Riceviamo e pubblichiamo:
I recenti episodi di cronaca avvenuti in corso Giolitti riaccendono comprensibilmente l'attenzione sulla sicurezza nella zona della stazione. Litigi, urla, interventi delle forze dell'ordine e delle ambulanze incidono sulla percezione di chi vive e lavora nel quartiere e non devono essere né ignorati né minimizzati.
Allo stesso tempo, sarebbe un errore pensare che il futuro di corso Giolitti possa essere affidato esclusivamente al controllo e alla repressione. Come ricordato dalla Questura, l'area è già oggetto di un presidio costante e coordinato delle forze dell'ordine.
Azione Cuneo ritiene che proprio da questa consapevolezza occorra compiere un passo ulteriore: affiancare alla necessaria azione di sicurezza una vera politica comunale di integrazione, aggregazione e riqualificazione sociale. Corso Giolitti rappresenta oggi uno dei luoghi nei quali la multiculturalità di Cuneo è più evidente. Questa caratteristica non deve essere vissuta come un problema da contenere, ma governata e trasformata in un'opportunità per l'intera città.
La sicurezza non nasce soltanto dalla presenza di una pattuglia. Nasce anche da strade frequentate, locali e spazi vissuti, famiglie integrate, associazioni presenti sul territorio, occasioni di incontro e cittadini che tornano a percepire uno spazio pubblico come proprio.
Per questo Azione Cuneo propone all'Amministrazione comunale l'apertura di un tavolo operativo su corso Giolitti, con alcuni interventi concreti. Un primo passo è l'apertura di uno sportello comunale dedicato ai ricongiungimenti familiari e all'orientamento amministrativo, capace di accompagnare le persone nei percorsi burocratici, favorire nuclei familiari più stabili e creare un punto di raccordo tra Comune, servizi, associazioni e cittadini stranieri.
L'integrazione passa anche dalla possibilità di avere istituzioni accessibili, riconoscibili e vicine. La seconda proposta riguarda la creazione di spazi e circoli di aggregazione, utilizzando anche locali oggi sottoutilizzati, da affidare attraverso procedure pubbliche e trasparenti ad associazioni culturali, sociali e del territorio. Luoghi aperti non a una sola comunità, ma alla città: doposcuola, corsi di lingua, attività culturali, laboratori, incontri, musica, iniziative per giovani e famiglie.
La terza proposta è costruire un vero palinsesto permanente di eventi in corso Giolitti e nell'area della stazione. Non una manifestazione una tantum, non qualche appuntamento sporadico durante l'anno, ma una programmazione continuativa e riconoscibile: mercati tematici, cultura, musica, sport, gastronomia, attività per bambini, iniziative interculturali e collaborazioni con commercianti e associazioni.
L'obiettivo deve essere semplice: portare persone in corso Giolitti per viverlo, non soltanto per attraversarlo. Più uno spazio pubblico è frequentato da cittadini diversi per età, provenienza e interessi, più aumenta il controllo sociale positivo e diminuisce il rischio che alcune aree vengano percepite come appartenenti soltanto a determinati gruppi. Non vogliamo contrapporre integrazione e sicurezza.
Al contrario: riteniamo che una seria politica di integrazione sia anche una politica di sicurezza. Per questo ai controlli, che devono proseguire soprattutto nei confronti di comportamenti realmente violenti o illegali, occorre affiancare una strategia capace di intervenire sulle cause del disagio e sulla qualità dello spazio urbano. Corso Giolitti non deve diventare né una zona da militarizzare né una zona da abbandonare alla propria spontaneità.
Deve tornare a essere pienamente uno spazio della città. La risposta agli episodi di questi giorni non può essere soltanto chiedere più controllo. La risposta deve essere portare più città in corso Giolitti.
Più famiglie, più associazioni, più cultura, più servizi, più attività e più persone che scelgono di frequentarlo. È così che uno spazio pubblico diventa più vivo. Ed è anche così che diventa più sicuro.





