Al Direttore - 01 settembre 2026, 14:04

Claudio Sacchetto commenta l'intervento di Bonaccini e dice: "L'Italia non è solo quella delle grandi città"

Riceviamo e pubblichiamo dal consigliere regionale

Claudio Sacchetto commenta l'intervento di Bonaccini e dice: "L'Italia non è solo quella delle grandi città"

Egregio Direttore,

le parole pronunciate da Stefano Bonaccini nei giorni scorsi a Coffee Break, quando ha osservato che la destra negli ultimi anni avrebbe raccolto consensi soprattutto «tra coloro che hanno un po' meno titoli di studio, tra chi sta peggio economicamente e tra chi vive nelle aree interne, nelle campagne, nelle periferie delle città», meritano, a mio avviso, una riflessione che vada oltre la polemica politica del momento.

Non perché sia sorprendente osservare come il consenso elettorale si distribuisca diversamente tra territori e categorie sociali. È normale che accada e sarebbe persino interessante discuterne seriamente. Ciò che lascia perplessi è il modo in cui quella constatazione viene formulata, quasi che il voto di chi vive in un piccolo Comune, lavora con le mani, conduce un'azienda agricola, tiene aperta una bottega o non possiede un titolo di studio universitario avesse un valore politico o culturale inferiore.

E qui tocchiamo un problema più profondo, che riguarda una certa idea dell'Italia, qualche decennio fa, parlando a Rimini, Giulio Andreotti ricordava una qualità che considerava essenziale: la sapienza dell'anima, quella che non monta in superbia, è un'espressione che oggi tornerebbe utile a molti, soprattutto quando si parla di un Paese reale che evidentemente si conosce poco.

Perché l'Italia non è soltanto quella delle grandi città, delle ZTL, delle università e dei grandi circuiti culturali e mediatici. È anche quella dei piccoli Comuni, delle aree interne, delle campagne, dei distretti industriali, delle botteghe, degli artigiani, degli agricoltori, dei pescatori, degli autotrasportatori e di milioni di persone che ogni giorno tengono in piedi comunità spesso lontane dai riflettori.

Su circa 8.000 Comuni italiani, la stragrande maggioranza è costituita da realtà di piccole dimensioni. Non sono un'Italia minore. Sono una parte essenziale dell'Italia.

In quei luoghi sono custoditi patrimoni culturali, artistici, paesaggistici e produttivi che hanno reso il nostro Paese quello che è. Lì sono nate imprese, associazioni, tradizioni, scuole, parrocchie, società sportive e comunità che hanno attraversato generazioni. E proprio in quei territori tanti giovani chiedono oggi di poter costruire il proprio futuro senza essere costretti ad abbandonare il luogo in cui sono nati.

Per questo trovo sbagliato guardare a queste comunità dall'alto, come se rappresentassero una sorta di arretratezza sociale da spiegare o correggere.

La vera domanda, semmai, dovrebbe essere un'altra: perché una parte così consistente di questi cittadini ha smesso di sentirsi rappresentata dalla sinistra? Forse sarebbe più utile porsela anziché catalogare quei cittadini sulla base del loro titolo di studio, del reddito o del luogo in cui vivono.

Perché se un operaio, un agricoltore, un muratore, un artigiano o un piccolo imprenditore vota per la destra, quel voto non diventa meno legittimo perché proviene da una persona che vive in un Comune di tremila abitanti anziché in un quartiere centrale di una grande città.

E anche la parola "Italietta", utilizzata in passato per descrivere con sufficienza questa dimensione dell'Italia, meriterebbe oggi di essere restituita al mittente. Se per Italietta intendiamo quella dei piccoli centri, delle botteghe, delle piazze, delle identità locali, del lavoro quotidiano e delle comunità che resistono, allora di questa Italietta non soltanto non dobbiamo vergognarci: dobbiamo essere orgogliosi, perché in realtà è una grande Italia.

È proprio quella Italia che abbiamo cercato di sostenere in questi anni, perché riteniamo che l'identità non sia una categoria nostalgica, ma una risorsa per il futuro.

Per noi l'Italietta è quella del superbonus e del reddito di cittadinanza, del tifo sempre per "gli altri" e mai per l'Italia, della mancanza totale di una visione futura della Nazione, tutte azioni incarnate politicamente dal Campo largo.

Forse è questo il punto che dovrebbe far riflettere dopo le parole di Bonaccini: la democrazia non può prevedere cittadini di serie A e cittadini di serie B sulla base della loro istruzione, della loro condizione economica, del luogo in cui abitano o dello schieramento per cui votano. Non servono lezioni dall'alto. Serve, come ricordava Andreotti, quella sapienza che non monta in superbia.

Claudio Sacchetto, Consigliere regionale del Piemonte, Fratelli d'Italia

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