Qualcuno potrà chiedersi che rapporto ci sia tra l’unica immagine che accompagna questo articolo e la nuova osteria creata dalla famiglia Ceretto. Un rapporto però c’è. Questa immagine infatti, scattata qualche anno fa, sarebbe stato quello che presumibilmente si sarebbe visto dalla terrazza de Le Brunate: un paesaggio nel quale, mentre la Cappella del Barolo affrescata da Sol Lewitt e David Tremlett parlava di un presente nel quale la Langa era in una fase di crescita percepita come inarrestabile, la cascina diroccata richiamava quella “malora” che di questa terra continua a rappresentate un passato incancellabile. Un paesaggio che, indubbiamente distonico rispetto al nuovo progetto della Langa internazionale e sostituito da camere in via di costruzione, ora è svanito del tutto.
La famiglia Ceretto e il mutamento di fisionomia della Langa
Il ruolo della famiglia Ceretto nella trasformazione della Langa da terra della malora in orizzonte di uno dei più stupefacenti miracoli economici italiani, capace di richiamare da ogni parte del pianeta un turismo di alta gamma, è stato indubbiamente decisivo. Ed è proprio questo ruolo che ha dimostrato come il vino possa trasformarsi in un volano in grado di fare da traino ad un intero territorio, implementandone la crescita e stimolandone lo sviluppo in una prospettiva di coinvolgimento dell’intero tessuto sociale e culturale dell’area. All’interno del quale anche il settore della ristorazione è via via diventato sempre più centrale.
Marenda sinoira 4.0
A incuriosire di questo locale, e se ne parlo senza esserci stato capirete presto il perchè, è la concezione di fondo che lo anima, in ultimo basata su un’informalità nella quale a balenare dovrebbe essere lo stesso stile di vita langarolo. Ed è in questa prospettiva che lo chef Simone Burlotto propone tre menu dai nomi indubbiamente divertenti e orientativi: Benvenuto, una rivisitazione degli antipasti piemontesi a 20€; Ho fame, 3 portate a 40€; Ho molta fame, quattro portate a 55€. Con un dettaglio da non sottovalutare: i menu, fatte salve allergie e affini, sono praticamente “alla cieca”. In più, l’ultimo servizio è previsto alle 18.30, in omaggio a quella merenda sinoira che l’offerta di Le Brunate intende riproporre in chiave contemporanea.
Posso almeno scegliere piatti?
Scenario da sogno, progetto accattivante, cucina probabilmente genuina e di livello. Io pero ho deciso che, stanti le cose come mi sono state raccontate, almeno per ora non ci andrò. Perché? Per la stessa ragione per cui ho smesso di frequentare i ristoranti – fra i quali molti stellati Michelin – che hanno solo menu fissi e non consentono scelte alla carta. Sarà che ormai sono vecchio, ma francamente mi sono stancato di pagare cifre non irrisorie per mangiare quello che decide un altro. Può darsi che a voi vada bene: allora potete serenamente andare a Le Brunate e, magari, farmi sapere. Io, quando vado a pranzo o a cena fuori, voglio almeno poter scegliere sia i piatti sia un’ora in cui mangiare non da tedeschi. Sì, proprio quelli che “dopo aver fatto di tutto per far andar via – come si racconta abbia detto non molto tempo fa un brillante sindaco dell’Alta Langa – ora stiamo facendo di tutto per far tornare”. Chiedo troppo?
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Le Brunate
Tipologia locale: Ristorante
Indirizzo: Strada Fontanazza 16, La Morra (CN)
Tel: (+39) 011 454 6157
Sito web: www.lebrunate.com





