Una pregressa discussione per un presunto apprezzamento rivolto alla fidanzata di uno degli imputati: sarebbe questo il futile motivo riemerso nella notte tra il 7 e l'8 luglio 2023 a Fossano, sfociato in una violenta aggressione. La vicenda è arrivata oggi davanti al giudice monocratico del Tribunale di Cuneo, Amanda Coggiola, nel processo a carico di tre persone: F.M., suo nipote G.M., entrambi italiani, e B.M., cittadino di origini straniere.
In aula oggi è stata ascoltata la vittima, un cittadino senegalese di 37anni. Nonostante le difficoltà linguistiche, la persona offesa – che ha scelto di non costituirsi parte civile – ha risposto alle domande del Pubblico Ministero, Luigi Dentis, spiegando che quella sera si trovava in compagnia di alcuni amici per un aperitivo. L'aggressione è scattata quando gli imputati lo hanno bloccato facendo espresso riferimento a una precedente discussione avvenuta per un'osservazione rivolta alla compagna di B.M., addebito che la vittima non ha comunque confermato in sede dibattimentale.
Nel corso della deposizione, il testimone ha inoltre riferito che nei concitati momenti della violenza sarebbe rimasta ferita anche una ragazza; un episodio che tuttavia non forma oggetto di contestazione agli imputati in mancanza di querela di parte.
Agli atti del procedimento è stata acquisita anche una traccia audio estrapolata dai Carabinieri da un video partito accidentalmente dallo smartphone della vittima proprio durante una delle fasi della presunta aggressione.
La sera stessa dei fatti la vittima si è rivolta ai Carabinieri per sporgere denuncia. Soltanto il giorno successivo, tuttavia, spinto dal persistere di un forte dolore al volto, si è recato in ospedale: i medici del pronto soccorso gli hanno riscontrato lesioni personali, ossia una ferita lacero-contusa all'arcata sopraciliare sinistra, declinando una prognosi di 5 giorni. Il trauma al volto sarebbe stato provocato da un un pugno.
Secondo l'accusa, la notte tra il 7 e l'8 luglio il gruppo – formato dai tre imputati e da altri soggetti in corso di identificazione, per un totale di oltre cinque persone – ha sorpreso la vittima alle spalle, bloccandola e colpendola con calci, pugni e con un manganello telescopico, impugnato presumibilmente da F.M..
Per tutti e tre l'accusa è di lesioni personali dolose, aggravate dai motivi abietti e futili, dall'aver agito in più di cinque persone riunite, con l'uso di armi e profittando della minorata difesa della vittima. Più grave la posizione dello zio, F.M., a cui viene contestato anche il porto abusivo di armi per il manganello telescopico trasportato senza licenza, con l'aggravante di aver agito per commettere il reato di lesioni e la contestazione della recidiva specifica e reiterata.
Il giovane in aula ha evidenziato come il gruppo ha smesso di picchiarlo solo quando è riuscito ad afferrare una "bottiglia da terra e sono andato verso di loro. Si sono spaventati e non hanno reagito. Non volevo usarla, ma solo spaventarli per far sì che smettessero di aggredirmi". Il teste poi ha riferito che durante le violenze, nonostante abbia chiesto di fermarsi, il gruppo "continuava a picchiarmi, non si fermavano".
Il processo è stato aggiornato al 17 marzo per l'escussione di altri testi dell'accusa.





