Economia - 28 agosto 2026, 07:00

Abitudini digitali sempre più radicate, ma gli italiani lasciano indietro la salute

Le statistiche sulla digitalizzazione degli italiani descrivono ormai un Paese diverso da quello raccontato per anni come fanalino di coda europeo.

Abitudini digitali sempre più radicate, ma gli italiani lasciano indietro la salute

Le statistiche sulla digitalizzazione degli italiani descrivono ormai un Paese diverso da quello raccontato per anni come fanalino di coda europeo. La rete è entrata stabilmente nella vita quotidiana della grande maggioranza della popolazione, i pagamenti elettronici sono diventati normalità e l'identità digitale apre le porte dei servizi pubblici a milioni di cittadini che fino a pochi anni fa facevano la fila allo sportello.

In questa fotografia in movimento resta però una zona d'ombra che i numeri illuminano con chiarezza: la gestione della salute. Mentre acquisti, pratiche bancarie e rapporti con la pubblica amministrazione sono migrati sui canali digitali, la ricerca e la prenotazione di visite ed esami restano per molti ancorate al metodo tradizionale di sempre, fatto di telefonate, orari di centralino e attese. Un divario che merita di essere misurato, perché racconta molto del rapporto degli italiani con la prevenzione.

La fotografia dell'Istat: un Paese connesso come mai prima

I dati più recenti arrivano dal rapporto Cittadini e ICT dell'Istat, riferito al 2025: l'83,1% della popolazione dai sei anni in su ha usato internet nei tre mesi precedenti la rilevazione, con quote superiori al 95% in tutta la fascia tra gli 11 e i 44 anni e una crescita marcata proprio tra i più anziani, dove l'uso della rete tra i 65 e i 74 anni è salito al 72,5%. L'istituto di statistica parla di livelli prossimi alla saturazione per gran parte della popolazione: la connessione, in altre parole, ha smesso di essere una variabile e si avvicina a diventare una condizione di partenza.

Il quadro delle competenze mostra una maturazione parallela, pur con margini di crescita. Nel 2025 la quota di persone tra i 16 e i 74 anni con competenze digitali almeno di base ha raggiunto il 54,3%, con un balzo di 8,4 punti in un solo anno, anche se l'obiettivo europeo dell'80% fissato per il 2030 resta distante e i divari territoriali continuano a pesare. La direzione, in ogni caso, appare univoca: gli italiani stanno imparando a usare il digitale in modo operativo, oltre che per informarsi o comunicare.

Dagli acquisti all'identità digitale: i settori dove il salto è compiuto

Le abitudini quotidiane confermano la tendenza. Sempre secondo la rilevazione Istat del 2025, circa due persone su tre tra i 16 anni e più effettuano acquisti online e una proporzione analoga utilizza l'identità digitale per accedere ai servizi, dallo sportello previdenziale al fascicolo fiscale. Le operazioni che un decennio fa richiedevano spostamenti e code, dal bonifico alla richiesta di un certificato, si sono trasferite sullo smartphone senza che nessuno le rimpianga.

Il meccanismo che ha guidato ciascuna di queste migrazioni è sempre lo stesso: un servizio digitale conquista gli utenti quando unisce la disponibilità continua, libera dai vincoli di orario, alla trasparenza sulle condizioni economiche prima dell'impegno e alla possibilità di confrontare le offerte, che trasforma il consumatore in un soggetto capace di scegliere. Dove questa combinazione si realizza, il canale tradizionale si svuota nel giro di pochi anni.

La salute: un'abitudine che rimane ancorata al telefono

La prenotazione sanitaria è il terreno in cui quelle condizioni stanno tardando di più ad arrivare. L'offerta privata italiana è dispersa in migliaia di strutture con agende separate e il telefono resta per larga parte dei cittadini lo strumento con cui si fissa una visita, negli orari in cui il centralino risponde

Il risultato pratico è un'asimmetria informativa che il resto dei consumi ha superato da tempo: chi prenota raramente sa se a pochi chilometri esisteva una disponibilità più rapida o una tariffa più conveniente.

Le conseguenze superano la semplice scomodità. Un sistema di accesso macchinoso alimenta i rinvii, e i rinvii sono il principale nemico della diagnosi precoce: il controllo dermatologico posticipato di sei mesi, l'ecografia rimandata a quando ci sarà tempo sono proprio i comportamenti che i professionisti della prevenzione cercano di contrastare. La domanda di un'alternativa, del resto, esiste già: le rilevazioni dell'Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano registrano una larga maggioranza di italiani intenzionata a usare sempre di più il canale digitale per accedere ai servizi sanitari.

La prenotazione sanitaria entra nell'ecosistema digitale

Se le condizioni che hanno spostato online gli altri consumi stanno iniziando a raggiungere anche la prenotazione sanitaria il merito è da attribuire alla diffusione di comparatori di prestazioni di strutture sanitarie private

In Italia, un punto di riferimento è per esempio Cup24, portale in cui le disponibilità e i prezzi si confrontano liberamente e la prenotazione si chiude con conferma immediata, all'interno di un servizio attivo 24 ore su 24 allineato ai tempi reali di chi lo utilizza, sera e fine settimana compresi.

L'ampiezza del seguito segnala quanto quel tassello fosse atteso. Il comparatore, nato come CupSolidale e poi divenuto Cup24.it con la crescita su scala nazionale, ha infatti registrato oltre 1 milione di visite, una cifra che attesta il superamento della fase pionieristica. 

La stessa popolazione che ha imparato a gestire online conto corrente, acquisti e pratiche fiscali dispone finalmente di strumenti per fare altrettanto con le visite mediche, riconducendo anche la salute all'ecosistema digitale in cui si svolge già gran parte della vita quotidiana.

Verso un divario che comincia a chiudersi

La traiettoria, alla luce dei numeri sulla digitalizzazione complessiva del Paese, sembra segnata. Una popolazione che ha imparato a gestire online il conto corrente, le pratiche fiscali e gli acquisti quotidiani dispone già di tutte le competenze necessarie per fare lo stesso con le prenotazioni sanitarie: manca solo la consuetudine, e le consuetudini, quando la convenienza è evidente, cambiano in fretta. Se il decennio scorso è stato quello della migrazione digitale dei consumi, i prossimi anni potrebbero essere ricordati come quelli in cui anche la cura di sé ha smesso di passare da un centralino.

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