È un racconto che intreccia disagio giovanile, atti vandalici e la sottrazione di un oggetto dal valore storico e affettivo inestimabile quello affidato al nostro giornale da don Thierry Pierre Dourland, direttore dei Salesiani di Cuneo, per descrivere quanto sta accadendo alla parrocchia e all'oratorio. Una situazione che ha costretto ad assumere alcuni provvedimenti, ma che ha raggiunto il suo momento più doloroso con la scoperta del furto di un calice risalente all'Ottocento utilizzato da San Giovanni Bosco durante i suoi passaggi a Cuneo.
Due situazioni distinte e non correlate tra loro hanno spinto il direttore dei Salesiani a contattarci. Come è noto non è purtroppo una novità che le sacrestie delle chiese siano prese di mira da malintenzionati, ma oggi è stato raggiunto il limite di tolleranza. Da una parte la volontà è di portare a una riflessione collettiva sulla deriva dei comportamenti devianti di un ristretto gruppo di adolescenti, chiedendo collaborazione da parte delle famiglie, educatori e parrocchiani per un maggior rispetto degli spazi e delle persone in preghiera, dall'altra l'appello è direttamente rivolto all'autore o agli autori del furto dell'antico calice.
Secondo il racconto del direttore dei Salesiani, da circa un mese un gruppetto di ragazzi di 13-14 anni, alcuni dei quali conosciuti da tempo dagli educatori salesiani e cresciuti proprio all'interno dell'oratorio, sta creando problemi all'interno della chiesa. “Siamo stranamente sotto un po' un atto di vandalismo continuo da parte di un gruppetto di ragazzetti - racconta don Thierry -. Sono giovani che fino a poco tempo fa frequentavano il cortile dell'oratorio per giocare e che gli educatori hanno cercato di seguire e accompagnare, consapevoli anche delle loro fragilità”.
Gli episodi, però, sono progressivamente diventati più gravi. “I ragazzi entrano in chiesa – prosegue -, sputano sui banchi e sugli inginocchiatoi, utilizzano i cellulari ad alto volume facendo risuonare bestemmie e provocano i fedeli presenti. In un'occasione, addirittura, a una persona sarebbero stati lanciati sassi raccolti dalla strada. Sono persino entrati all'interno di un confessionale, danneggiandone il contenuto, gettando immondizia e sputando”.
Un comportamento che, oltre ai danni materiali, sta creando un clima di intimidazione tra le persone che frequentano la chiesa. “Gli adulti mi dicono: quando ci siamo trovati lì davanti a due, tre, quattro ragazzotti, ti trovi lì in chiesa, dici: cosa faccio? Mica mi metto a gridare, con questi qui che ti sbeffeggiano proprio”, spiega don Thierry.
Il sacerdote racconta anche un episodio particolarmente significativo: “una signora inginocchiata a pregare sarebbe stata avvicinata da alcuni ragazzi con il cellulare dal quale veniva diffusa una canzone piena di bestemmie. Situazioni che, per chi si trova all'interno della chiesa, diventano difficili da gestire senza l'intervento degli adulti e delle autorità”.
Il problema, secondo quanto riferito dal direttore dei Salesiani, non si limiterebbe inoltre agli ambienti parrocchiali. Secondo alcune testimonianze riportate da residenti di un palazzo vicino allo stesso don, il gruppo sarebbe sospettato di altri episodi nella zona, tra cui lo svuotamento di tutti gli estintori. Un intervento che il sacerdote considera necessario anche nell'ottica di un'alleanza sociale con tutte la parti coinvolte a partire dalle famiglie ma ampliando alla scuola e alla comunità nel tentativo di affrontare il disagio dei ragazzi.
“Sono ragazzi che i nostri educatori hanno provato ad avvicinare, a seguire. Fino a ieri erano qui a giocare nel nostro cortile, tenuti d'occhio costantemente perché sappiamo che sono un po' delicati, un po' fragili – spiega amareggiato don Thierry -. Però poi scopriamo che arrivano qui, sorridono e vengono a giocare, ma prima erano passati di là a fare tutti questi danni”. E proprio il fatto che le provocazioni siano arrivate anche a coinvolgere gli spazi sacri ha rappresentato, per il sacerdote, un ulteriore limite superato: “Quando poi vanno a toccare anche gli ambienti più sacri diventa poi anche brutta”.
In questo quadro si inserisce il furto che ha particolarmente scosso la comunità salesiana. “La parrocchia - spiega don Thierry - è da tempo interessata da episodi di furto. Ma questa volta a sparire è stato un oggetto che per i Salesiani non può essere considerato un semplice bene materiale: un calice dell'Ottocento utilizzato da San Giovanni Bosco durante le sue visite a Cuneo e nelle frazioni, dove celebrava con i residenti”.
La scoperta è avvenuta soltanto domenica mattina, quando il calice doveva essere utilizzato per una celebrazione in occasione della festa di inizio anno. “Ho detto: celebriamo messa col calice di Don Bosco – racconta il sacerdote -. E andando ad aprire abbiamo scoperto che l'hanno portato via”. Il furto, secondo quanto ricostruito, risalirebbe a venerdì o sabato.
Ad accorgersi della sottrazione è stato lo stesso don Thierry nella preparazione della funzione. Nessun segno evidente di effrazione: porte e armadi erano stati lasciati in ordine. “Era tutto chiuso bene. Un lavoro fatto a regola d'arte. Niente segni, niente di niente”, spiega don Thierry.
Ma prima ancora era stato sottratto anche un altro calice, utilizzato quotidianamente e di un valore non paragonabile a quello appartenuto a don Bosco. Non si tratta di un oggetto particolarmente prezioso dal punto di vista economico, né di un manufatto impreziosito da pietre o decorazioni di grande valore. È un semplice calice dell'Ottocento. Ma per la comunità salesiana il suo significato è completamente diverso.
Il calice era stato infatti donato ai Salesiani da una storica famiglia cuneese che aveva avuto modo di ospitare Don Bosco nelle proprie abitazioni. La famiglia lo aveva conservato e poi affidato alla parrocchia proprio perché potesse rimanere nelle mani dei “figli di Don Bosco”. “Voi siete la parrocchia di Don Bosco, siete i figli di Don Bosco, avete voi questo calice usato da lui”, è il significato di quel gesto ricordato dal sacerdote.
È proprio questa memoria, oggi, a rischiare di andare perduta. Sul calice non sono presenti incisioni o altri elementi che ne attestino direttamente l'utilizzo da parte di Don Bosco. Se dovesse essere immesso sul mercato nero o finire in qualche circuito di antiquariato, potrebbe quindi essere considerato semplicemente un calice dell'Ottocento, senza che chi lo acquista possa riconoscerne la storia e il legame con il santo dei giovani.
“La cosa che dispiace è che poi non essendoci scritto da nessuna parte sul calice che era quello di San Giovanni Bosco, andrà in giro come un semplice calice dell'800 e si perderà anche quella memoria lì, che per noi è la cosa più importante”, sottolinea don Thierry.
Per questo il direttore dell'opera salesiana di Cuneo ha scelto di rivolgersi anche attraverso il giornale direttamente a chi ha sottratto il calice. Un appello accorato, nella speranza che l'autore o gli autori del furto possano comprendere che quel piccolo oggetto ha per la comunità un valore che va ben oltre quello economico.
“Riportateci il calice per il valore che per noi rappresenta”, è la richiesta del sacerdote.





