Svolta nel procedimento giudiziario in corso presso il Tribunale di Asti per il crack del gruppo Egea, la multiservizi albese attiva nei settori dell'energia, del ciclo idrico e dei servizi ambientali, al centro di un dissesto provocato da passività quantificate in 800 milioni di euro.
Nel corso dell’udienza preliminare proseguita oggi la Gup Victoria Dunn ha ammesso la costituzione di parte civile della decina di azionisti e obbligazionisti richiedenti, tra cui figura in prima fila il Comune di Alba, primo socio pubblico dell'azienda sottoposta a composizione negoziata della crisi. È stata invece respinta l'istanza di costituzione avanzata dalle società facenti capo allo stesso gruppo industriale.
Sul fronte delle strategie processuali degli imputati, accusati a vario titolo di false comunicazioni sociali per i bilanci approvati tra il 2017 e il 2021, si sono delineate scelte distinte. I tre ex manager Valter Bruno (difeso dall’avvocato Nicola Menardo del foro di Torino), Giuseppe Zanca (avvocati Nicola Gianaria e Alberto Mittone del foro di Torino) e Daniele Bertolotti (avvocato Rinaldo Sandri del foro di Asti) hanno formulato richiesta di patteggiamento per pene comprese tra un anno e due mesi e un anno e quattro mesi, con il beneficio della sospensione condizionale.
Diversa la posizione dell'ex presidente e amministratore delegato, il 62enne Pierpaolo Carini, per anni al vertice della società prima del piano di salvataggio e del passaggio del gruppo sotto il controllo di Iren. Difeso di fiducia dagli avvocati Michele Galasso del foro di Torino e Alessio Lanzi del foro di Milano, l’ex patron ha richiesto di accedere al rito abbreviato, subordinandolo all'esame in contraddittorio e al confronto tecnico tra i consulenti della difesa (sono Renato Camodeca, dottore commercialista, professore associato all’Università degli Studi di Brescia e senior advisor presso EY, e Fabrizio Santaloja, managing partner Europe West Region, presso EY) e quelli della Procura della Repubblica di Asti, coordinata nel filone d'indagine dalla procuratrice aggiunta Laura Deodato e dagli accertamenti della Guardia di Finanza di Torino.
Oltre ai quattro manager, sul fronte degli imputati figurano anche le società Egea Spa ed Egea Commerciale Srl, il cui difensore, il professor Maurizio Riverditi, aveva chiesto già nel marzo scorso di poter accedere al patteggiamento ex decreto legislativo 231/2001.
Il procedimento è stato quindi rinviato al prossimo mercoledì 10 dicembre per consentire il confronto in aula tra i consulenti tecnici di parte e dell'accusa. La discussione della causa e la decisione da parte del giudice sono state invece calendarizzate per la successiva udienza di mercoledì 17 dicembre.
“La decisione di patteggiare è stata per il dottor Bruno una scelta sofferta - dichiara l’avvocato Nicola Menardo, difensore del manager –. Ha sempre ritenuto di aver agito in buona fede e nell’interesse della società e dei soci, senza perseguire vantaggi personali. A determinare questa decisione è stato anche il peso emotivo di un procedimento lungo e logorante, che non si sente più nelle condizioni di affrontare. Una scelta difficile, che va compresa nella sua dimensione umana, senza semplificazioni".





