Quasi quarant’anni di attese, discussioni, progetti e cantieri, ma anche le voci di chi quella lunga vicenda l’ha attraversata da amministratore, tecnico o rappresentante delle istituzioni. Nasce con l’intenzione di lasciare una memoria dell’autostrada Asti-Cuneo il volume A33 Asti-Cuneo. L’autostrada delle Langhe. Storia di un’opera attesa per quasi quarant’anni... e testimonianze, curato da Paolo Manzone e Roberto Cerrato, con la prefazione del professor Giovanni Quaglia.
Il libro sarà presentato lunedì 5 ottobre alle 15, nella sala eventi al 41° piano del Palazzo della Regione Piemonte, in piazza Piemonte a Torino. Un appuntamento che arriva dopo il completamento di un’infrastruttura destinata a segnare un prima e un dopo nella viabilità del territorio e che, proprio per la durata e la complessità della sua storia, rischierebbe di perdere nel tempo molti dei passaggi che l’hanno accompagnata.
È da qui che è nata l’idea. "Abbiamo pensato di lasciare questa memoria perché c’erano tante testimonianze da raccogliere – spiega Roberto Cerrato –. Negli ultimi sei-sette anni c’è stato un cambio di marcia e siamo andati anche a scavare nel passato per capire ciò che era avvenuto prima".
Il racconto, infatti, non comincia con gli ultimi cantieri. Torna alle esigenze di collegamento emerse già negli anni Cinquanta e Sessanta e segue il lungo percorso attraverso il quale si è arrivati alla realizzazione dell’autostrada, intrecciando ricostruzione storica, documentazione e testimonianze dirette. A svolgere le interviste è stato Paolo Manzone, già autore di lavori dedicati al sistema autostradale italiano. Nel 2021 ha pubblicato Fenomenologia delle autostrade italiane: vincoli e svincoli, monografia dedicata all'organizzazione e alla gestione del sistema autostradale nazionale.
Ne nasce così un racconto corale. Ci sono il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore regionale Marco Gabusi, il presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo e il vicepresidente Massimo Antoniotti. E poi il sindaco di Asti Maurizio Rasero, Luca Serale, vicesindaco della città di Cuneo e il sindaco di Carrù Nicola Schellino. Nel volume trovano spazio anche Bernardo Magrì, amministratore delegato di Autostrada Asti-Cuneo, e un contributo del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, mentre a Giovanni Quaglia è affidata la prefazione.
Alle parole si affianca una parte visiva e documentale che permette di seguire concretamente l’evoluzione dell’A33: fotografie dei cantieri e dell’inaugurazione, mappe dell’intero percorso, materiali sulla realizzazione dell’opera e approfondimenti dedicati al free flow e al meccanismo del cross financing. Il territorio entra nel volume anche attraverso alcune poesie, componendo un quadro che non vuole limitarsi alla cronologia dei lavori.
Una parte della storia tocca direttamente Cerrato. Fino al 2024 direttore del sito UNESCO, nel 2021 fu chiamato a redigere una memoria sul possibile impatto paesaggistico dell’ultimo tratto dell’autostrada, in una fase nella quale il rapporto tra infrastruttura e tutela del paesaggio era uno dei nodi più delicati.
"Ci furono moltissime discussioni e vennero indicate più di trenta precauzioni e criteri da rispettare per poter approvare il proseguimento dei lavori. Nel libro abbiamo inserito diverse pagine che spiegano le ragioni di quelle prescrizioni e il problema che si era posto nel 2021".
A distanza di cinque anni, Cerrato guarda al risultato anche attraverso quell’esperienza. "Il paesaggio, a mio giudizio, non ne ha risentito. È stato fatto un grande lavoro di mitigazione e di piantumazione, con molta attenzione al verde e ai colori. Anche la parte che guarda verso l’ospedale è gradevole".
Ma è soprattutto osservando ciò che accade sulle strade che, secondo Cerrato, si comprende la portata del completamento. "Sono pochi chilometri, ma hanno risolto situazioni molto difficili che erano evidenti sul nostro territorio. Penso a Pollenzo e al traffico dei camion: riuscire a incanalarli sull’autostrada è stato un beneficio importante".
La prospettiva scelta dai curatori è quella della memoria più che della celebrazione. Il libro mette insieme le diverse tessere di una vicenda durata decenni senza volerla ridurre a una contrapposizione tra favorevoli e contrari. "Non volevamo fare un racconto divisivo – sottolinea Cerrato –. È un libro semplice ma concreto, che mette insieme testimonianze, immagini e storia. L’obiettivo è lasciare qualcosa, perché con il tempo anche vicende come questa rischiano di essere dimenticate".






