Attualità - 20 ottobre 2026, 07:51

L’eredità di un cantastorie: le "Memorie" di Luigi Barroero raccontano l’anima autentica delle Langhe

Esce postumo per Amazon Libri il secondo volume del musicista di Belvedere Langhe. Un viaggio tra parole, suoni e QR Code per riscoprire il patrimonio umano e culturale delle terre alte

Luigi Barroero

Luigi Barroero

Le Langhe hanno perso una delle loro voci più autentiche, ma la sua musica e la sua memoria continueranno a risuonare tra le colline. A pochi mesi dalla scomparsa di Luigi Barroero (Belvedere Langhe, 23 luglio 1941 – 10 agosto 2026), punto di riferimento della tradizione popolare piemontese e storico suonatore di fisarmonica, vede la luce il suo secondo libro, intitolato "Racconti delle Langhe - Memorie di un cantastorie".

Curato da Romano Salvetti ed edito da Amazon Libri (224 pagine, € 14,56 in formato cartaceo e € 7 in versione Ebook Kindle), il volume rappresenta una preziosa testimonianza della vita materiale e immateriale delle "terre alte". L'opera propone anche un'interessante veste multimediale: all'interno dei testi sono infatti inseriti diversi QR Code che permettono ai lettori di accedere alla visione di brevi cortometraggi dedicati a Barroero e ai video musicali del Gruppo Corale "Le Raviole al Vin" di Belvedere Langhe.

Artista eclettico, compositore di decine di canzoni popolari in lingua piemontese e in italiano — interpretate come voce solista al fianco di Carla Meriggio —, Luigi Barroero aveva la musica nel sangue. A vent’anni scelse di non entrare in fabbrica, distaccandosi dal destino di tanti coetanei dell'epoca, per esplorare il mondo come percussionista tra feste, fiere, teatri e locali notturni. Il richiamo delle sue radici fu però inevitabile: tornato a Belvedere Langhe, imbracciò la fisarmonica del padre Carlo per non lasciarla mai più. Il momento di svolta della sua vita lo raccontò lui stesso nel primo libro di racconti, "Madre Langa. Il suonatore di fisarmonica" (Omega, 2006): "Mi accorsi che la vita dell’eterno vagabondo stava per terminare quando ci trovammo mio figlio Alessio ed io a Cuneo, lui per nascere ed io per un concerto in un hotel. Era il 7 dicembre 1968 ed io cominciai quel concerto consapevole che la mia vita sarebbe davvero cambiata".

Il nuovo libro si avvale della prestigiosa prefazione dell’antropologo Piercarlo Grimaldi, già Rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che descrive l'opera come "un’approfondita e analitica lettura della cultura delle Langhe, nelle terre alte dove Luigi vive, che sono state sino a poco tempo fa dimenticate dal turismo che imperversa sulle basse colline. L’esito è una narrazione tanto conosciuta e frequentata quanto poetica della vita materiale e immateriale delle campagne del passato, tentativo riuscito di raccontare le opere e i giorni che scandiscono il tempo circolare dell’eterno ritorno. Un canto corale di voci che non appartengono più al presente delle Langhe ma che lo custodiscono con la loro memoria che è parte attiva della comunità. Il gesto e la parola che non hanno bisogno di scrittura, grazie all’attività folklorica di Luigi continuano a trasmettere e a innovare la tradizione... vigile portatore dei saperi tradizionali delle sue colline, dell’areale delle alte terre che guardano al mare e ne avvertono le arie che sanno di sale".

A raccogliere e ordinare questo immenso patrimonio è stato Romano Salvetti, cultore e studioso di tradizioni locali, che nell'introduzione sottolinea il valore di questa eredità orale: "Sono grato a Luigi che ha esercitato e allenato la sua memoria sconfinata con le musiche e le canzoni elargite nel corso di sessant’anni su tutte le sale da ballo, alle festività e alle ricorrenze, animatore e presidio di festa e tradizione. Ho avuto il privilegio di assistere al deposito della meravigliosa memoria orale di Luigi Barroero, ricordo dopo ricordo. Questo deposito, spesso attinto dal dialetto, lingua madre interiore, è confluito in questo libro, seguido naturale della sua prima opera".

Anche Franco Vaccaneo, già direttore del Centro Studi Cesare Pavese di Santo Stefano Belbo, traccia un profilo vivido dell'autore e riflette sul senso profondo del suo racconto: "Eclettico cantastorie di Langa ma prima ancora uomo dalle mille avventure e mestieri che starebbero bene in un romanzo picaresco. I suoi racconti compongono un caleidoscopio di persone, storie, tradizioni, riti, da cui emerge con nitidezza un popolo delle colline, orgoglioso, fiero, di grande dignità nonostante le avverse condizioni di vita, quella che Fenoglio. Mi chiedo perché abbiamo gettato alle ortiche un tale patrimonio di saperi e di umanità in cui ogni individuo aveva un posto e un ben preciso sistema di riferimenti che davano un senso alla vita. La fedele “fisa” di Luigi Barroero suona ancora per noi, contrasta il mortifero silenzio della decadenza e ci dà ancora qualche speranza per il futuro".

Con questo testamento letterario e musicale, Barroero lascia agli amici e ai lettori un ultimo, significativo messaggio: "L’Amore fraterno è perenne come l’erba e i fiori di campo". Un invito a preservare le radici e l'umanità di una terra che, attraverso la sua fisarmonica, continuerà a cantare.

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