Politica - 01 ottobre 2026, 12:34

Cuneo, la politica aspetta le decisioni di Manassero e Collidà, che però temporeggiano

Da qualche settimana si è in attesa che due dei possibili protagonisti dell’imminente campagna elettorale sciolgano le riserve o in un senso o nell’altro. Sia nel Pd che in Centro per Cuneo non tutti guardano nella medesima direzione, aspetto che complica un quadro politico già complesso di suo

Cuneo, la politica aspetta le decisioni di Manassero e Collidà, che però temporeggiano

Circola insistente la voce che sarebbero imminenti le decisioni dei due personaggi da mesi al centro del dibattito politico-amministrativo cuneese, dalle cui scelte dipenderà l’avvio e lo svilupparsi della campagna elettorale in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno.

Ogni riferimento a Patrizia Manassero, sindaco in carica, e all’avvocato Enrico Collidà è puramente voluto.

All’indomani della festa patronale di Cuneo (oggi è pure il suo compleanno) si attende che la prima cittadina sciolga le riserve a proposito di una sua ricandidatura.

Collidà, dal canto suo, dopo un primo timido affaccio, temporeggia: aveva indicato a più d’uno la metà di settembre, come data in cui avrebbe comunicato la sua discesa in campo. Ottobre è arrivato ma non ancora l’annuncio coram populo.

Al di là delle motivazioni individuali – o delle valutazioni tattiche – che inducono i due a prendere tempo, resta aperto l’interrogativo su quali siano i reali intendimenti di Pd e Centro per Cuneo, i due maggior gruppi che dal 2022, insieme, governano la città capoluogo di provincia.

In Consiglio comunale si reiterano promesse di reciproca lealtà, ma è noto a tutti che il matrimonio contratto per interesse reciproco nel 2022 – la sindaca più nobilmente ha sempre parlato di “accordo di programma” – è in crisi. 

La sindaca deve fare i conti con le posizioni della deputata, sua collega di partito, Chiara Gribaudo che non fa mistero di voler perseguire “soluzioni più avanzate” tendendo la mano ad Avs di Giulia Marro e a Cuneo Mia di Claudio Bongiovanni.

Esternazioni, quelle dell’onorevole Gribaudo, che non hanno concorso ad agevolare il non già facile ruolo della sindaca di tenere insieme la maggioranza in questi ultimi mesi.

Nel partito, a Cuneo, non tutti sono sulle posizioni della vicepresidente nazionale, tuttavia queste assumono un significato politico rilevante, in virtù del ruolo da lei ricoperto in ambito nazionale.

Dall’altra, Collidà ha incassato il sostegno di alcuni esponenti ex Pd che se ne sono andati perché – tra altri motivi – non condividevano le entrate a gamba tesa di Gribaudo e di alcuni rappresentanti dei gruppi minori della maggioranza, a partire da Cuneo Civica (ex Crescere Insieme). 

La posizione di Collidà – mutatis mutandis – ricorda un po’ quella di Quinto Fabio Massimo, il Temporeggiatore: confida che il tempo logori gli alleati-avversari aspettando il momento propizio per tuffarsi (eventualmente) nella mischia. 

Se desse retta al capogruppo consiliare centrista Vincenzo Pellegrino, sarebbe già partito all’assalto con la baionetta tra i denti.

L’ultima “picconata” Pellegrino l’ha indirizzata proprio all’onorevole Gribaudo.

“Sotto la superficie della prudenza tattica – questo il Pellegrino pensiero affidato ai social - la direzione data dalla vicepresidente del Pd è segnata: l'apertura ad Avs e la logica del “campo largo” con il Movimento 5 Stelle.

Da esponente di centro, civico e rigorosamente antifascista, rivendico con orgoglio i miei valori costituzionali, ma respingo con fermezza l'idea che la difesa della democrazia sia un’esclusiva della sinistra o un pretesto per giustificare alleanze politiche che non appartengono alla storia moderata e riformista della città. I valori non si usano come foglia di fico per coprire accordi di palazzo. Cuneo merita concretezza, autonomia e un governo ancorato al buon senso, non formule nazionali calate dall'alto.

Le carte sono state scoperte. Ognuno fa le sue scelte: la mia è chiara e coerente, mai nel campo largo con Pd, Avs e 5 Stelle”.

Ma Collidà è prudente. Da avvocato di esperienza qual è, sa bene che per vincere una causa occorre talvolta dire la verità, ma, evidentemente, ritiene che il tempo non sia propizio.

La sua macchina organizzativa ancora fragile, il quadro politico complesso – incombono le elezioni provinciali - e la posizione recalcitrante degli assessori centristi consigliano prudenza per evitare di perdere pezzi per strada.

Questo non significa che non abbia a mente la poesia del Vate “I Pastori”, con particolare attenzione al primo verso: “Settembre, andiamo. È tempo di migrare”.

Per Patrizia Manassero, oltre agli aspetti personali che afferiscono ad una valutazione soggettiva, i travagli del partito non sono un buon viatico per indurla a considerare una sua ricandidatura.

Vedremo se con l’incipiente autunno, dal ribollir dei tini della politica cittadina, emergeranno elementi tali da indurre i due a superare gli indugi e in quali termini.

Giampaolo Testa

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