Provincia - 04 ottobre 2026, 07:35

Schegge di luce, pensieri sui Vangeli festivi di Silvia Gullino

Il 4 ottobre è festa per san Francesco ai Fratini e alle Clarisse di Bra

Schegge di luce, pensieri sui Vangeli festivi di Silvia Gullino

Torna nel calendario civile dell'Italia la festa di san Francesco come festività nazionale. È lui il protagonista del 4 ottobre, giorno in cui esattamente 800 anni fa morì nella sua Assisi, diventata poi la "Città della pace" e dove oggi sorge la basilica che la cristianità gli ha dedicato. Qui, a dare forma al mito, ci hanno pensato pittori del calibro di Cimabue, Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti.

Torna la festa di san Francesco perché le diseguaglianze sociali sono sempre più fitte e lui era quello che stava con gli ultimi, i fragili, i poveri. E ancora, il santo poverello, il giullare di Dio, il mistico, il fondatore dell'Ordine dei Francescani è stato l'inventore della poesia in lingua italiana, ha svolto insomma un compito unitario ante litteram.

L'obiettivo della legge non è solo aggiungere un giorno di festa, ma rilanciare un messaggio universale: quello di un'Italia che riconosce nel proprio patrono i valori di fratellanza, rispetto per l'ambiente e inclusione sociale.

Fatto sta che il 4 ottobre torna alle origini di una festa che, in anticipo sui tempi, aveva indicato tra le priorità quella di non cedere alla voce delle armi e della paura e di favorire, invece, tutti i sentieri dell'inclusione sociale, dell'integrazione e della giustizia sociale, naturalmente, non solo il 4 ottobre, ma tutti i giorni del calendario.

E poi, auguri a tutti i Francesco e Francesca!

Un po' di storia

Figlio di un ricco mercante, da giovane sognava di diventare cavaliere e sposare una bella nobildonna: fu una voce divina a rivelargli quale sarebbe stato il suo futuro. Francesco rinunciò alla ricchezza e diventò l'eroe di migliaia di persone, senza dover usare la spada o l'armatura: al contrario, la sua battaglia l'ha combattuta per i poveri, diventando lui stesso uno di loro.

Il fondatore dell'ordine che porta il suo nome, passò la vita a predicare la pace e l'amore per il creato, decantato in versi nel Cantico delle Creature. Messaggi di grande rottura per l'epoca e validi tuttora. In effetti, san Francesco è una delle grandi figure dell'umanità che parla ad ogni generazione. Nel 2013 Jorge Mario Bergoglio, eletto papa, ha preso il nome di Francesco proprio in onore del Santo, lasciandoci in eredità l'enciclica intitolandola Laudato si'. Nel testo, il Pontefice invita tutti a prendere spunto dal Santo per rafforzare l'attenzione verso il creato e il rispetto dell'ambiente.

La festa di san Francesco è, dunque, l'occasione perché la luce del poverello di Assisi possa rischiarare le tenebre che avvolgono oggi la vita del mondo, così da poter sperimentare ciò che i frati narrarono di lui nel giorno del suo Transito al Padre: «Uno dei suoi frati e discepoli vide quell'anima beata, in forma di stella fulgentissima, sollevarsi su una candida nuvoletta al di sopra di molte acque e penetrare diritta in cielo: nitidissima, per il candore della santità eccelsa e ricolma di celeste sapienza e di grazia, per le quali il Santo meritò di entrare nel luogo della luce e della pace, dove con Cristo riposa senza fine».

Celebrazioni a Bra

I Frati Cappuccini e le Sorelle Clarisse di Bra invitano a festeggiare san Francesco, "il poverello", "il poeta", il patrono d'Italia insieme a Santa Caterina da Siena.

Cominciamo dai Frati Cappuccini di Santa Maria degli Angeli (piazza XX Settembre). Domenica 4 ottobre è la solennità di san Francesco d'Assisi e il programma prevede: ore 7.30 le lodi mattutine cantate "Alto e glorioso Dio"; Sante Messe alle ore 8, 9.30, 20 con supplica a san Francesco per la pace.

Anche nel Monastero di Santa Chiara (viale Madonna dei Fiori, 3) è stato approntato un ricco programma di celebrazioni. La festa di domenica 4 ottobre prevede la Messa solenne alle ore 8.30, mentre alle ore 16 è atteso il concerto di musica sacra nell'ottavo centenario della morte di san Francesco d'Assisi, sulla base del salmo 148 "Laudate Dominum".

Transito di san Francesco

Nella notte tra il 3 ed il 4 ottobre del 1226 Francesco d'Assisi lascia la vita terrena per andare ad abbracciare Gesù al quale aveva dedicato gli ultimi venti anni della sua vita. Nel luglio del 1228, anche spinto da forti richieste popolari, papa Gregorio IX lo proclama Santo e il 4 ottobre diverrà il giorno della sua festa. Il 18 luglio del 1939 papa Pio XII lo elegge Patrono d'Italia con la motivazione «Il più italiano dei santi e il più santo degli italiani».

Tutto in questo giorno si amplifica e anche la figura del Poverello d'Assisi che vuole e deve rimanere sinonimo di umiltà si fa enormemente grande. Parliamo di uno dei santi più amati al mondo, che si spogliò di tutto per sposare "Madonna povertà" e vivere a imitazione di Cristo. Francesco è tra i precursori della letteratura italiana col Cantico delle creature, è protagonista di uno dei più bei canti del Paradiso di Dante ed ha il merito di aver salvato il cattolicesimo della sua epoca dalla corruzione e dalla ricchezza, rifondando il legame tra Chiesa e classi povere.

Le parole del frate, nella loro semplicità, racchiudono un senso universale e positivo. In particolare, c'è un messaggio che può tornare estremamente utile quando, travolti dal tourbillon degli eventi, ci sembra di non sapere da che parte iniziare per affrontare la giornata. Francesco suggerisce: «Cominciate con fare il necessario, poi ciò che è possibile e all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile».

I mostaccioli di san Francesco

«Ti prego anche di portarmi quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma». A scrivere, nel 1226, è nientemeno che san Francesco d'Assisi, alla sua amica Donna Giacomina dei Settesoli, vedova Frangipane, che lui chiamava Frate Jacopa. Fu la nobildonna che ispirò nel Santo la fondazione dei "Fratelli e sorelle della penitenza" detto anche "Terzo ordine francescano", dedicato ai laici. Grande fu l'amicizia spirituale tra loro, al punto che Francesco, ormai alla fine dei suoi giorni nel 1226, volle assolutamente vederla. Jacopa corse e non andò a mani vuote, ma portò con sé un dolce semplice e sostanzioso che a Francesco era molto caro: i mostaccioli. Per farli in casa, tritate finemente 130 g di mandorle e 100 g di nocciole. Mettete il trito in una terrina, unite 300 g di farina bianca, 2 cucchiaini di cannella in polvere, 200 g di zucchero, 100 g di miele e 50 ml di acqua tiepida. Formate un impasto che deve essere schiacciato e tagliato a forma di rombi. Infine, fate cuocere i mostaccioli a 180°C per circa 30 minuti. Lasciate raffreddare e... attenzione sono un po' duri, ma buonissimi! Della serie: quando la gola non è peccato.

Silvia Gullino

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