A Centallo il San Camillo non può più accogliere nella propria camera mortuaria le salme di persone che non siano state ospiti della Rsa. Il divieto, in vigore dallo scorso marzo e disposto dalla Regione Piemonte per tutte le Residenze sanitarie assistite, ha aperto un problema concreto per le famiglie e per il Comune, costretto a cercare un'alternativa.
La questione è arrivata in Consiglio comunale lunedì 21 settembre, sollevata dal consigliere di minoranza Angelo Origlia. Il sindaco Giuseppe Chiavassa ha spiegato che l'Amministrazione ha già individuato un locale al piano terra del San Camillo, oggi utilizzato come magazzino, con accesso indipendente da via Bonvicino. Potrebbe diventare una camera mortuaria comunale, senza interferire con le attività della struttura. "Il sopralluogo è già stato effettuato", ha riferito Chiavassa. Il prossimo passo sarà una convenzione con il San Camillo, che ha dato la propria disponibilità.
Nel frattempo, però, resta il problema che ha portato la vicenda all'attenzione del Consiglio comunale: a Centallo non ci sono altre strutture facilmente utilizzabili per l'ultimo saluto a chi muore in paese. Restano le camere mortuarie degli ospedali, fuori Comune, oppure quella del cimitero, utilizzata soprattutto in caso di incidenti. L'altra possibilità è tenere il feretro in casa, soluzione oggi sempre meno praticabile per molte famiglie.
Sul provvedimento regionale interviene ora la consigliera regionale Giulia Marro, che contesta proprio la scelta di limitare l'utilizzo delle camere mortuarie delle Rsa ai soli ospiti delle strutture.

"Quello che sta accadendo a Centallo è esattamente una delle conseguenze che avevamo cercato di evitare. Esprimo solidarietà all'amministrazione comunale e soprattutto alle famiglie che oggi si trovano private di uno spazio che per anni è stato a disposizione della comunità".
Marro ricorda di aver proposto, durante la discussione della norma, di mantenere la possibilità di trasferire a cassa aperta le salme anche nelle Rsa dotate di locali idonei. Una modifica, spiega, che non è passata. "Un emendamento del consigliere Bartoli ha invece ristretto questa possibilità ai soli ospiti della struttura. Oggi vediamo concretamente cosa significa quella scelta".
Il punto, per la consigliera, è soprattutto la motivazione sanitaria alla base del divieto. "Parliamo di camere mortuarie che esistono già e che continuano a essere utilizzate per gli ospiti delle RSA. Se quei locali sono idonei in un caso, non si comprende perché diventino inidonei quando la persona defunta appartiene alla stessa comunità ma non era ospite della struttura".
Marro richiama anche la gestione delle Rsa durante la pandemia: "Durante la pandemia la Regione consentì di attivare nelle RSA posti destinati a pazienti Covid positivi, insieme ad anziani fragili, sia pure prevedendo nuclei separati. Oggi diventerebbe invece un rischio sanitario il passaggio per poche ore di una persona defunta in un locale mortuario già destinato esattamente a quella funzione".
La conseguenza, secondo la consigliera, pesa soprattutto nei piccoli Comuni. "Stiamo riducendo sempre di più le occasioni e gli spazi di comunità nei quali dare l'ultimo saluto ai propri cari. Dove non esistono camere mortuarie comunali, alle famiglie rimane il trasferimento in un altro paese oppure il ricorso a strutture funerarie private".





