Politica - 06 novembre 2026, 18:56

"Tutti celebrano i piccoli Comuni. Ma quando si vota, quanto conta davvero la loro voce?"

Il sindaco di Ceva, Fabio Mottinelli: "E soprattutto: quale Provincia vogliamo?"

Fabio Mottinelli, sindaco di Ceva

Fabio Mottinelli, sindaco di Ceva

Gentile direttore,

Ci apprestiamo a votare per le elezioni provinciali. È il momento di fermarci a riflettere su una contraddizione che riguarda tutti noi amministratori locali: tutti riconoscono l'importanza dei piccoli Comuni, ma quando si tratta di decidere il futuro della Provincia, il peso della nostra voce cambia radicalmente.

Nelle ultime settimane, tra feste di paese, inaugurazioni e incontri istituzionali, abbiamo sentito celebrare le piccole comunità come presìdi insostituibili del territorio, custodi delle tradizioni e baluardi contro lo spopolamento. Giustamente.

Ma il valore di un Comune non può essere riconosciuto soltanto nei discorsi ufficiali. Deve trovare riscontro anche nelle regole con cui si prendono le decisioni.

La provincia di Cuneo conta 247 Comuni, di cui 238 con meno di 10.000 abitanti. Eppure, alle elezioni provinciali, il voto di ogni amministratore non ha lo stesso peso.

Il voto di un amministratore di un Comune fino a 3.000 abitanti ha un indice di ponderazione pari a 13, mentre quello di un amministratore di un Comune tra 30.001 e 100.000 abitanti arriva a 257.

Quasi venti volte tanto. Una differenza che non è soltanto numerica: significa attribuire a chi amministra una grande città una capacità di incidere enormemente superiore a quella di chi amministra un piccolo Comune.

È l'effetto del sistema introdotto dalla legge Delrio nel 2014, che ha tolto ai cittadini la possibilità di eleggere direttamente la Provincia e ha affidato questa scelta a sindaci e consiglieri comunali attraverso il voto ponderato.

La popolazione deve certamente contare. Ma una Provincia non è soltanto una somma di abitanti: è fatta di territori, montagne, strade, collegamenti e servizi che devono essere garantiti a comunità con esigenze molto diverse.

Il punto è proprio questo: pochi grandi centri possono esercitare un'influenza decisiva sulle scelte provinciali e, di conseguenza, sul futuro di centinaia di comunità più piccole. Non perché i grandi Comuni non debbano essere rappresentati, ma perché anche le esigenze dei territori meno popolosi devono poter incidere concretamente sulle decisioni che li riguardano.

Non si tratta di contrapporre città e paesi, né di chiedere privilegi. Si tratta di interrogarsi su come conciliare meglio il peso della popolazione con il valore e le necessità dei territori.

Ma c'è un'altra riflessione che, in vista di queste elezioni, non possiamo permetterci di trascurare. Ci apprestiamo a discutere di candidature, alleanze e divisione dei seggi, ma troppo poco si parla di una domanda fondamentale: chi si candida, per fare cosa? Quale idea di Provincia c'è dietro queste candidature?

La legge Delrio non ha soltanto cambiato il sistema elettorale. Ha progressivamente svuotato le Province di risorse, funzioni e significato, riducendone la capacità di progettare e di essere un punto di riferimento concreto per i territori. Oggi ci troviamo a eleggere un ente che continua ad avere responsabilità importanti, ma che troppo spesso non dispone degli strumenti necessari per affrontarle.

Ci sono state, naturalmente, esperienze capaci di andare oltre questi limiti. In questo senso va riconosciuto al presidente Luca Robaldo il merito di aver portato una visione e una concreta capacità operativa, dimostrando che anche nelle difficoltà una Provincia può provare a essere un vero ente di area vasta.

Ma non possiamo pensare che tutto dipenda dalle capacità di chi la guida. La questione è istituzionale e politica: la Provincia deve tornare a essere un ente autorevole, dotato di risorse e competenze, capace di programmare, investire, progettare e stare vicino ai Comuni. Non un semplice organismo nel quale distribuire rappresentanze e deleghe, ma un'istituzione che abbia una funzione riconoscibile e una prospettiva.

Forse è arrivato il momento che la politica affronti queste riflessioni con serietà, guardando al futuro e chiedendosi non soltanto se le regole attuali garantiscano un equilibrio adeguato tra i diversi territori, ma anche quale ruolo vogliamo restituire alla Provincia.

Perché riconoscere il valore dei piccoli Comuni non dovrebbe significare soltanto celebrarli nelle occasioni pubbliche, ma garantire loro una voce adeguata quando si decide il futuro di tutti.

E perché non ha senso discutere soltanto di chi occuperà i seggi, se prima non torniamo a discutere di cosa dovrà fare la Provincia.

I territori hanno bisogno di una Provincia che conti davvero. E la Provincia, per tornare a contare, deve tornare a essere utile ai territori.

Fabio Mottinelli

Sindaco di Ceva

al direttore

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