Attualità - 24 ottobre 2026, 15:03

«Una società non è libera se non lo sono le donne»: a Cuneo la voce di Elham Nikzat

Allo Spazio Varco, ospite dell’associazione Donne per Cuneo, la responsabile Nord Italia dell’Associazione Donne Democratiche Iraniane ha messo a confronto le leggi di Teheran con le libertà che in Occidente diamo per scontate, ricordando che «anche qui i diritti vanno difesi ogni giorno»

«Una società non è libera se non lo sono le donne»: a Cuneo la voce di Elham Nikzat

Allo Spazio Varco, ospite dell’associazione Donne per Cuneo, la responsabile Nord Italia dell’Associazione Donne Democratiche Iraniane ha messo a confronto le leggi di Teheran con le libertà che in Occidente diamo per scontate, ricordando che «anche qui i diritti vanno difesi ogni giorno».

Giovedì 22 ottobre, durante la serata «Donne e diritti. Oriente e Occidente a confronto», Elham Nikzat ha illustrato alcuni aspetti del codice civile iraniano: il ruolo del marito come capo della famiglia, i limiti al lavoro della moglie e le differenze nel diritto di chiedere il divorzio. Ha ricordato inoltre che, in linea generale, una donna sposata ha bisogno del consenso scritto del marito per ottenere il passaporto e lasciare il Paese; in alcune successioni la quota del figlio maschio è doppia rispetto a quella della figlia e la tutela legale dei figli, resta al padre o al nonno paterno anche quando la custodia è affidata alla madre. Il velo obbligatorio, definito «il simbolo più visibile del controllo dello Stato sul corpo femminile», ha riportato il confronto sulla libertà di scelta. Nel ricordo di Mahsa Amini, morta nel 2022 dopo l’arresto della polizia morale, Elham Nikzat ha sottolineato: «Libertà non significa obbligare una donna a togliere il velo, né obbligarla a indossarlo. Significa lasciarla scegliere». Elham che ha lavorato per dodici anni come tecnica di radiologia in Iran, ha spiegato di non poter tornare nel proprio Paese perché, come sostenitrice della Resistenza iraniana, rischierebbe la pena di morte. Ha quindi presentato il programma in dieci punti di Maryam Rajavi per il periodo di transizione, che prevede una repubblica pluralista, il suffragio universale, l’abolizione della pena di morte, la piena parità di genere e la separazione tra religione e Stato. «Il cambiamento non può venire attraverso la guerra: deve farlo il popolo», ha affermato.

Il confronto con il pubblico ha spostato lo sguardo anche sull’Italia, ricordando che divorzio e aborto sono stati conquistati dopo battaglie giuridiche e culturali. Il messaggio conclusivo è che nessun diritto è acquisito una volta per tutte: «Democrazia e libertà vanno difese sempre, da tutti». Alle donne italiane Elham ha chiesto ascolto e sostegno: «Le iraniane vogliono libertà, dignità, democrazia. Niente di diverso da ciò che c’è qui in Italia».

La presidente Noemi Mallone insieme ad Alessia Caramello e a Nadia Dal Bono, desiderano ringraziare Elham Nikzat per la sua testimoninza e per gli important spunti di riflessione condivisi con il pubblico, così come tutte le persone che hanno partecipato alla serata. Un’occasione di confronto che ha ricordato quanto sia fondamentale continuare a promuovere la cultura dei diritti, della libertà e della dignità delle donne, in ogni parte del mondo.

c.s.

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