Ormai da qualche anno il tennis è diventato uno degli sport più seguiti in Italia e, ben presto, anche la “Granda” avrà il proprio beniamino da tifare. Anzi, a livello junior, già ce l’ha: stiamo parlando di Simone Massellani.
Il 18enne di Caramagna Piemonte è infatti salito agli onori della cronaca poco più di una settimana fa quando, sui campi di Flushing Meadows a New York, si è spinto fino ai quarti di finale degli US Open.

L’ottima tournée americana non è però la prima soddisfazione stagionale che il cuneese si è tolto: nel 2026 Simone ha partecipato a tutti i tornei dello Slam, raggiungendo gli ottavi di finale agli Australian Open e, appunto, i quarti negli Stati Uniti. Inoltre, l’azzurrino ha trionfato nel J300 di Santa Croce sull’Arno ed è stato protagonista in estate con la maglia della Nazionale nella "Summer Cup U18".
Il giovane piemontese classe 2008, seppur tesserato per il circolo Piazzano di Novara, si allena quotidianamente al Best Point di Cuneo, sotto i sapienti occhi di coach Umberto Marino.

Nel 2027 Simone abbandonerà la categoria junior e si stabilizzerà definitivamente nel tennis dei “grandi”, dopo esservisi già affacciato nelle ultime stagioni. L’ambizioso atleta cuneese ha le idee ben chiare: “Tra qualche anno voglio tornare nei tornei più prestigiosi per giocarci tra i professionisti”.
Simone, partiamo dalla tua recente cavalcata agli US Open, dove ti sei spinto fino ai quarti di finale. Qual è il ricordo che ti porti via da New York?
“Sicuramente ho due ricordi molto belli che mi sono rimasti. Il primo è il match del secondo turno in cui ho eliminato la testa di serie numero tre, nonché l’avversario con classifica più alta che io abbia mai battuto. Il secondo, invece, è aver avuto la possibilità di giocare, e vincere, all’interno dello stadio Louis Armstrong, il secondo impianto più grande del circolo americano”.
In questi mesi hai partecipato a tutti gli Slam junior. Che stagione è stata dal tuo punto di vista e, visti i risultati, senti che il cemento sia ormai la tua superficie preferita?
“Fino a pochi mesi fa non sapevo dire a me stesso quale fosse la mia superficie preferita. Ora, dopo aver giocato tutti i tornei Major, direi il cemento. Inoltre, i due migliori risultati che ho ottenuto, ovvero i quarti di finale a New York e gli ottavi agli Australian Open, sono arrivati sul ‘duro’. Il 2026, finora, è andato molto bene, anche meglio di quanto mi potessi aspettare. Oltre ai già citati Slam, ho fatto ottime prestazioni in contesti leggermente ‘minori’ anche se di ottimo livello come Santa Croce e altri tornei in Italia”.
A luglio, sui campi di Wimbledon, hai vissuto un’esperienza speciale legata a Jannik Sinner. Che emozione hai provato? È lui il tuo idolo nel mondo del tennis?
“Sì, Sinner è il mio riferimento, a maggior ragione dopo che ci ho giocato assieme. Prima di incontrarlo, quando mi è stato detto che avrei avuto la possibilità di allenarmi con lui, ero tanto teso e avevo paura di non essere all’altezza. Una volta entrato in campo ho però fatto il mio, dopo due minuti mi sono subito rilassato e ho scambiato tranquillamente. Jannik è una bravissima persona e ha messo tutti a proprio agio. Sicuramente lui è grande nella sua totalità, nella sua ‘aura’. Mi ha stupito molto, anche se lo immaginavo, vedere dal vivo la sua intensità e la concentrazione che metteva su ogni palla. Ci mette sempre il 100% della sua attenzione, dalla prima all’ultima azione di gioco”.
Una routine come la tua richiede grandi sacrifici: come riesci a conciliare i ritmi del circuito internazionale con la vita extrasportiva e con lo studio?
“Ho iniziato da poco la quinta superiore e faccio un percorso di studi online. In genere mi collego da casa oppure, durante le trasferte, seguo le lezioni quando ho un momento libero. Presenziare sarebbe molto complicato e non mi permetterebbe di continuare appieno con il tennis di alto livello. Allenandomi dal lunedì al sabato, mattina e pomeriggio, trovare il tempo per andare fisicamente a scuola sarebbe quasi impossibile. Inoltre, ho diversi amici tennisti con cui condivido la stessa passione e, con alcuni, anche il medesimo circolo”.
La stagione sta entrando nella sua fase conclusiva dopo mesi intensi e faticosi. Quante energie fisiche e mentali ti sono rimaste e quali sono gli ultimi tornei in programma?
“Prossimamente ho due impegni junior in Spagna, un J300 e un J200, e poi altri tre ITF pro consecutivi, probabilmente tutti in Italia. I tornei spagnoli che farò li ho già affrontati lo scorso anno: dunque, non dovrò più ambientarmi e pertanto è già un primo miglioramento. Ho ancora diverse energie da spendere e mi sento pronto per finire la stagione continuando sull’ottimo livello di tutto il 2026”.
Infine, nella prossima annata continuerai la delicata transizione verso il tennis dei “grandi”. Quali sono i tuoi obiettivi concreti per il 2027 e qual è il tuo sogno per il futuro?
“Non giocherò più nel circuito junior. Come mi hanno detto in diversi, il salto sarà assai complicato. Per la prossima stagione l’obiettivo sarà quello di partecipare ai Challenger, che siano in Italia oppure all’estero. Vorrei finire il 2027 tra i primi 1000 al mondo, anche ampiamente dentro. Ne ho già parlato con il team e il focus a lungo termine è quello di, tra 3 o 4 anni, tornare in Australia, al Roland Garros e negli altri tornei dello Slam per giocare le qualificazioni tra i professionisti”.





