Ad occhi aperti - 09 maggio 2021, 07:40

Eroi o manichini da crash test - The Waldo Moment

Può un gesto di valore non essere anche, del tutto, coraggioso? Io credo di sì, e non penso questo lo svaluti. Uno dei personaggi mediatici più forti e importanti del nostro paese, su una rete pubblica e oggettivamente davanti a tutta Italia, ha mandato un segnale forte di sostegno di una causa giusta: tutto qui. Non c’è altro, e nemmeno ci deve essere per forza

Eroi o manichini da crash test - The Waldo Moment

“The Waldo Moment” è un episodio della serie tv britannica antologica e di fantascienza Black Mirror, ideato da Charlie Brooker e diretto da Bryan Higgns.

Al centro delle vicende c’è Jamie, un autore televisivo che interpreta Waldo, il pupazzo sboccato e irriverenti di un talk-show, che decide – per scherzo – di candidarsi alle elezioni come membro del parlamento quando un politico conservatore ugualmente candidato, scontento dell’intervista realizzata nel suo programma, lo deride pubblicamente. Inizierà così, per Jamie, una spirale discendente in cui avrà la sua rivalsa personale… ma al costo dell’instaurazione di un vero e proprio regime militare con a capo lo stesso pupazzo.

Come evitare di parlare, nell’Italia post-pandemica del 2021, dell’ultimo Concertone del Primo Maggio e, nello specifico, dell’intervento che Federico Leonardo Lucia – in arte Fedez – ha realizzato durante il proprio turno sul palco? Non si può, evidentemente. E allora diamoci dentro.

Partiamo da un necessario presupposto: anche chi scrive sostiene la necessità e l’urgenza di una misura legislativa come il ddl Zan. Credo personalmente – e contrariamente a quanto molti pensino – che la difesa dei diritti di una minoranza sia un’assoluta priorità, a prescindere dal momento storico in cui ci si trovi a doverla sottoscrivere. Altra premessa necessaria: non ho nulla contro Fedez, la moglie e le rispettive figure pubbliche. Ho grosse riserve – come già ho espresso proprio in questa rubrica – sul modo in cui sovraespongono i propri figli al ludibrio social per pure ragioni di marketing, ma negli ultimi anni mi sono trovato spesso d’accordo con diversi dei loro gesti e delle loro azioni. Inoltre, fare nomi e cognomi di persone a processo per dichiarazioni davvero gravi in un paese in cui l’omertà è stata eretta, volenti o nolenti, a sistema, direi che è sicuramente un’azione da lodare.

Come spesso accade, quindi, i miei dubbi non sono tanto sui fatti in sé. Quanto piuttosto sulla reazione generale a questi fatti. Ed è qui che mi viene in aiuto l’ennesima puntata di Black Mirror.

La serie tv di Charlie Brooker – purtroppo andata a perdersi con il passare delle stagioni – ha da sempre centrato il proprio occhio critico (anche) sulle reazioni della massa a un dato concetto fantascientifico. In “The Waldo Moment”, per esempio, è la massa a idolatrare Waldo il pupazzo irriverente, a sostenerlo, ad apprezzarlo tanto da farlo eleggere al parlamento… e non solo, visto la conclusione in flash-forward della puntata. Senza l’appoggio del pubblico, Jamie – il povero autore dietro il personaggio dell’orsetto azzurro – non sarebbe mai riuscito a strappare la propria piccola, insignificante, vittoria personale.

E di vittorie personali, un po’ si parla davvero in tutta questa storia. Di vittorie personali, di senso di rivalsa e di idolatria verso chi, queste vittorie, può raggiungerle al posto nostro (e, nella nostra mente, anche per noi). Celebrare l’eroe che si erge, da solo, contro il Male penso sia un’inclinazione irrinunciabile e inevitabile dell’uomo. L’uomo forte e senza macchia, in cui immedesimarsi e a cui far combattere le nostre battaglie: un po’ perché lui può farlo con più efficacia di noi, e un po’ perché noi non ce la sentiamo.

Può un gesto di valore non essere anche, del tutto, coraggioso? Io credo di sì, e non penso questo lo svaluti. Uno dei personaggi mediatici più forti e importanti del nostro paese, su una rete pubblica e oggettivamente davanti a tutta Italia, ha mandato un segnale forte di sostegno di una causa giusta: tutto qui. Non c’è altro, e nemmeno ci deve essere per forza: Fedez non è un paladino, un vendicatore, un vigilante che pesta forte contro “quelli cattivi” (e ho il forte sospetto non abbia la benché minima intenzione di diventarlo). A meno che non siamo noi a designarlo di questo titolo.

Daredevil, il Punitore fumettistico, Spider-man e tutto il resto della pletora di supereroi ormai celeberrimi, nella loro narrativa quando si mettono in azione non hanno le spalle coperte, e di certo hanno più da perdere che da guadagnare: Waldo – che è un personaggio televisivo e di finzione - , oggettivamente, no, in nessuno dei due casi.

simone giraudi

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