Attualità - 04 novembre 2026, 17:49

Sanità nelle valli Po, Bronda e Infernotto, l'appello di 14 sindaci all'Asl Cn1: "Servono soluzioni per i territori montani"

Dopo la cessazione dell'attività di due medici di famiglia a Bagnolo Piemonte, Sanfront e Rifreddo, i primi cittadini chiedono interventi urgenti per garantire l'assistenza sanitaria di prossimità e sostengono che: "Il diritto alla salute non può dipendere dal luogo in cui si vive"

Sanità nelle valli Po, Bronda e Infernotto, l'appello di 14 sindaci all'Asl Cn1: "Servono soluzioni per i territori montani"

Un appello congiunto all'Asl Cn1 per chiedere maggiore attenzione alla sanità nelle aree montane e soluzioni concrete alla carenza di medici di famiglia.

 A sottoscriverlo sono 14 sindaci delle valli Po, Bronda e Infernotto, preoccupati per le difficoltà che i cittadini stanno incontrando nell'accesso all'assistenza sanitaria di base.

 A far emergere con maggiore urgenza il problema è stata la cessazione dell'attività di due medici di medicina generale, il 25 ottobre a Bagnolo Piemonte e il 30 ottobre a Sanfront e Rifreddo.

 Le soluzioni temporanee individuate dall'Asl CN1, con il ricorso alle Case di Comunità di Saluzzo e Verzuolo, vengono considerate insufficienti soprattutto per gli abitanti delle località montane, costretti a lunghi spostamenti e penalizzati dalla scarsità dei collegamenti pubblici.

 I sindaci chiedono quindi la nomina di sostituti, il ripristino di ambulatori nei paesi e il potenziamento dei servizi sanitari di prossimità, ribadendo la disponibilità delle amministrazioni comunali a collaborare con l'azienda sanitaria.

 A firmare il documento sono Fabrizio Re (Crissolo), Giacomo Lombardo (Ostana), Alfredo Fantone (Oncino), Emanuele Vaudano (Paesana), Francesco Lombardo (Sanfront), Elia Giordanino (Rifreddo), Mauro Nari (Gambasca), Valderico Berardo (Martiniana Po), Paolo Motta (Revello), Paolo Radosta (Brondello), Nico Giusiano (Pagno), Roberto Baldi (Bagnolo Piemonte), Roberto Mellano (Envie) e Ivo Beccaria (Barge).

DI SEGUITO IL TESTO DELLA LETTERA CONGIUNTA 

"I sindaci dei Comuni delle Valli Po, Bronda e Infernotto, dall'alta valle fino alla pianura, scelgono di parlare con una sola voce. 

Al di là dei confini comunali e delle diverse sensibilità, ci unisce la stessa preoccupazione per l'assistenza sanitaria di base nei nostri territori, una situazione sempre più difficile che riguarda tutta la valle. Per questo abbiamo deciso di rivolgerci insieme all'ASL CN1, come comunità unita che chiede risposte condivise. 

Nel giro di pochi giorni due medici di Medicina Generale hanno cessato la propria attività: il 25 ottobre a Bagnolo Piemonte e il 30 ottobre a Sanfront e Rifreddo. Non si tratta di casi isolati: la carenza di medici riguarda ormai tutto il nostro ambito, tanto che l'ASL CN1 ha attivato modalità temporanee di accesso alle Case di Comunità di Saluzzo e Verzuolo per chi non riesce a scegliere un medico di assistenza Primaria. 

Ringraziamo l'ASL CN1 per aver garantito una risposta immediata. Dobbiamo però dire con chiarezza che, per la media e alta Valle Po, l'accesso alla Casa di Comunità di Verzuolo non è una soluzione sostenibile. 

