Curiosità - 07 novembre 2026, 09:15

Passaggio a Cervere, l'antica Area Cervorum, tra gusto, curiosità e storia

Indietro tutta con la macchina del tempo, dai campi coltivati a porri alla torre di Monfalcone

Non solo luoghi da vedere, ma piccoli mondi da vivere e da gustare. Benvenuti a Cervere. Un paese dove il legame con la tradizione agricola è molto forte, grazie ad un ortaggio antico, diventato business e prodotto gourmet. Qui il porro è una religione...

I dati non possono mentire: durante i giorni della fiera, le presenze si moltiplicano per uno degli eventi gastronomici più importanti e conosciuti del Piemonte e una rinomata vetrina delle eccellenze del territorio.

La Fiera del Porro di Cervere c'è da 47 edizioni e mette in moto centinaia di volontari. All'evento si affiancano promozione e tutela sempre maggiori.  E da sabato 7 a domenica 22 novembre, tutta la comunità si presta per servire il porro in ogni modo possibile.

Il marchio permette di distinguere ortaggi uguali d'aspetto, ma coltivati altrove. Qui non si scherza. Il segreto del porro di Cervere tanto amato dai buongustai è il terreno, fertilissimo e ricco. I campi coltivati a porri raccontano una storia antica fatta di lavoro e pazienza.

Un po' di storia

Secondo alcuni autori, Cervere deriverebbe dal latino Area Cervorum, ricordo di una riserva o parco di cervi connesso agli abitanti di Pollentia, Augusta Bagennorum, Alba Pompeia. Già in epoca romana la posizione del borgo doveva essere di notevole importanza strategica e commerciale, lungo le vie di comunicazione da Pollentia verso sud.

La località entra nei documenti storici nel marzo del 984 con l'atto di Manfredo di Arduino il Glabro che concede ad Alineo Il, signore di Sarmatorio, Manzano e Monfalcone, il luogo di "Cervaria" con il castello e le sue pertinenze e il 5 febbraio 1018, quando si fonda il Monastero benedettino di San Teofredo, dipendente dall'omonimo Monastero di Saint Chaffre du Velay, di cui restano pochi tratti di mura.

Cervere era un punto di riferimento per un territorio in cui almeno tre enti ecclesiastici convivevano (nel 1041 era presente anche il Vescovo di Asti). Cervere era alleata con il comune di Asti nella lotta intercittadina con Alba fino al 1202 in cui inizia un processo destabilizzante territoriale che durò per circa 40 anni.

Sulla rocca si ergeva il Castello poi distrutto nel 1274 nel corso delle guerre tra Astigiani ed Angioini. Nel 1280 Pietro Operti della famiglia De Sarmantorio, stipulava patti con il comune di Fossano e nel 1309 egli prestava giuramento di fedeltà a Carlo Il d'Angiò per il castello di Cervere.

Tra il 1310 e il 1320 Cervere appartenne alla giurisdizione del Comune di Cherasco, che ricostruì il castello. Dopo essere passato attraverso diverse proprietà, il maniero fu poi distrutto definitivamente nel corso delle guerre franco imperiali (metà 500).

Oggi ne resta solo più la Torre di Monfalcone. Va sicuramente notato che il mutamento territoriale più incisivo si ha nel XV secolo, dopo la separazione dal tentorio di Cherasco alla fine del Trecento, in cui si va consolidando l'attuale assetto territoriale del Comune. Nel 1440 la località è soggetta ai Savoia e nel 1441-1448 fra i consignori di Cervere spiccano gli Altessano.

Nel 1580 Carlo Emanuele I investì parte del feudo di Cervere i fratelli Bosco e nel 1625 Enrico Ruffino, prefetto di Savigliano della ventesima parte della giurisdizione del Castello. Fino alla fine del 1600 si alternano investiture delle famiglie dei Beggiamo, dei Tapparelli, degli Altessano, dei Barbero, dei Grassi per citarne qualcuno.

Nel 1715 il vassallo Giuseppe Maria Ottavio di San Martino d'Agliè consegnò ai Savoia «La sua porzione del sito e ricetto del vecchio castello; il palazzo con corte civile e rustica con giardino attiguo...». Gli ultimi proprietari della torre sono infine le famiglie Tuerano Tribaudino di Racconigi che nel 1929 faranno donazione della torre al Comune di Cervere. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Cervere venne occupata dalle truppe tedesche a seguito della costruzione di un aeroporto militare posto tra Cervere e la frazione Grinzano.

Le tracce della Cervere antica sono ancora presenti nella vecchia parrocchiale e nella cappella del Beato Bartolomeo, la cui fondazione risale al '400. Siamo in una località dal nome sinistro: comba della morte. Qui, infatti, la tradizione vuole che i sicari dei valdesi, di cui Bartolomeo era Inquisitore, gli abbiano teso l'agguato mortale.

La torre di Monfalcone

Residuo dell'antico castello, la torre (altezza 33 m), simbolo di Cervere, di pianta quadrangolare è collegata ad una struttura assai più ampia conservata solamente a livello di fondamenta. Trattasi di torre fortificata con duplice cinta muraria e vasti locali abitativi.

A seguito delle devastazioni avvenute nei secoli passati, oggi rimane intatta e possente la torre e pochi ruderi alla base della stessa. La parte superiore conserva gli elementi decorativi in cotto composti da rombi e finti archetti disposti su più file sovrapposte. Sul lato sud-ovest è presente una torretta semicircolare aggettante che presenta i medesimi motivi ornamentali.

Si fa risalire, purtroppo senza una data certa, l'epoca di edificazione intorno al 1300. La torre medievale da secoli è considerata il simbolo di Cervere, tanto che è presente nello stemma comunale con altri due simboli che sono l'arma gentilizia della nobile famiglia De Cerveris e, l'insegna del casato dei conti e marchesi di San Martino d'Agliè e La Morra.

Silvia Gullino

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