Contro copertina - 25 settembre 2013, 07:46

I diabolici autori satirici, ovvero come soffrire le "penne" dell'inferno...

I diabolici autori satirici, ovvero come soffrire le "penne" dell'inferno...

Nella satira ci sguazzo da sempre, seppur non in prima persona. Al momento attuale grazie all'uomo che molti conoscono e che mi accompagna da parecchi anni con le sue vignette, sia nella vita che in queste “controcopertine”.

E quando ero ancora a casa con i miei genitori, con mio padre che ha pubblicato per decenni le sue caricature su i quotidiani (La Stampa, Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera e altri) e periodici (L'Espresso, Panorama, Airone e tanti settimanali per ragazzi, fra cui Topolino) più importanti d'Italia. Si può dire che è stato uno dei pionieri della satira disegnata, percorrendo una strada che era stata aperta da Giorgio Forattini, e che dalla seconda metà dei Settanta ha sfornato un numero considerevole di talenti italiani. Non era un bel periodo, quello, mentre l'Italia era sprofondata negli anni di piombo e la Prima Repubblica stava per tirare le cuoia.

Eppure fu allora che nacquero alcune delle riviste satiriche che sarebbero state destinate a restare nella memoria anche di coloro che non erano addetti ai lavori. Parlo del Male (che recentemente è stato riesumato da due delle colonne del giornalino, Vauro e Vincino, sebbene non con gli stessi consensi), di Tango, Cuore, Satyricon, la Domenica del Cavaliere, Emme, ecc. Che riprendevano il patrimonio culturale di riviste di satira e costume quali l'Asino, il Conformista, Il becco Giallo, Il Travaso delle idee e tanti altri.

Quasi nessuna è sopravvissuta nel ventunesimo secolo, quando la carta stampata è stata sopraffatta dalla visualità massiccia data dal web, dove grazie ai costi inesistenti (basta pagare la bolletta della linea internet) e nessun filtro qualitativo, chiunque può pubblicare vignette, battute, articoli. Di conseguenza c'è stato un proliferare di materiale di basso pregio, che lascia il tempo che trova e certamente alcuna traccia nella storia. E' il solito discorso dei pregi e difetti del web, dove nascono e muoiono a decine di fanzine satiriche, senza che altri oltre agli autori (e pochi amici e parenti) le abbiano viste e lette.

Internet, peraltro, può costituire una valida alternativa alla tv. Dove, per motivi a me incomprensibili, i programmi di satira sono pochi e, fra quei pochi, molti trasmessi ad ore improponibili, quando la maggioranza della popolazione sta già a letto da un po'. Quelli che si vedono su YouTube sono spesso video costruiti molto bene, grazie ad un solido lavoro di professionisti, che si meriterebbero di essere visti da milioni di persone. E che invece restano intrappolati in una nicchia di affezionati seguaci, e restano sconosciuti ai più, se non quando appaiono brevemente baciati dalla notorietà, in occasione della loro premiazione da parte di una giuria particolarmente attenta e curiosa delle novità, come quella del Premio Satira Politica di Forte dei Marmi. Dove sono passati, oltre a tutto il gotha dei disegnatori di tutto il mondo (Altan, Pino Zac, Pericoli & Pirella, Chiappori, Staino, Giannelli, Vincino, Bucchi, David Levine, Jules Feiffer, Garry B. Trudeau, ma anche mio padre e lo stesso Paparelli citati prima), scrittori, attori e registi, per i quali “satirici” è perlomeno riduttivo, quali – solo per citarne alcuni - Benigni, Arbore, Fo, Sciascia, Montanelli, Zavattini, Del Buono, Campanile, Maccari, Moretti, Ghezzi, Ricci, Gino e Michele, Maltese, Guglielmi, Gore Vidal, Lella Costa, Luttazzi, Hendel, Ciprì e Maresco, Paolini, Nanni Moretti, Arbasino, Verdone, Travaglio, Camilleri, e molti altri ancora.

La satira è sempre da considerarsi come il sale di una democrazia ed è opinione della quasi totalità degli autori satirici che deve essere rivolta contro il potere, di qualsiasi schieramento faccia parte e che sia da “pungolo” e coscienza critica per chi gestisce la cosa pubblica in quel momento.

Non deve mai essere censurata, ma guardata sempre, nonostante a volte possa apparire anche eccessiva, come termometro democratico del luogo in cui si vive, e dobbiamo sempre difenderla e proteggerla da chi ne vuole l’abolizione o, come minimo, metterle la sordina.

Mi pare superfluo ricordare qui gli effetti provocati da alcune vignette che hanno scatenato la suscettibilità di intere comunità religiose, come pure il brutto episodio dell’”editto bulgaro” successo nel nostro Paese qualche anno fa.

Dei moderni epigoni di quei satiri di Roma antica, liberi censori che nessun regime potrà mai far tacere, ho conosciuto nelle scorse settimane a Forte dei Marmi la disegnatrice egiziana Doaa Eladl, premio 2013 per la satira politica internazionale, che con grande coraggio (le sue vignette le sono costate anche una denuncia per blasfemia) racconta, nonostante tutto e tutti, ciò che è accaduto e ancora accade nel suo paese. (Chi volesse conoscere il volto della coraggiosa disegnatrice può consultare il mio blog collegandosi su: monicabruna.blogspot.it/).

A testimonianza che satireggiare non è cosa da poco, sebbene, come la definì un paio d’anni fa con una battuta ad effetto proprio qui a Cuneo durante un dibattito al Cinema Monviso l'amico Vauro, la satira è come “una flatulenza nello spazio”, che non deve però essere vista solo come una volatilità leggera ed inconsistente. Perché l’effetto rivolto alla persona interessata può essere comunque oltremodo sgradevole, e comunque oggetto di una successiva riflessione.


Monica Bruna

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