorte, il Consiglio comunale di Alba ha aperto la seduta con un momento di raccoglimento e di riflessione. A ricordare le vittime della mafia è stata la presidente del Consiglio comunale Elena Di Liddo, che ha sottolineato come il loro sacrificio rappresenti ancora oggi un punto di riferimento per le istituzioni e per l'intero Paese.
Nel suo intervento ha ricordato innanzitutto la strage di Capaci, avvenuta il 23 maggio 1992, nella quale persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Ha quindi richiamato la strage di via D'Amelio, del 19 luglio 1992, in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino insieme agli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
"Pronunciare questi nomi, uno per uno, in quest'aula, che è il cuore della democrazia di Alba, è un dovere. Quegli agenti, quelle donne e quegli uomini dello Stato erano cittadini come noi. Avevano famiglie, paure, speranze. Hanno scelto il dovere e tenuto la schiena dritta, sapendo benissimo a cosa andavano incontro", ha affermato.
La presidente ha poi spiegato perché anche una città come Alba debba continuare a coltivare la memoria di quei fatti.
"La mafia non è un problema geografico. Le infiltrazioni criminali non si fermano ai confini regionali. Oggi sappiamo con certezza che le mafie cercano il denaro laddove l'economia è forte, infiltrandosi nel tessuto sano del commercio, degli appalti e dell'edilizia. Nessun territorio, nemmeno il nostro, può considerarsi immune".
Per Di Liddo, ricordare Falcone e Borsellino significa tradurre la memoria in un impegno quotidiano da parte delle istituzioni.
"Ricordare Falcone e Borsellino ad Alba significa assumersi un impegno qui e ora. Significa per noi amministratori governare con la massima trasparenza. Significa vigilare su ogni singolo atto pubblico, rifiutare le scorciatoie, dire no ai favoritismi e sostenere con fermezza il lavoro quotidiano delle nostre forze dell'ordine".
Nel suo intervento ha richiamato anche una delle più note riflessioni di Giovanni Falcone.
"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini. Oggi quelle gambe dobbiamo essere noi. Devono essere le gambe dei cittadini di Alba, dei nostri imprenditori che lavorano onestamente, dei nostri insegnanti e soprattutto dei nostri giovani".
Ha quindi ricordato le parole di Paolo Borsellino, indicando nella cultura della legalità il principale antidoto alle organizzazioni mafiose.
"La lotta alla mafia è un movimento culturale e morale che deve coinvolgere le nuove generazioni, le sole capaci di rifiutare il puzzo del compromesso per preferire il fresco profumo della libertà".
La presidente ha concluso sottolineando come il sacrificio dei magistrati e degli agenti di scorta abbia rafforzato la coscienza civile del Paese.





