Politica - 12 agosto 2026, 11:13

Accordi di programma, Calderoni (Pd): "5,9 milioni non fanno una strategia, servono priorità per affrontare le grandi sfide del Piemonte"

Il consigliere regionale commenta il nuovo avviso per la raccolta di proposte progettuali da parte di Comuni e Unioni di Comuni

Accordi di programma, Calderoni (Pd): "5,9 milioni non fanno una strategia, servono priorità per affrontare le grandi sfide del Piemonte"

«Puntuale, anche quest'estate, arriva l'annuncio della Regione sugli Accordi di programma: 5,9 milioni di euro per il 2026-2028. Ma il problema non è solo quanto si stanzia, è soprattutto per fare cosa e con quale idea di Piemonte». Lo dichiara Mauro Calderoni, consigliere regionale del Partito Democratico, commentando il nuovo avviso regionale per la raccolta di proposte progettuali da parte di Comuni e Unioni di Comuni.

«Gli Accordi di programma possono essere uno strumento utile – osserva Calderoni e la Regione li utilizza da anni. Nel 2022 furono finanziati 31 interventi con circa 17,6 milioni di euro, soldi che i comuni stanno ancora aspettando per altro; nel 2024 furono sottoscritti accordi con 44 Comuni per oltre 26 milioni. Oggi vengono messi a disposizione poco meno di 6 milioni. Ma ogni volta manca la parte più importante: una vera cornice strategica. Non basta chiedere ai Comuni quali opere vogliono realizzare. Una Regione dovrebbe indicare anche quali trasformazioni vuole accompagnare e quali priorità intende sostenere».

«Oggi il Piemonte deve fare i conti con sfide enormi: consumo di suolo, crisi idrica, costo dell'energia, riduzione dei servizi nelle aree periferiche, deficit infrastrutturale e dei trasporti, cambiamento climatico e invecchiamento della popolazione. È su queste questioni che dovremmo concentrare le risorse pubbliche, premiando i progetti capaci di produrre cambiamenti duraturi e non semplicemente di finanziare qualche opera».

Secondo Calderoni, «c'è poi un secondo problema: la dimensione delle risorse. 5,9 milioni per tutto il Piemonte e per un arco temporale di tre anni non possono certo essere presentati come una grande politica di sviluppo territoriale. E ancora una volta si rischia di affidare la risposta alle esigenze dei territori alla capacità dei singoli Comuni di presentare il progetto migliore, invece di costruire misure strutturali e generalizzate».

«Infine – conclude Calderoni  c'è il tema dei tempi. Gli annunci sono sempre rapidissimi, mentre tra l'avviso, la selezione, la graduatoria, la sottoscrizione degli accordi, l'assegnazione delle risorse e la realizzazione delle opere passa molto più tempo. Lo dimostra anche la storia recente di questi strumenti: l'avviso 2023-2025 è stato aperto nell'agosto 2023, mentre gli accordi con i 44 Comuni sono stati sottoscritti nell'ottobre 2024.  Meno enfasi sugli annunci e più programmazione, dunque. Se la Regione vuole davvero utilizzare gli Accordi di programma come strumento di sviluppo, dica quali sono le priorità del Piemonte e orienti le risorse verso quelle. I Comuni hanno bisogno di sapere quale Piemonte vogliamo costruire nei prossimi dieci anni».

cs

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