Per gli abitanti di Paesana, Sanfront e Rifreddo significa affrontare ogni volta un tragitto lungo, per esigenze che fino a ieri si risolvevano nell'ambulatorio del paese. Per chi parte da Crissolo, Oncino e Ostana il viaggio diventa ancora più lungo e impegnativo: si scende a valle su strade di montagna, strette e tortuose, che in inverno neve e ghiaccio rendono difficili e talvolta pericolose. Una semplice ricetta, un controllo della pressione o il rinnovo di una terapia possono trasformarsi in mezza giornata di viaggio. 

Anche per Bagnolo Piemonte e Barge, indirizzati alla Casa di Comunità di Saluzzo, la situazione è tutt'altro che semplice. Sono comuni estesi, con numerose borgate e frazioni collinari e montane distanti dal capoluogo, da cui raggiungere Saluzzo richiede tempo e un mezzo proprio. Inoltre, trattandosi dei centri più popolosi dell'ambito, la cessazione anche di un solo medico lascia senza riferimento un numero elevato di cittadini, con il rischio di sovraccaricare un servizio pensato come soluzione temporanea. 

A rendere la situazione ancora più critica è la scarsità dei collegamenti pubblici. Le corse sono poche, gli orari spesso non coincidono con quelli degli ambulatori e per molte frazioni il servizio di fatto non esiste. Chi non guida, o non può più farlo, dipende interamente da familiari, vicini o volontari: questo vuol dire chiedere permessi dal lavoro, sostenere costi aggiuntivi e, per molti, rinunciare alla propria autonomia. 

A pagarne il prezzo più alto sono proprio le persone più fragili: anziani, persone sole, malati cronici, persone con disabilità, famiglie con bambini piccoli. Per loro andare a Verzuolo non è un disagio, ma un ostacolo spesso insormontabile. Il rischio concreto è che qualcuno rinunci a curarsi, rimandi controlli importanti o si rivolga al Pronto Soccorso per bisogni che il medico di famiglia potrebbe gestire. 

In montagna il medico di famiglia non è soltanto un servizio: è un presidio di prossimità, un punto di riferimento quotidiano e una condizione essenziale perché le persone possano continuare a vivere nei nostri paesi. Spostare l'assistenza altrove, anche solo temporaneamente, significa lasciare scoperte proprio le comunità che hanno più bisogno di vicinanza. 

Le nostre comunità sono composte da una popolazione resiliente, che ha scelto di restare e di prendersi cura di questi territori. Il diritto alla salute non può dipendere dal luogo in cui si vive: senza servizi sanitari di prossimità, lo spopolamento della montagna rischia di accelerare. 

Per questo chiediamo all'ASL CN1 di riconoscere alle aree montane un'attenzione specifica e prioritaria nella programmazione dell'assistenza primaria, e di individuare in tempi certi una soluzione stabile per i posti vacanti, a partire dalla nomina di sostituti o di incarichi provvisori. 

Nell'attesa, chiediamo che il servizio torni il più possibile vicino ai cittadini: ambulatori periodici nei paesi della media e alta valle, medici a rotazione, servizi di telemedicina e la presenza degli infermieri di famiglia e di comunità possono evitare spostamenti oggi troppo gravosi. 

Chiediamo inoltre all'Azienda Sanitaria di sostenere, anche presso la Regione Piemonte, strumenti che rendano più attrattivo l'esercizio della professione medica nelle zone disagiate, e di informare tempestivamente le Amministrazioni su ogni sviluppo, così da poter aggiornare correttamente i cittadini. 

I Comuni sono in costante contatto con l'ASL CN1 e intendono continuare a esserlo. Siamo consapevoli che la carenza di medici è un problema nazionale e complesso, che non dipende dalla volontà dei singoli enti. 

Proprio per questo confermiamo la nostra piena disponibilità a collaborare: possiamo mettere a disposizione locali per ambulatori, supporto logistico e ogni forma di aiuto utile a facilitare la presenza di medici nei nostri paesi. 

Garantire la salute a chi vive in montagna significa garantire il futuro stesso delle nostre comunità. Lavoriamo insieme perché nessun cittadino si senta lasciato solo".

Redazione

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