Riceviamo e pubblichiamo.
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Alla Direzione Regionale Musei Nazionali Piemonte
Al Ministro della Cultura
Alla Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio della città metropolitana di Torino
Al Sindaco di Racconigi
Pro Natura Cuneo ha organizzato per i propri soci una visita al parco di Racconigi. In passato, al tempo della soprintendente Mirella Macera, l’escursione si effettuava tutti gli anni proprio per la bellezza del parco. Poi c’è stata un’interruzione. Siamo tornati all’inizio dell’autunno e abbiamo preso atto di uno stato di degrado inaccettabile e inspiegabile.
Il parco è un patrimonio straordinario, che ha ormai perso il suo fascino e la sua identità. È un luogo che non dovrebbe essere considerato semplicemente come lo spazio verde annesso alla residenza sabauda, ma come una vera e propria opera d'arte, frutto di oltre due secoli di trasformazioni, progettazioni paesaggistiche, interventi botanici e architettonici.
Il parco costituisce una parte essenziale della storia di Racconigi. Il suo valore non risiede soltanto negli alberi monumentali, nei prati, nei corsi d'acqua e nei viali, ma nell'insieme armonico costruito nel tempo attorno alla residenza reale. Qui la natura è stata progettata, modellata e organizzata secondo concezioni estetiche che hanno accompagnato l'evoluzione stessa del castello.
Per questo motivo il degrado del parco non può essere considerato alla stregua di una semplice questione di manutenzione del verde. Quando si perde un viale storico, quando un manufatto si deteriora, quando un corso d'acqua non viene più adeguatamente curato, anzi viene lasciato in secca, o quando la vegetazione invade spazi che un tempo erano progettati secondo precise prospettive, si perde una parte dell'opera storica.
La prima impressione che ha chi visita il parco è quella di una manutenzione, per usare un eufemismo, non all'altezza dell'importanza del luogo: erba alta, vegetazione rinsecchita, invasione di ailanto e di altre specie infestanti, alberi caduti o non adeguatamente gestiti, laghi asciutti, percorsi che necessitano di interventi e manufatti che mostrano i segni del tempo sono elementi che contribuiscono a restituire un'immagine lontana da quella che ci si aspetterebbe da uno dei più importanti complessi storico-paesaggistici piemontesi.
Un parco paesaggistico non deve necessariamente apparire perfettamente ordinato. La presenza di vegetazione spontanea, legno morto e aree meno curate può essere compatibile con una moderna gestione naturalistica. Il problema nasce quando la crescita incontrollata della vegetazione finisce per compromettere le strutture storiche, i percorsi, le visuali e l'originario disegno paesaggistico. Quella di Racconigi non è una scelta naturalistica; è abbandono.
Ci chiediamo come sia stato possibile abbandonare totalmente questo patrimonio, che è di tutti, che svolge un ruolo ecosistemico fondamentale, che rappresenta una risorsa turistica che ci invidiano. Ricordo quando la dacia russa ospitava una biblioteca, la scuderia dei cavallini una caffetteria e il parco tantissima gente per tutta la giornata.
Perché questo abbandono?
Cuneo 20 ottobre 2026
Il presidente Domenico Sanino











