Attualità - 25 settembre 2026, 15:42

Mondovì e Rondine, firmato un patto per portare la cultura della pace nel cuore delle comunità

Il protocollo d’intesa sottoscritto oggi a Rondine Cittadella della Pace ha avviato una collaborazione triennale per diffondere il Metodo Rondine nelle scuole e nel territorio, rafforzare la coesione sociale e formare nuove generazioni capaci di trasformare il conflitto

Mondovì e Rondine, firmato un patto per portare la cultura della pace nel cuore delle comunità

La pace ha bisogno di luoghi nei quali essere imparata, ma soprattutto di comunità nelle quali essere praticata. È con questa prospettiva che il Comune di Mondovì e Rondine Cittadella della Pace hanno firmato il 25 settembre, nel borgo di Rondine alle porte di Arezzo, un Protocollo d’intesa che ha aperto una collaborazione triennale per portare nel territorio monregalese il Metodo Rondine per la trasformazione creativa dei conflitti.

Alla firma è stata presente una delegazione del Comune e del territorio di Mondovì composta dall’avvocato Elio Tomatis, presidente del Consiglio comunale di Mondovì, dall’avvocata Francesca Botto, assessora alla Cultura e alle Politiche sociali, da Monica Abbona, docente del Liceo “Vasco-Beccaria-Govone” di Mondovì, insieme con Elena Merlatti, vicepresidente della Fondazione CRC.  L’accordo ha messo al centro l’educazione come strumento di costruzione della comunità e ha previsto la diffusione del Metodo Rondine attraverso le scuole, gli enti pubblici e privati, il mondo associativo e quello produttivo, con l’obiettivo di sviluppare competenze di cittadinanza attiva, dialogo interculturale e intelligenza emotiva e di rafforzare le relazioni tra cittadini, istituzioni e realtà del territorio.

Uno dei punti centrali dell’intesa ha riguardato lo sviluppo e la diffusione del Metodo Rondine, già presente a Mondovì con la relativa Sezione presso il Liceo “Vasco – Beccaria – Govone”, con ulteriori percorsi utili a coinvolgere le varie realtà territoriali. Il Comune di Mondovì si è impegnato a favorirne la nascita e a sostenere le esperienze già presenti sul territorio, mentre Rondine garantirà supporto metodologico, strumenti, accompagnamento tecnico-organizzativo e monitoraggio dell’impatto delle attività. Il Protocollo ha previsto inoltre iniziative pubbliche, campagne di sensibilizzazione e attività rivolte alle imprese, alle associazioni ed alle persone, con una particolare attenzione alla prevenzione delle nuove conflittualità, al contrasto della povertà educativa e alla promozione del protagonismo dei giovani, anche attraverso l’incubazione di idee e progetti capaci di produrre un impatto concreto sulle comunità. Sostanzialmente, oltre ed in aggiunta alle esperienze scolastiche, le parti intendono concertare ed avviare progetti di politiche sociali e culturali che possano incidere nel percorso di trasformazione del conflitto.

«Prosegue l’impegno del Comune di Mondovì per costruire strumenti e opportunità di crescita collettiva e concreta» ha dichiarato Elio Tomatis, presidente del Consiglio comunale di Mondovì. «Per la prima volta in Provincia di Cuneo, un’Amministrazione comunale indaga sulle proprie relazioni endogene, dalle scuole alle istituzioni, dalle imprese alle associazioni, dalle famiglie alle singole persone. In tal senso, l’incontro con Rondine ci ha offerto una prospettiva che potrà diventare un patrimonio della nostra comunità. Il Protocollo è l’inizio di un lavoro che si vorrebbe radicare sistematicamente nelle varie componenti sociali». «Cultura e politiche sociali si incontrano esattamente nel luogo in cui una comunità impara a riconoscere e affrontare i propri conflitti» ha sottolineato Francesca Botto, assessora alla Cultura e alle Politiche sociali del Comune di Mondovì. «L’accordo con Rondine ci ha permesso di mettere insieme educazione, inclusione, partecipazione e responsabilità. Abbiamo scelto di investire sulle persone e sulle relazioni, nel tentativo di dialogare con le varie sensibilità, con tutti coloro che hanno a cuore la coesione comunitaria».

«Questo accordo è il frutto maturo di una semina avvenuta nel 2018 che ha visto la pianta irrobustirsi nel 2022, quando a Mondovì è nata la prima Sezione Rondine del Piemonte» ha spiegato Monica Abbona, docente del Liceo “Vasco-Beccaria-Govone” di Mondovì. «La consapevolezza era, ed è anche oggi, che i ragazzi conoscono il conflitto molto prima di incontrarlo nei libri: lo vivono nelle classi, nelle relazioni, nei social, nelle differenze che attraversano ogni comunità. Un gruppo di docenti ha compreso che la sfida educativa non è eliminare quel conflitto, ma insegnare a leggerlo e attraversarlo senza trasformare l'altro in un nemico. In questi anni il Metodo Rondine ha offerto agli insegnanti un percorso generativo che parte dalla relazione e ha consegnato agli studenti strumenti per affrontare le sfide della vita con coraggio e responsabilità, anche negli affetti, nel sociale e nel mondo del lavoro. L'auspicio è che questa prospettiva sia stabilmente tramandata e adottata dalla collettività, diventi esperienza condivisa ed espressione di una scelta culturale».

«Il Protocollo sottoscritto oggi rappresenta un traguardo prezioso per rafforzare un percorso che mette al centro i giovani, la scuola e la capacità delle comunità di costruire relazioni più solide e consapevoli» ha dichiarato Elena Merlatti, vicepresidente della Fondazione CRC. «Investire nell’educazione alla gestione dei conflitti significa lavorare sulla qualità futura dei nostri territori, offrendo alle generazioni strumenti per affrontare le differenze, partecipare alla vita collettiva e trasformare le difficoltà in occasioni di crescita. Un impegno che Fondazione CRC persegue da anni e che testimonia quanto la collaborazione tra le istituzioni e realtà come Rondine rappresenti una condizione fondamentale perché questi processi possano radicarsi e produrre un impatto duraturo».

La collaborazione si è inserita nel percorso sviluppato da Rondine Cittadella della Pace a partire dal 1998, quando nel borgo toscano è nata la World House, l’esperienza che accoglie giovani provenienti da Paesi in guerra o segnati da conflitti e li porta a vivere e formarsi insieme proprio accanto a chi, secondo le narrazioni ricevute nei rispettivi contesti di origine, dovrebbe essere considerato un nemico. Da questa esperienza è nato il Metodo Rondine, fondato sull’approccio relazionale al conflitto e sulla decostruzione dell’immagine del nemico.

«Ogni volta che un territorio decide di non considerare il conflitto soltanto come un problema da contenere, ma come una realtà da comprendere e trasformare, compie una scelta politica ed educativa importante» ha concluso Paola Butali, vicepresidente di Rondine Cittadella della Pace. «La firma con Mondovì ha un valore particolare perché mette insieme istituzioni, scuola e comunità. È proprio nei territori che il Metodo Rondine deve dimostrare la propria capacità generativa: entrando nelle classi, nelle relazioni sociali, nei luoghi di lavoro e nella vita quotidiana. La pace non può restare una parola affidata ai grandi scenari internazionali. Deve diventare una competenza delle persone e delle comunità. Questo Protocollo ha scelto di partire da qui».

Il Protocollo avrà durata triennale e le modalità operative delle singole iniziative saranno definite progressivamente dalle parti attraverso attività di co-progettazione, formazione, monitoraggio e valutazione, con l’obiettivo di rendere gli interventi replicabili e sostenibili nel tempo.

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