Racconigi piange la scomparsa di monsignor Gian Franco Troya, figura di riferimento per la comunità religiosa e per la memoria sabauda della città.
Il sacerdote, 86 anni, è morto all'ospedale di Carmagnola, in provincia di Torino, dove era ricoverato dal 14 agosto.
Per oltre cinquant'anni ha guidato il Real Santuario della Madonna delle Grazie, diventando nel tempo uno dei principali testimoni del legame tra Racconigi e Casa Savoia.
Nel 1973 era stato nominato da re Umberto II ultimo Cappellano reale di Casa Savoia, mentre il sovrano si trovava in esilio in Portogallo, a Cascais. Un incarico che monsignor Troya ha svolto per tutta la vita con profonda dedizione, mantenendo vivo il rapporto con la famiglia reale e custodendo la memoria di una pagina importante della storia religiosa e sabauda italiana.
Nato a Castelrotto di Guarene, monsignor Troya era stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1968 nel Duomo di Torino dal cardinale Michele Pellegrino. Dopo le esperienze come viceparroco a None e alla Consolata di Torino e gli anni dedicati all'insegnamento nelle scuole statali, nel 1973 era stato scelto da Umberto II come Cappellano reale. Da allora il suo nome sarebbe rimasto indissolubilmente legato a Racconigi e al Santuario della Madonna delle Grazie.
Nel 2023 aveva celebrato un traguardo eccezionale: i 50 anni alla guida del santuario, un anniversario che aveva sottolineato la straordinaria continuità del suo ministero. Per 53 anni, infatti, monsignor Troya si era occupato della pastorale e della vita del santuario, trasformandosi in un punto di riferimento per la comunità e, allo stesso tempo, in uno dei principali custodi della memoria della Casa Savoia.
La Madonna delle Grazie rappresentava molto più di un luogo di culto. La chiesa, costruita per volontà di re Carlo Alberto, custodisce le salme di diversi membri della famiglia reale e costituisce una sorta di piccolo Pantheon sabaudo. Racconigi, inoltre, era la città natale di Umberto II, che qui fu battezzato. Il legame dell'ultimo re d'Italia con la città rimase forte anche dopo l'esilio e monsignor Troya ne divenne nel tempo uno dei più appassionati interpreti.
Il sacerdote mantenne per decenni rapporti con i discendenti della dinastia, attraverso incontri personali e una fitta corrispondenza. Particolarmente significativo fu il legame con Vittorio Emanuele di Savoia, con il quale ebbe numerosi incontri. Tra questi, quello ad Hautecombe, in Savoia, dove sono sepolti Umberto II e la regina Maria José.
Un rapporto che il sacerdote riassumeva con un'immagine particolarmente significativa: "In fondo io ero i suoi occhi su questo luogo del cuore". Un'espressione che raccontava bene il ruolo che monsignor Troya aveva assunto nel corso degli anni: quello di collegamento tra Racconigi e una famiglia costretta all'esilio, ma rimasta profondamente legata ai luoghi della propria storia.
Nel febbraio 2024 monsignor Troya aveva partecipato alle esequie di Vittorio Emanuele nel Duomo di Torino, dove aveva benedetto la salma. Negli ultimi anni aveva continuato a battersi anche per il rientro in Italia delle spoglie di Umberto II e della regina Maria José, sostenendo che l'ultimo sovrano gli avesse manifestato personalmente il desiderio di essere sepolto nella propria città natale. Un progetto al quale il rettore teneva particolarmente e che avrebbe voluto vedere realizzato proprio nel Santuario della Madonna delle Grazie.
Il suo impegno per la memoria sabauda si era manifestato anche attraverso iniziative concrete. Il 4 marzo 1994 aveva ricevuto per il Santuario, dall'Associazione internazionale Regina Elena, un busto raffigurante Elena del Montenegro, alla presenza del conte Gherardo Balbo di Vinadio. E nel 2023, in occasione dei suoi cinquant'anni di rettorato, era stata annunciata una particolare celebrazione nell'ambito della storica festa del borgo Macra, con la consegna del Premio della Carità Regina Elena, mai conferito prima in provincia di Cuneo, alla presenza del principe Serge di Yugoslavia, nipote di Umberto II e presidente dell'Associazione internazionale Regina Elena.
Un altro ricordo significativo della sua lunga vita sacerdotale è legato a Papa Francesco. Monsignor Troya ebbe infatti modo di incontrare e passeggiare con Bergoglio nei giardini Vaticani, conversando sulla storia di Casa Savoia in particolare al Castello di Racconigi.
Per tutta la sua lunga attività sacerdotale, monsignor Troya aveva mantenuto un rapporto profondo con i racconigesi, con i fedeli e con la storia del territorio.
La salma dovrebbe essere tumulata a Castelrotto di Guarene, nella tomba di famiglia accanto ai genitori. La data delle esequie non è ancora stata resa nota.





