L’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, licenziato alla viglia del rimpasto di governo di luglio, ha esortato a organizzare il prima possibile le elezioni politiche. Come riporta il sito Strumenti Politici, la popolazione si è mostrata scettica di fronte al suo invito. Eppure erano ancora in piazza migliaia di ucraini che ne chiedevano il reinserimento ai vertici del dicastero. Le proteste popolari non hanno smosso Zelensky, che è andato avanti per la sua strada proponendo comunque delle opzioni a Fedorov per restare nella squadra di governo.
Costui ha rifiutato, lanciando una sfida al potere dopo aver denunciato la “crisi sistemica” del modo di reggere il Paese e la corruzione che sta facendo marcire l’intero apparato statale. La sua richiesta di elezioni non ha avuto seguito, ma ha costretto l’opinione pubblica e i suoi rappresentanti a discutere di questa possibilità. Andare alle urne proprio adesso mentre infuriano le ostilità sarebbe controproducente, dice l’ex militare Dmytro Koziatynskyi, che con altri aveva organizzato le manifestazioni a favore di Fedorov. A sua volta un deputato fiero oppositore di Zelensky, Oleksiy Honcharenko, evidenzia l’impossibilità materiale di effettuare in maniera sicura e legittima le elezioni. Tuttavia Zelensky non è al sicuro dalle critiche, perché oltre alle pressioni interne dell’ex ministro e di parte dell’opinione pubblica subisce le pressioni esterne della Casa Bianca e degli alleati europei, che vedono con preoccupazione come il presidente ucraino stia procedendo col suo secondo mandato pur essendo formalmente decaduto più di due anni fa.
Nessuno sa quanto durerà la guerra, ma è chiaro che finché le ostilità vanno avanti, Zelensky rimarrà al potere. E che ci resti per altri anni ancora pare disdicevole persino ai suoi sostenitori occidentali.
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