Filippo Blengino lascia la guida di Radicali Italiani. Il segretario nazionale, cuneese, classe 2000, ha annunciato le proprie dimissioni con una lettera dai toni molto duri, nella quale denuncia una profonda degenerazione politica all'interno del movimento e gravi irregolarità nella gestione del partito. Una rottura che arriva alla vigilia del XXIV Congresso e che, stando alle parole dello stesso Blengino, coinvolge anche altri esponenti degli organi nazionali, che avrebbero deciso di rassegnare a loro volta le dimissioni.
"Ho deciso di rassegnare le mie dimissioni dalla carica di Segretario nazionale di Radicali Italiani. È una scelta profondamente dolorosa, maturata di fronte a una degenerazione politica e a gravi irregolarità che impediscono la tenuta di un congresso regolare", scrive Blengino.
Nel mirino ci sono innanzitutto le modalità di gestione delle iscrizioni e le anomalie che, secondo il segretario dimissionario, interesserebbero il prossimo congresso. Una situazione che gli impedirebbe di assumersi la responsabilità di convocare un'assise della cui regolarità non può garantire. Ma le ragioni della rottura sono più profonde e investono direttamente l'identità del movimento e la sua gestione politica.
"In Radicali Italiani non è rimasto più nulla di radicale. Un movimento nato per combattere la partitocrazia ne è diventato una delle più grottesche rappresentazioni", attacca Blengino, puntando il dito contro la presidenza di Matteo Hallissey. Secondo il cuneese, si sarebbe consolidata una "concezione proprietaria del partito", ormai ostaggio di una "setta politica" nella quale la fedeltà personale avrebbe preso il posto delle competenze e gli organi statutari sarebbero stati ridotti a strumenti di ratifica di decisioni assunte altrove.
Nella lettera vengono sollevate anche criticità sulla gestione delle risorse, sulla trasparenza di alcune iniziative, tra cui la campagna Stop Tassa Etica, e sul tentativo di trasformare Radicali Italiani in uno strumento di guerra interna a Più Europa, al servizio di ambizioni personali. Accuse pesanti, che segnano una frattura politica ormai evidente all'interno del movimento.
Per Blengino si chiude così un percorso iniziato quando era ancora giovanissimo e che lo aveva portato, partendo proprio da Cuneo, ai vertici nazionali dei Radicali. Nato il 20 giugno 2000, dopo gli studi superiori nella città della Granda si è iscritto a Giurisprudenza, prima all'Università di Torino e successivamente alla Roma Tre. Si è avvicinato al mondo radicale dopo la morte di Marco Pannella, nel 2016, partecipando alla campagna "Ero Straniero" per i diritti dei migranti.
Da allora ha attraversato diverse tappe della vita del movimento: segretario di Radicali Cuneo "Gianfranco Donadei", vicepresidente del Comitato nazionale, tesoriere nazionale dal gennaio 2024 e infine segretario nazionale, eletto l'8 dicembre dello stesso anno al XXIII Congresso di Torino, quando aveva appena 24 anni.
Il suo volto è diventato noto soprattutto per le battaglie contro il proibizionismo e per la legalizzazione della cannabis, condotte spesso attraverso azioni di disobbedienza civile. Nel 2021, a 21 anni, venne denunciato per istigazione all'uso di sostanze stupefacenti dopo aver pubblicato un video nel quale mostrava una piantina di marijuana, in aperta contestazione delle leggi italiane. Nel dicembre 2024 tornò a sfidare la normativa con una protesta contro il nuovo Codice della strada voluto dal ministro Salvini, autodenunciandosi per contestare le disposizioni sulla guida dopo l'assunzione di sostanze stupefacenti, anche in assenza di uno stato di alterazione.
Tra le sue iniziative più significative anche la protesta contro le restrizioni sulla cannabis light: nel maggio 2025 aprì simbolicamente un negozio all'interno della sede del partito e si autodenunciò per contestare le nuove disposizioni sul CBD. Una battaglia portata avanti anche attraverso manifestazioni e flash mob in diverse città italiane, compresa Cuneo.
Un altro tema centrale della sua attività politica è stato quello delle condizioni delle carceri e dei diritti dei detenuti. Con la campagna "Devi vedere" ha promosso visite negli istituti penitenziari, denunciando sovraffollamento e condizioni di detenzione critiche. Tra le strutture finite al centro delle sue iniziative anche il carcere di Cuneo, dove aveva richiamato l'attenzione sulle condizioni delle celle e degli spazi detentivi, chiedendo verifiche e interventi. Nel suo impegno anche le battaglie per la difesa di Radio Radicale, il voto fuori sede, la laicità dello Stato e le denunce sulle condizioni dei CPR.
Ora l'addio alla segreteria nazionale, accompagnato dalla presa di distanza da un partito che, a suo giudizio, avrebbe tradito i propri principi fondativi. "Non intendo prestare ulteriormente il mio nome, il mio ruolo e la mia responsabilità a questa degenerazione", scrive, ringraziando i compagni con cui ha condiviso dieci anni di militanza. E conclude con parole che lasciano aperta la distinzione tra la rottura con l'attuale dirigenza e il legame con la storia del movimento: "Lascio un partito che non riconosco più, ma non rinnego neppure un giorno delle lotte che abbiamo condotto".





