Politica - 01 agosto 2026, 15:00

Racconigi, duello senza esclusione di colpi tra il sindaco Oderda e la capogruppo dell’opposizione Gorgo

Il primo le rinfaccia che è stata abbandonata anche dai suoi colleghi di minoranza, ricordandole che il Consiglio comunale non è un’aula di Tribunale. Lei replica per le rime esigendo risposte su presunti illeciti amministrativi chiedendone le dimissioni come “atto di dignità politica per ridare alla città la serenità che merita”

L'aula deserta del Consiglio di Racconigi con i soli Oderda e Gorgo

L'aula deserta del Consiglio di Racconigi con i soli Oderda e Gorgo

Dopo le defezioni dei tre consiglieri di minoranza ad inizio Consiglio, seduta, e l’abbandono dell’aula di tutti gli esponenti della maggioranza quando si trattava di discutere mozione e interrogazioni, si sono ritrovati soli loro due in aula ieri sera (giovedì 30 agosto): il sindaco Valerio Oderda e la capogruppo dell’opposizione Patrizia Gorgo.

Nonostante la seduta non fosse più valida essendo venuto meno il numero legale, Oderda ha dato lettura di un testo dai toni molto duri, rivolto in special modo all’indirizzo di colei che, nel 2022, era stata la sua competitor alle amministrative e che aveva battuto nell’urna per poco più di 30 voti.

Tra i due – sin dall’inizio della consiliatura nonostante lo scarto numerico fosse minimo e consigliasse tentativi di collaborazione - non solo non c’è mai stato feeling, ma nemmeno l’ombra di un minimo di bon istituzionale.

Ieri sera l’epilogo con gli stracci che sono volati pesanti in una sala consiliare che sembrava un forno. 

“Quanto sta accadendo – ha detto il sindaco in un’aula ormai deserta di consiglieri ma di fronte ad una trentina di persone - rappresenta un fatto politico di straordinaria rilevanza. La consigliera Gorgo pare sia rimasta completamente isolata: la quasi totalità dei consiglieri comunali, di maggioranza e di minoranza, non ha ritenuto di condividere la linea politica che ha perseguito in questi anni. È un segnale inequivocabile che certifica come quel modo di fare opposizione non trovi alcun consenso all’interno del Consiglio comunale”.

“Si tratta, al contrario – ha proseguito Oderda - di un tentativo condiviso di restituire centralità e dignità al Consiglio comunale, che è il luogo nel quale la democrazia si esercita attraverso il confronto e il voto dei rappresentanti eletti dai cittadini. Le decisioni assunte dall’assemblea devono essere rispettate, indipendentemente dal fatto che ciascuno le condivida o meno”.

“Ricorrere sistematicamente a iniziative giudiziarie, soprattutto quando hanno l’effetto di bloccare o mettere in discussione decisioni democraticamente assunte dal Consiglio – ha ancora rilevato il sindaco -, significa spostare il confronto politico dalle istituzioni alle aule dei tribunali. È una scelta che non può essere considerata normale e che nessun consigliere comunale, favorevole o contrario a una determinata opera, dovrebbe ritenere un metodo ordinario di fare politica”.

“Chi sceglie di sedere in Consiglio comunale – ha aggiunto - assume un impegno preciso: riconoscere la centralità dell’istituzione e rispettarne le decisioni. Il Consiglio non può essere trasformato in un’aula di tribunale, né tantomeno in un luogo di processi politici permanenti o di delegittimazione personale. Il confronto democratico deve rimanere tale”.

“Forse è arrivato il momento che la consigliera Gorgo apra una seria riflessione sul percorso intrapreso. Una riflessione – ha consigliato Oderda - che dovrebbe coinvolgere anche il suo partito, una forza politica che storicamente si è sempre richiamata ai valori del garantismo, del rispetto delle istituzioni e della libertà, e che difficilmente può riconoscersi in un’impostazione fondata sul ricorso continuo al contenzioso come strumento di lotta politica.

L’auspicio è che si torni a un confronto serio, rispettoso delle istituzioni e delle persone, orientato all’interesse della comunità. Perché la politica deve costruire soluzioni, non alimentare conflitti permanenti. Continuare su questa strada – ha concluso il sindaco - significa rischiare di arrecare danni non soltanto a sé stessi, ma all’intera comunità che il Consiglio comunale è chiamato a rappresentare; così come attaccare frontalmente collaboratori e dipendenti comunali non può essere presente nell’agenda di qualsivoglia consiglio comunale”.

Se l’attacco di Valerio Oderda è stato aspro e frontale, Patrizia Gorgo non ha porto l’altra guancia. 

“Oderda – ha replicato - ha sempre personalizzato lo scontro politico e da anni il suo tormentone è dire che è colpa mia: è come se un automobilista che guida contromano desse la colpa a chi gli suona il clacson. Il sindaco invece di personalizzare ogni azione e ogni attacco dia piuttosto delle risposte ai cittadini sugli incarichi illegittimi da lui conferiti, protratti per anni, con un ingente danno erariale, a un ordine consiliare di sospensione ineseguito per nove mesi, a procedimenti penali per indebita destinazione di denaro pubblico, alla revoca disposta solo il 23 luglio con efficacia differita al 1° settembre”.  

“Abbia anche l'onestà intellettuale – ha sostenuto - di fare davvero gli interessi dei cittadini e di guardare in faccia i suoi consiglieri e dire loro che ci sono delle irregolarità, degli illeciti e che, dunque, rischiano anche loro. Ricordiamo sempre che la politica non può determinare da sé sola ciò che è lecito. Non può passare l'idea – ha ammonito l’esponente della minoranza - che si possa invocare il primato della politica per risolvere i problemi, perché la perdita del senso del limite e del senso della legalità sono dietro l'angolo

I reati contro la Pubblica Amministrazione – ha fatto notare da avvocato la Gorgo - sono reati contro i racconigesi e di questo dovremmo parlare: non additare me o i cittadini che hanno fatto ricorso al Tar come i colpevoli. La maggioranza e il consigliere Bellino hanno abbandonato l'aula per far cadere il numero legale e non affrontare le interrogazioni che avevo presentato, ma non possono rispondere ai racconigesi con il silenzio e la fuga. La politica – ha ancora osservato - non è silenzio, non vedere, tacere. Io ho amministrato sempre servendo i cittadini, mai servendomi di loro”. 

E poi la bordata finale, con la richiesta di un passo indietro del sindaco.

“Chiedo le dimissioni del Sindaco. Non come condanna, non come resa – ha puntualizzato -, ma come atto di dignità politica. Un gesto che può rappresentare l'inizio di una nuova fiducia dei cittadini verso le istituzioni di questa città. È l'unica soluzione credibile per restituire davvero a Racconigi la serenità che merita”.


 

Giampaolo Testa

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