Provincia - 11 ottobre 2026, 07:24

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi a cura di Silvia Gullino

Il mese di ottobre ed il Santo Rosario. Storia e appello di Leone XIV

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi a cura di Silvia Gullino

Il mese di ottobre (insieme a maggio) è da sempre caratterizzato dalla spiritualità mariana. Un tempo in cui si moltiplicano i Rosari, sono frequenti i pellegrinaggi ai santuari, si sente più forte il bisogno di preghiere alla Vergine. 

Il 7 ottobre, inoltre, la Chiesa ha celebrato la memoria liturgica di Maria, venerata con il titolo di "Regina del Rosario". L'inizio di questo culto mariano è stato attribuito all'apparizione di Maria a San Domenico nel 1208 a Prouille (Francia), nel primo convento da lui fondato.

Questa festa fu istituita con il nome di "Madonna della Vittoria" da papa Pio V a perenne ricordo della battaglia di Lepanto, svoltasi, appunto, il 7 ottobre del 1571, nella quale la flotta della Lega Santa (formata da Spagna, Repubblica di Venezia e Stato della Chiesa) sconfisse quella dell'Impero Ottomano.

Il successore, papa Gregorio XIII, la trasformò in festa della "Madonna del Rosario". I cristiani attribuirono, infatti, il merito della vittoria alla protezione di Maria, che avevano invocato recitando il Rosario prima della battaglia.

Il Rosario nel magistero dei Papi

Il Rosario, ritenuto dai Papi come "compendio del Vangelo", è certamente uno degli elementi portanti dell'identità spirituale del cattolicesimo romano. Il Rosario, corona della Vergine o salterio mariano, si inserisce a vario titolo e modo nel dialogo ecumenico, nell'agone politico, nella predicazione e nella catechesi.

Pio XII e l'Enciclica Ingruentium malorum

L'invito a recitare il Rosario viene dall'Enciclica Ingruentium malorum del 1951. Pio XII scriveva: «È soprattutto in seno alla famiglia che Noi desideriamo che la consuetudine del santo Rosario sia ovunque diffusa, religiosamente custodita e sempre più sviluppata. Invano, infatti, si cercherà di portare rimedio alle sorti vacillanti della vita civile, se la società domestica, principio e fondamento dell'umano consorzio, non sarà ricondotta alle norme dell'Evangelo. Per ottenere un compito così arduo, Noi affermiamo che la recita del santo Rosario in famiglia è un mezzo quanto mai efficace».

Paolo VI e l'esortazione apostolica Marialis Cultus

Anche papa Paolo VI attribuiva una straordinaria importanza al Rosario recitato in famiglia: «Non v'è dubbio che la Corona della Beata Vergine Maria sia da ritenere come una delle più eccellenti ed efficaci "preghiere in comune" che la famiglia cristiana è invitata a recitare. Noi amiamo, infatti, pensare e vivamente auspichiamo che, quando l'incontro familiare diventa tempo di preghiera, il Rosario ne sia l'espressione più gradita» (Marialis Cultus).

Giovanni Paolo II e la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae

San Giovanni Paolo II, che molte foto ritraggono con la corona del Rosario in mano, ci ricorda: «il Rosario è anche, da sempre, preghiera della famiglia e per la famiglia. Un tempo questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera. La famiglia che prega unita, resta unita. Il santo Rosario, per antica tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui la famiglia si ritrova. I singoli membri di essa, proprio gettando lo sguardo su Gesù, recuperano anche la capacità di guardarsi sempre nuovamente negli occhi, per comunicare, per solidarizzare, per perdonarsi scambievolmente, per ripartire con un patto di amore rinnovato dallo Spirito di Dio. A questa preghiera è anche bello e fruttuoso affidare l'itinerario di crescita dei figli. Pregare col Rosario per i figli, e ancor più con i figli, educandoli fin dai teneri anni a questo momento giornaliero di sosta orante della famiglia, non è, certo, la soluzione di ogni problema, ma è un aiuto spirituale da non sottovalutare».

Francesco e la preghiera del Rosario per la pace

È rimasta nel cuore di tutti l'immagine di papa Francesco che prega per la pace in Ucraina e nel mondo, tenendo stretta in pugno l'arma più potente: la coroncina del Rosario. Lo ha fatto nella basilica di Santa Maria Maggiore nel 2022. «Siamo certi - disse il Pontefice - che con le armi della preghiera, del digiuno, dell'elemosina, e con il dono della tua grazia, si possano cambiare i cuori degli uomini e le sorti del mondo intero. Oggi eleviamo i nostri cuori a Te, Regina della Pace: intercedi per noi presso il Tuo Figlio, riconcilia i cuori pieni di violenza e di vendetta, raddrizza i pensieri accecati dal desiderio di un arricchimento facile, su tutta la terra regni duratura la tua pace».

Leone XIV e la devozione a Nostra Signora di Lourdes

«La Bella Signora di bianco vestita, come si era presentata a Bernardette Soubirous, aveva un lungo rosario di grani bianchi che le scendeva dal braccio destro. Quel rosario è stretto dalla Vergine nella Grotta di Massabielle, invito perenne alla preghiera che cambia i cuori e muove il mondo». Così papa Leone, all'Angelus del 27 settembre 2026, recitato all'esterno del Santuario di Nostra Signora di Lourdes richiama la forza del Rosario in un tempo cupo, fatto di conflitti e di violenza. Infine un appello: «Qui l'Immacolata si è mostrata a santa Bernadette con la corona del Rosario e ha come guidato la sua preghiera. Per questo invito tutti i fedeli e tutte le comunità cristiane a pregare il santo Rosario, durante il prossimo mese di ottobre, con la particolare intenzione che cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto».

Silvia Gullino

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