Dalle colline di Diano d'Alba ai villaggi più remoti del Nord-Est dell'India, percorrendo anche cinquanta chilometri al giorno a piedi per raggiungere comunità lontane. È la storia di monsignor Oreste Marengo, missionario salesiano nato nelle Langhe nel 1906, che la Chiesa ha riconosciuto venerabile dopo una vita dedicata alle popolazioni indiane. Un riconoscimento che riporta l'attenzione sulla sua terra d'origine, dove sabato 5 dicembre, alle 18, nella chiesa parrocchiale di Diano d'Alba, sarà celebrata una Messa solenne presieduta dal vescovo di Alba, Marco Brunetti.
La decisione è arrivata il 24 ottobre 2026, quando Papa Leone XIV, durante l'udienza concessa al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, ha autorizzato la promulgazione del decreto sulle virtù eroiche del Servo di Dio. Il titolo di Venerabile attesta il riconoscimento ecclesiastico di una vita segnata dall'esercizio eroico delle virtù cristiane. Non si tratta ancora della beatificazione, per la quale sarà necessario il riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione, ma di una tappa fondamentale nel percorso verso gli altari.
Nato a Diano d'Alba il 29 agosto 1906, Marengo maturò la propria vocazione nell'ambiente salesiano di Torino e nel 1923, a soli 17 anni, partì per l'India. Fu ordinato sacerdote il 3 aprile 1932 a Shillong e dedicò il proprio apostolato soprattutto alle popolazioni dell'Assam e delle regioni nordorientali del Paese, in un territorio caratterizzato da una grande varietà di lingue, culture e tradizioni.
La sua attività missionaria si svolgeva spesso lontano dai centri abitati più grandi. Raggiungeva i villaggi a piedi, imparava le lingue locali e cercava un rapporto diretto con le comunità, senza limitarsi alla predicazione. Secondo il ricordo del salesiano don Pierluigi Cameroni, poteva percorrere fino a cinquanta chilometri al giorno per raggiungere gli insediamenti più isolati. Da questa instancabile attività nacque il soprannome di “camminatore di Dio”, un'immagine che restituisce la dimensione concreta di un'esistenza trascorsa lungo strade e sentieri, a contatto con le persone.
Nel 1951 fu nominato primo vescovo di Dibrugarh e nel 1964 primo vescovo di Tezpur. Cinque anni dopo lasciò la guida di quest'ultima diocesi a un vescovo indiano, continuando a collaborare nell'attività pastorale. Nel 1972 gli venne affidata l'organizzazione della nuova diocesi di Tura, che guidò come amministratore apostolico fino al 1978.
Accanto all'evangelizzazione, il suo impegno riguardò anche la crescita delle comunità locali, attraverso la promozione di scuole, servizi sanitari e nuove realtà parrocchiali. Un'attività che si accompagnò alla volontà di valorizzare le persone e il clero del luogo, favorendo progressivamente una maggiore autonomia delle comunità. Anche quando lasciò gli incarichi di governo ecclesiastico, Marengo scelse di non tornare in Italia. Rimase in India, proseguendo il servizio pastorale e trascorrendo gli ultimi anni presso il noviziato salesiano di Tura, dove mise la propria esperienza a disposizione dei giovani religiosi.
Morì a Tura il 30 luglio 1998, all'età di 91 anni, dopo oltre settant'anni trascorsi nel Paese asiatico. La sua figura è ricordata anche per la capacità di avvicinare popolazioni differenti, imparandone le lingue e rispettandone le tradizioni. Un aspetto significativo in una regione segnata da una notevole pluralità etnica e culturale, dove il dialogo richiedeva una presenza quotidiana e relazioni costruite nel tempo.
Il riconoscimento delle virtù eroiche è il risultato di un lavoro che ha coinvolto realtà ecclesiali italiane e indiane. Alla causa hanno contribuito la Postulazione Generale Salesiana, guidata da don Pierluigi Cameroni, la diocesi di Tura, i centri di ricerca storica di Shillong e, sul territorio, la diocesi di Alba e la comunità di Diano d'Alba, che hanno custodito la memoria del missionario e sostenuto il percorso. La Positio, il documento che raccoglie gli elementi a sostegno del riconoscimento, è stata redatta da Matteo Penati.
La celebrazione del 5 dicembre a Diano d'Alba sarà dunque un'occasione per ricordare il legame tra il paese e il missionario. La comunità parrocchiale, insieme alla diocesi e alla Famiglia Salesiana, si ritroverà per una Messa di ringraziamento che unirà il ricordo delle sue origini alla testimonianza lasciata nel Nord-Est dell'India.





