La manifestazione contro il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori agricoli che ha invaso le vie di Alba sabato scorso (un migliaio i partecipanti) si spera porti a qualche soluzione di un problema definito “di sistema” da più parti, ripreso da questa testata anche nel "Farinél" di Marcello Pasquero.
Ci si augura che il tema non cada nel dimenticatoio insomma, che istituzioni, aziende, consorzi, associazioni e lavoratori trovino il modo di sedersi a un tavolo per affrontarlo con coraggio.
La volontà sembra ci sia. Al corteo hanno partecipato il sindaco di Alba Alberto Gatto, il presidente dell’Ente Fiera Axel Iberti, rappresentanti di Comuni ed enti, tantissime associazioni, i sindacati, gli imprenditori, i lavoratori, i giovani e i meno giovani, un popolo solidale, che chiede per tutti coloro che lavorano 12 mesi all’anno (non solo durante la vendemmia…) equità nel trattamento economico, rispetto, un’organizzazione tale per cui spostamenti, luoghi dove dormire e mangiare, orari e sicurezza sul lavoro, siano strutturati, virtuosi e onesti.
Non si sono viste nel corteo le rappresentanze delle principali associazioni agricole e dei consorzi di tutela, che tuttavia sono a loro volta parte di un complesso economico-sociale, e impegnate a contrastare i fenomeni di caporalato e malaffare in vigna. Occorre trovare punti comuni, concordare su strategie utili al piccolo produttore come alla grande etichetta conosciuta in tutto il mondo.
La manifestazione albese del 24 ottobre potrebbe essere dunque un inizio. Nessuno ha puntato il dito contro le tante aziende agricole che si affidano a cooperative corrette. Tuttavia l’attenzione sulle condizioni di lavoro nelle proprie terre è fondamentale e prioritaria e va smantellato un sistema sul quale vivono coloro che sfruttano lavoratori ricattabili, messi nelle condizioni di accettare sistemazioni precarie e paghe da fame.
Dal palco di piazza San Paolo hanno parlato anche loro, ragazzi e uomini provenienti da varie parti del mondo, in modo educato, con grande compostezza: hanno chiesto giustizia e dignità.
L’intervento del vescovo albese Marco Brunetti contiene messaggi importanti, come questo: “Siamo consapevoli che probabilmente la maggioranza delle aziende vitivinicole assumono direttamente e garantiscono salari giusti e si comportano correttamente, ma a quella parte, fosse anche minima, che non rispetta la dignità del lavoro chiediamo trasparenza e filiere etiche”.
Importanti sono stati i passaggi letti da Abdel Elbounadi presidente dell’Associazione Culturale Immigrati Alba odv, e le testimonianze che iportiamo in video di don Domenico Degiorgis direttore della Caritas albese e dell’imprenditore braidese Matteo Ascheri (vedi video).
GLI INTERVENTI [VIDEO]
Il problema è complesso e sfaccettato, ma necessita di soluzioni rapide.
Che la manifestazione di Alba sia davvero un inizio 'col piede giusto', dove tutti i soggetti coinvolti si adoperino per un bene comune.
Il valore aggiunto per il consumatore sarà l’acquisto di una bottiglia di Barolo e Barbaresco 'etico', proveniente da vigne in cui il lavoro è tutelato: il rischio è che non la si compri più, percependo il contrario.










