Artigianato - 13 agosto 2026, 06:07

Che cosa significa “fare impresa” oggi? Il commento di Giorgio Felici presidente di Confartigianato Piemonte [VIDEO]

Fare rete non può essere uno slogan: deve tradursi in servizi accessibili, filiere, collaborazioni e politiche capaci di riconoscere le differenze tra i territori. La competitività di un’azienda dipende anche dalla qualità dell’ambiente nel quale opera

Giorgio Felici, presidente Confartigianato Imprese Piemonte

Giorgio Felici, presidente Confartigianato Imprese Piemonte

Fare impresa oggi significa muoversi in un contesto nel quale le certezze durano poco e le decisioni devono essere prese rapidamente. Costi, burocrazia, transizioni digitale ed ecologica, accesso al credito e cambiamenti nei consumi mettono alla prova soprattutto le micro e piccole aziende. Eppure è proprio in questa trama di laboratori, officine e attività familiari che vive una parte decisiva dell’economia piemontese: un patrimonio di competenze, capacità di adattamento, qualità del lavoro e legami con le comunità.

Di queste sfide parliamo con Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, rieletto nel 2025 fino al 2028. Imprenditore e conoscitore diretto del mondo artigiano, Felici unisce l’esperienza di chi apre ogni mattina la propria azienda alla responsabilità di rappresentare un sistema produttivo radicato nelle città, nei piccoli centri e nelle aree montane.

Al centro dell’intervista c’è anzitutto una domanda: che cosa significa, davvero, fare impresa oggi? Non soltanto resistere alle difficoltà, ma innovare senza perdere identità, investire nell’incertezza, affrontare mercati più complessi e trovare nuove forme di sostenibilità. Per le imprese artigiane la dimensione diventa una fragilità quando l’imprenditore è lasciato solo davanti a problemi che richiedono risposte collettive.

Da qui il secondo tema: lavorare insieme sul territorio. Associazioni di categoria, istituzioni, amministrazioni locali, scuole, enti di formazione, banche e imprese sono chiamati a costruire relazioni stabili e operative. Fare rete non può essere uno slogan: deve tradursi in servizi accessibili, filiere, collaborazioni e politiche capaci di riconoscere le differenze tra i territori. La competitività di un’azienda dipende anche dalla qualità dell’ambiente nel quale opera.

Infine, una questione tra le più urgenti: la mancanza di personale. Sempre più imprese faticano a trovare candidati, soprattutto quando servono competenze tecniche e specialistiche. È un divario che riguarda formazione, orientamento, rapporto tra scuola e lavoro, ma anche la capacità di raccontare ai giovani il valore dei mestieri artigiani. Senza nuove professionalità, il rischio non è solo perdere occasioni di crescita: è interrompere la trasmissione di saperi costruiti nel tempo.

L'intervista a Giorgio Felici (GUARDA IL VIDEO)

Daniela Bianco

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