Politica - 06 ottobre 2026, 19:49

"Donne e gonne, parliamone": la dura presa di posizione del Coordinamento Donne Spi Cgil contro le parole di Tajani

Perr il Coordinamento provinciale del sindacato pensionati, giudicare una donna dall'abbigliamento alimenta una mentalità patriarcale e rischia di giustificare la violenza di genere

Immagine di repertorio

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Non si tratta di una discussione sulle ultime tendenze della moda o sulla collezione autunno-inverno presentata sulle passerelle della fashion week, ma di un dibattito politico e culturale di profonda rilevanza. Al centro della bufera ci sono le recenti esternazioni del Ministro degli Esteri e Vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, pronunciate nel corso di un evento pubblico e non in un contesto privato. A sollevare un’incalzante nota di protesta è il Coordinamento Donne SPI CGIL Provinciale, che esprime una netta e totale contrarietà di fronte ad affermazioni ritenute gravemente lesive dei diritti e della dignità femminile.

Sotto la lente del Coordinamento SPI CGIL finisce l'ipotesi di consiglio che il Ministro Tajani darebbe a un ipotetico figlio maschio nella "scelta" di una donna con cui costruire un futuro. Secondo la sigla sindacale, manifestare un simile pensiero rivela purtroppo una visione intrisa di patriarcato, maschilismo e discriminazione. Il nodo centrale della critica risiede nel giudizio basato sulle apparenze esterne: fermarsi a come una donna veste o si atteggia per valutarne il valore e la serietà — ci si chiede infatti "chi sia lui o chiunque altro per farlo?" — costituisce la matrice di una forma mentis pericolosa. Una linea di pensiero che, spinta alle sue estreme conseguenze, finisce per giustificare, comprendere o minimizzare le motivazioni alla base di molestie, violenze e stupri nei confronti delle donne.

Nel documento, il Coordinamento evidenzia come la società italiana debba tuttora fare i conti con ruoli di genere fortemente stereotipati e forme di sessismo invischiate nella quotidianità, le quali rischiano di compromettere la reale tutela dei diritti conquistati. La nostra società non può e non deve accettare giustificazioni di questo tipo, ribadisce con forza il sindacato. Una donna ha il pieno diritto di esprimere la propria personalità nel modo in cui ritiene più opportuno e in cui si sente a proprio agio, senza doversi sentire in colpa o subire giudizi qualora scelga di indossare una gonna più corta o se dimostra un carattere forte ed è in grado di confrontarsi da pari a pari con un uomo.

Le parole pronunciate dal titolare della Farnesina sulle "gonne più lunghe" e sulla presunta maggiore affidabilità di una ragazza non vengono derubricate a battuta superficiale o gaffe estemporanea. Al contrario, rappresentano un'idea della figura femminile legata a un passato retrogrado che la società civile e i movimenti delle donne non intendono assolutamente riportare nel presente.

Il sindacato ribadisce infatti che una donna non è più "seria" solo perché sceglie un determinato tipo di abbigliamento, non è più "affidabile" per il solo fatto di apparire meno vistosa e il suo valore non aumenta se decide di uniformarsi a un modello culturale prestabilito da altri. La nota del Coordinamento Donne SPI CGIL Provinciale si chiude con un forte richiamo alle responsabilità delle istituzioni: il compito primario della politica dovrebbe essere quello di lavorare attivamente per abbattere gli stereotipi di genere, anziché riproporli alla pubblica opinione.

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