Attualità - 11 settembre 2026, 12:18

"Se avessimo più copertura, torneremmo più spesso e più numerosi anche a lavorare in smart working in montagna"

La riflessione da un genovese che ha una seconda casa a Lurisia: "Siamo stanchi di chiedere qualcosa che gli operatori non ci vogliono dare"

"Se avessimo più copertura, torneremmo più spesso e più numerosi anche a lavorare in smart working in montagna"

Gentile direttore,

Le scrivo per esprimerle il mio disagio riguardo la scarsissima copertura delle reti cellulari (ma anche fisse) nelle località di montagna del cuneense, problema già affrontato nel vostro articolo del 26 agosto scorso (leggi qui).


Sono un cittadino genovese, e come molti altri frequento con piacere queste valli e montagne, ricche di storia, di paesaggi e di attrazioni naturali. In particolare il caso mi ha portato a conoscere Lurisia negli anni '80, che ormai uso come base da più di 40 anni per le mie vacanze sia estive che invernali, camminando per i vostri rifugi, i vostri castelli, i vostri boschi e laghi e le vostre piste da sci. In quegli anni, mentre il faro della discoteca Rouge&Noir richiamava gente da tutte le valli circostanti, i miei genitori ed io abbiamo comprato i nostri primi cellulari per non "perderci di vista"... e funzionavano! Anche in seguito, con le prime coperture GPRS e poi 3G, riuscivamo a comunicare tra noi, per "star tranquilli" e per metterci d'accordo sugli orari, visto che le camminate in alta montagna e le lunghe code nelle piste da sci mi davano un'ottima scusa per prolungare le giornate di vacanza.

Lavorando nell'ambito dell'informatica, anche molti anni dopo le mie esigenze non sono poi tanto diverse: lunghe camminate, interessanti testimonianze storiche, rinfrescanti paesaggi di boschi e laghi, buoni ristoranti e... connettività.
Eh sì: molti dei lavori odierni si basano anzi sono fondati sulla connettività, la danno per scontata anche nei giorni di ferie, perché ormai abbiamo un po' perso il concetto di ferie: siamo sempre attivi, sempre a caccia di notizie, di informazioni, di studi innovativi, facciamo fatica a distinguere lo "smart working" dalle pause estive ed invernali. Viviamo le nostre vite sempre con un occhio su Internet, ma qui non c'è. Perché dopo il passaggio al 4G e ora al 5G è cambiato tutto: frequenze, tipi di antenne, tutto tecnicamente molto bello ma anche costoso, e le vecchie linee di comunicazione 3G non ci sono più, al punto che oggi in queste valli e montagne comunicare col cellulare anche solo per una telefonata è diventato più problematico che negli anni '90 e 2000.

Posso capire la difficoltà economiche dei gestori delle reti, ma anche loro forse hanno disimparato a comunicare: invece di farci capire quanto siano utili le comunicazioni oggi e per cosa siano diventate così importanti, preferiscono farci stordire da telefonate asfissianti, tutte incentrate sul quanto siano bassi i costi e quanto possano essere teoricamente larghe le bande (senza però spiegare il significato di "best effort") con il solo risultato di rendersi estremamente sgradevoli, quando magari una pubblicità che ritraesse una accesa riunione di smart working che terminasse con una serena e rinfrancante serata in un rifugio di montagna con un lago alpino sullo sfondo, anche fatta con la I.A., sarebbe molto più diretta ed efficace.

Se avessimo più copertura, per un motivo o per l'altro torneremmo più spesso e più numerosi a godere di queste piacevoli località, e anche gli operatori ne beneficerebbero. Ma siamo stanchi di chiedere qualcosa che gli operatori non ci vogliono dare, e finiamo per rinunciarci, come un uroboro dedicato ad ottenere il massimo del minimo.

al direttore

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