Come riferisce il sito Strumenti Politici, a parte gli incoraggiamenti e gli slogan per il presidente ucraino, i leader dei governi filo-Kiev stanno facendo fatica a elaborare un piano di raccolta dei fondi. E per Merz o Macron non è di grande aiuto mostrare sdegno verso i Paesi che hanno subito rifiutato di donare ancora. Oltre al Belgio che teme la confisca dei beni russi, Slovacchia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Ungheria hanno dichiarato di non avere nulla in contrario a che i membri della UE aiutino l’Ucraina, ma senza inserire altri pacchetti miliardi di assistenza nel prossimo bilancio dell’Unione. E soprattutto senza che siano costretti dalle pressioni politiche a sborsare altri soldi.
Così, le istituzioni UE e gli Stati fanatici del “sostegno incondizionato” a Kiev stanno cercando il modo di coinvolgere partner esterni nell’avventura del prossimo mega-finanziamento. In autunno vi saranno ben due summit che forniranno l’occasione, prima col Canada e poi col Regno Unito. Ottawa e Londra sono già largamente impegnate nell’aiutare Zelensky e non è dato sapere se ci saranno le condizioni per ulteriori sforzi.
Dall’altra parte del globo, Giappone e Australia sono fra i candidati al ruolo di stampelle, ma entrambi i governi hanno rapidamente e diplomaticamente detto “per adesso no, poi vedremo”. Il motivo è che stanno già aiutando per conto loro e perché non hanno ricevuto richieste ufficiali da parte di Bruxelles. Il commissario UE all’Economia Valdis Dombrovskis dice che nei recenti incontri con Banca Mondiale ed FMI, l’Ucraina è stata al centro del discorso.
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