Economia - 11 ottobre 2026, 07:00

Presse per rifiuti di piccole dimensioni: quando conviene investire

Nel 2025 in Italia sono state immesse al consumo 14,2 milioni di tonnellate di imballaggi, e il 77,3% è stato riciclato. I numeri, diffusi a luglio dal CONAI, il Consorzio nazionale imballaggi, descrivono un sistema che funziona, con carta e cartone oltre il 92%.

Presse per rifiuti di piccole dimensioni: quando conviene investire

Dietro quelle percentuali, però, c'è un lavoro quotidiano che comincia prima dell'impianto di riciclo: nel retro di un negozio, tra gli scaffali di un magazzino, accanto al banco di un'officina, dove scatoloni, pellicole e bottiglie si accumulano ogni giorno.

Per molte piccole e medie aziende la pressa per rifiuti compatta è la macchina che rimette ordine in quel primo passaggio, a patto di capire bene quando l'investimento ha senso. Il tema tocca da vicino un tessuto produttivo fatto in larga parte di imprese piccole e piccolissime, come ricordano ogni anno i dati Istat.

Cartone, film e PET: gli imballaggi che rubano spazio in negozio e in magazzino

Una sola consegna di merce può riempire gran parte dello spazio a disposizione. Le scatole arrivano piene e restano lì vuote, con lo stesso ingombro di prima, e lo stesso vale per il film estensibile che avvolge i bancali o per le bottiglie in PET che si raccolgono in uffici e laboratori. A pesare, più dei chili, è il volume: un cartone aperto e appoggiato al muro occupa quanto un pacco ancora chiuso.

Il Codice dell'Ambiente, all'articolo 226, vieta di immettere nel normale circuito di raccolta dei rifiuti urbani gli imballaggi terziari, cioè quelli usati per il trasporto, come il film da bancale; gli imballaggi secondari possono essere conferiti al servizio pubblico in raccolta differenziata, dove questa è attiva e nei limiti previsti dalla normativa. Per un'attività commerciale, di conseguenza, una parte degli scarti segue canali propri, con ritiri da programmare da pagare. E più il materiale è voluminoso, più spesso tocca chiamare il trasportatore.

Ogni materiale, inoltre, segue un flusso diverso verso il riciclo. La carta e il cartone finiscono al macero e da lì in cartiera, mentre il film e le bottiglie in PET vengono avviati agli impianti di riciclo della plastica. Separarli già nel retro del negozio fa risparmiare lavoro dopo, e la pressa in questo aiuta parecchio, perché si carica un materiale per volta.

Come lavora una pressa per rifiuti verticale compatta

Nelle presse a camera verticale l'operatore apre lo sportello, carica a mano cartone, film o bottiglie nella camera e avvia la compressione: il piatto scende, riduce il volume del materiale e poi risale, lasciando posto a un nuovo carico. L'operazione si ripete fino a riempire la camera, quindi la balla viene legata ed estratta, pronta per il ritiro da parte degli operatori autorizzati al recupero. Come per qualsiasi attrezzatura di lavoro, l'uso quotidiano richiede che il personale venga informato e formato, secondo quanto prevede la normativa sulla sicurezza.

La forza di pressatura si misura in tonnellate e cambia da un modello all'altro. Nella gamma di Effe3ti, per esempio, la BP4 lavora con 4 tonnellate e riduce il volume di materiali leggeri come cartone, PET e film plastici, con caricamento manuale. In ogni caso, i macchinari sono di dimensioni contenute, ed è questa la loro caratteristica più apprezzata, soprattutto da negozi e piccoli magazzini. Col caricamento a mano, poi, la camera si riempie un po' alla volta, man mano che si aprono i colli.

Spazio, ordine e costi di smaltimento: cosa cambia in azienda

Dopo l’arrivo di una pressa per piccoli rifiuti, il primo effetto si nota subito, perché dove prima c'era una montagna di cartoni compaiono poche balle regolari, impilabili, facili da spostare con un transpallet. I corridoi restano sgombri e anche la sicurezza ne guadagna, perché cumuli di carta e plastica ingombrano le vie di passaggio e aumentano il materiale combustibile presente nei locali.

Un altro effetto interessante riguarda i conti. Il materiale pressato occupa molto meno posto nei contenitori e sui mezzi di trasporto; in questo modo si possono programmare ritiri meno frequenti. Le balle, separate per tipo di materiale, arrivano poi agli impianti già pronte per il recupero, con il cartone da una parte e la plastica dall'altra.

Non ci rimane che l'ordine operativo, meno facile da misurare ma molto sentito da chi lavora tra banco e magazzino. Con la pressa accanto alla zona di ricevimento merci, lo smaltimento diventa parte del lavoro di tutti i giorni: si apre la consegna, si carica il cartone, si chiude lo sportello.

Negozi, laboratori, officine e magazzini: quando la pressa conviene

La domanda da farsi riguarda i volumi, e la loro regolarità. Se abbiamo già dei contenitori pieni giorni prima del ritiro, nel retro dell’impresa si fatica a passare con un carrello, i dipendenti a fine turno passano mezz'ora a piegare scatole, o magari siamo persino costretti a ritiri straordinari da chiamare nei periodi di punta, dai saldi alle feste, una pressa per rifiuti conviene. Quando gli imballaggi arrivano con costanza, ogni giorno o ogni settimana, il loro ingombro pesa sull'organizzazione del lavoro: diventano quindi un problema da risolvere.

Soprattutto lo diventano nei negozi e nelle attività commerciali, dove non c’è sempre così tanto spazio a disposizione e le consegne avvengono frequentemente. Negli uffici e negli studi professionali arrivano soprattutto carta e scatole delle forniture, con quantità più contenute, per cui può bastare il modello più leggero della gamma. Laboratori e officine ricevono ricambi, componenti e materiali avvolti in cartone, film e plastica, spesso in un ambiente dove lo spazio libero serve per lavorare. Una ferramenta di quartiere o un'officina meccanica, per fare due esempi, possono ricevere più volte a settimana colli di ogni formato, e nel giro di pochi giorni il cartone accumulato arriva a occupare l'area destinata al magazzino.

Quando le consegne aumentano, cresce anche la quantità di rifiuti da gestire durante la giornata. Tra le presse per rifiuti di piccole dimensioni proposte da Effe3Ti, la BP6 è indicata per magazzini di medie dimensioni e punti vendita con flussi più intensi. La BP10 risponde a volumi ancora maggiori, senza richiedere il passaggio a una pressa automatica. La scelta dipende dalla quantità di scarti prodotti, ma anche dallo spazio disponibile e da come il personale li carica e movimenta ogni giorno.

Scelto il modello in base ai volumi, allo spazio e alle modalità di carico, la prima consegna dopo l'installazione diventa un buon banco di prova: cartoni aperti, caricati, pressati, e il retro più ordinato già prima dell’apertura.

 



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