- 25 marzo 2012, 09:00

Levaldigi: costa di più tenerlo aperto o chiuderlo? Facciamo i conti in tasca alla Geac

Un milione e 400mila euro per salvarlo, oltre 6 milioni per chiuderlo. Il trend però è positivo e i soci hanno deciso di puntare sullo scalo per un ritorno economico su tutto il territorio

Levaldigi: costa di più tenerlo aperto o chiuderlo? Facciamo i conti in tasca alla Geac

1milione e 400 mila euro per tenerlo aperto.

6milioni e 400mila euro per chiuderlo.

Levaldigi, quando mi costi? E mi costi di più se sei operativo o chiudi i battenti? Bell’enigma per lo scalo che fin dalla sua nascita ha diviso la provincia di Cuneo tra chi lo ritiene una carta vincente per lo sviluppo del territorio e chi lo considera una zavorra mangia soldi, un buco nero senza fine. Una cosa è certa, come ha riferito più volte il presidente Geac Guido Botto:L’aeroporto non si chiude schiacciando un bottone come se fosse l’interruttore della luce. Con i soldi necessari a chiudere possiamo andare avanti per anni, anni nei quali Olimpica non può che crescere”.

Senza contare che una volta chiuse le piste almeno 35 lavoratori resterebbero a casa, si bloccherebbe l’indotto e conomico. Inoltre le compagnie che già hanno firmato un contratto con Levaldigi potrebber chiedere i danni, senza contare che se la situazione liquidatoria non trovasse soluzioni, il quasi certo fallimento porterebbe ad un fortissimo danno economico e di immagine.

Con l’ultima riunione lo scalo della Granda sì è salvato ed i soci più grandi (Regione Piemonte, camera di Commercio con un sostegno esterno della Fondazione CrC) hanno trovato la somma necessaria per togliere dalle difficoltà operative e gestionali l’aeroporto con un finanziamento intorno al milione di euro: cifra pesante ma che non sarebbe bastata se gli azionisti avessero deliberato lo stop delle piste di Olimpica.

E allora proviamo a fare i conti in tasca all’aeroporto: la situazione patrimoniale – aggiornata al 31 dicembre del 2011, ancora provvisoria ma rappresentativa della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società - che, realizzata in un’ottica di continuità di impresa, evidenzia una perdita di un milione e 400mila euro. Nel 2010 il passivo era di un milione e 700mila euro. Secondo quanto riferito durante la riunione in Camera di Commercio: “Nonostante la società sia in grado di far fronte alla perdita di esercizio senza che sia intaccato il capitale la Geac versa in una situazione di gravissima tensione finanziaria”. Un buco quindi di quasi un milione e mezzo, ripianato in parte dai soci che, se avessero deciso di chiudere i rubinetti avrebbero potuto prendere in considerazione, come riferito nella riunione: “l’ipotesi liquidatoria che richiederà un intervento finanziario onde garantire la chiusura della liquidazione in bonis”. Un conto economico-finanziario prende in considerazione anche i presunti costi legati alla procedura liquidatoria (gli onorari dei liquidatori e del relativo staff) per un importo di 200mila euro, nonché i costi relativi all’attivazione di procedure di mobilità per il personale diretto di circa 300mila euro. “In assenza di qualsivoglia sostegno finanziario da parte dei soci – secondo la ricerca della Geac - il disavanzo si attesterebbe intorno ai 6milioni e 400mila euro. Senza contare che il rischio è quello di incorrere in “un’eventuale situazione di illiquidità della società” che porti ad una mala gestione se non addirittura al fallimento della società”, con tutte le conseguenze finanziarie, economiche e di immagine che un fallimento comporta. Inoltre la Geac ha già chiuso contratti con le compagnie aeree che utilizzano lo scalo di Levaldigi fino ad ottobre di quest’anno e se non si vuole aggravare la situazione del dissesto societario, sarebbe necessario continuare l’attività almeno alla fine dei contratti già stipulati. Inoltre solo così si eviterebbero le richieste di risarcimento da parte delle compagnie aree che potrebbero aggirarsi sui tremilioni di euro.

 








Na.Mur.

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