Al Direttore - 03 maggio 2012, 14:50

"Semplicistica e incompleta l'argomentazione di Berardo su Giorgio Bocca"

Da Cuneo la lettera del signor Mauro Battioli ancora sulla diatriba circa la revoca della cittadinanza onoraria saviglianese data a suo tempo a Mussolini

Giorgio Bocca

Giorgio Bocca

Caro Direttore

scrivo a proposito dell'articolo apparso su Targato CN di sabato 28 aprile, riguardante la diatriba sulla revoca della cittadinanza onoraria data a suo tempo da alcuni comuni del Cuneese a Benito Mussolini, commentata dal consigliere saviglianese Carmine Bonino.

Premetto che sono d'accordo che sollevare concretamente la questione oggi rischierebbe più a sollevare polemiche che a sanare problemi che per la verità non esistono più (per fortuna), visto che non ci sono più nè il dittatore Mussolini nè il regime fascista. Tuttavia trovo in qualche misura curiose le argomentazioni utilizzate da Livio Berardo per negare la confrontabilità di Giorgio Bocca con esponenti fascisti conclamati dell'epoca.

Infatti, Berardo sostiene che Bocca fu fascista perchè giovane e indottrinato, ma poi venne per così dire "convinto" da esponenti della Resistenza come Duccio Galimberti a modificare i suoi ragionamenti "mussoliniani". Gli esponenti fascisti più "maturi" non avrebbero, secondo Berardo, tale giustificazione. Io conosco bene quello che ha scritto Giorgio Bocca anche nel proseguimento della sua vita da giornalista, e ricordo che negli anni di "Mani Pulite", su La Repubblica, scriveva editoriali infiammati in sostegno esplicito di Umberto Bossi e della Lega Nord.

Anni dopo, Bocca si disse deluso anche da Bossi e dal leghismo (ma il tono infuocato e perentorio dei suoi precedenti editoriali di sostegno non lasciava molto spazio al dubbio e alla necessità di essere messi alla prova per poter giudicare). Questi editoriali non possono essere attribuiti alla giovane età di Bocca (sono di almeno 50 anni successivi rispetto ai suoi articoli in favore di Mussolini e della razza ariana).

Secondo me non c'è un Bocca giovane e esaltato da contrapporre ad un Bocca maturo, riflessivo, democratico e saggio. Trovo che ci sia qualcosa in comune tra il Bocca giovane e quello meno giovane, non tanto nel contenuto ideologico ma piuttosto nel modo di porsi di fronte alle situazioni dell'attualità.

C'è una costante nelle espressioni giornalistiche di Bocca che potrebbe essere definita come propensione alla demagogia. Mi pare che abbia sempre avuto bisogno di un totem assoluto (dove per assoluto si deve intendere in senso ideologico totale ma limitatamente solo ad un dato periodo della propria vita) che nel suo caso è consistito prima nei dogìmi del regime fascista, poi nel mito resistenziale, poi ancora per le parole d'ordine leghiste di Umberto Bossi, poi per l'antiberlusconismo più viscerale.

Credo che ci fosse anche una componente di polarità profonde che in qualche modo si sentono in un certo senso simili e quindi concorrenziali, nella opposizione virulenta a Berlusconi da parte di Bocca degli anni più recenti. Era quasi come se fosse attirato dal serpente tentatore al quale aveva ceduto nel lontano passato. Per non ricadere nello stesso tipo di tentazione. Non dico che Giorgio Bocca si possa ridurre a questo, dico solo che secondo me c'è anche questa componente che va tenuta presente nella sua adesione al fascismo, e non solo la sua giovane età.

L'unica controprova sarebbe stata che nel 1940 Bocca avesse avuto 60 anni nel 1940 e avesse respinto il fascismo. Che le cose sarebbero andate così, io le mani sul fuoco non le metterei. 

Per questo trovo che l'argomentazione di Berardo a proposito di Giorgio Bocca, non dico sia sbagliata o negativa (non voglio attribuire etichette simili a nessuno), ma forse un po' semplicistica e incompleta. Non vorrei però si pensasse che è (o che è stato) un problema solo di Giorgio Bocca: è un problema che chiama in causa tutti noi italiani, la nostra storia e i motivi per i quali certe cose sono avvenute.

Cordiali saluti

Mauro Battioli, Cuneo

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