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Alba e Langhe | 24 marzo 2024, 10:29

Farinél/ Quanto deve farsi schifo un barolista che paghi 3 euro l’ora (in nero) un lavoratore? Spero tanto

Nei giorni in cui il Consorzio di tutela del Barolo e del Barbaresco promuove i vini del nostro territorio a New York, l’inchiesta di Al Jazeera rischia di vanificare anni di promozione dell’immagine di una zona in cui i terreni sono arrivati a valere 2 milioni di euro l’ettaro e la parola “Caporalato” non può e non deve esistere

Farinél/ Quanto deve farsi schifo un barolista che paghi 3 euro l’ora (in nero) un lavoratore? Spero tanto

Un amico, ieri, mi confidava che in zona Bussia, a Monforte, si vendono due, introvabili, maledettissimi, ettari e mezzo di vigneto di Nebbiolo da Barolo alla modica cifra di 4 milioni di euro. Sono le zone in cui una bottiglia mai viene venduta sotto i 50 euro e da cui arriva uno dei vini più pregiati del mondo.

Se in nessun territorio il caporalato può essere tollerato, a maggior ragione il caporalato non può esistere in un territorio come questo, in cui ci sono produttori che viaggiano in elicottero o su “umili” Lamborghini, grazie a una terra baciata da Dio e, diciamolo, perché mai nessuno lo dice, grazie a una tassazione quantomeno favorevole, sacrosanta per i contadini che vendono sottoprezzo ortaggi o frutta alla grande distribuzione, inopportuna e ingiusta per aziende agricole che chiudono fatturati a sette zeri.

Chi scrive, come tanti di voi, lascia alle voraci casse dello Stato oltre il 50% dei propri guadagni e già questo un po’ fa arrabbiare, ma apprendere che alcuni dei suddetti produttori paghino 3 euro l’ora, in nero, lavoratori disperati e pronti a qualsiasi sacrificio pur di sbarcare il lunario, beh questo fa veramente, me lo concederete, incazzare. Incazzare di brutto.

L’articolo "Migrant workers exploited, abused in Italy’s prized fine wine vineyards" (Lavoratori migranti sfruttati e maltrattati nei famosi vigneti italiani di vino pregiato), in cui attraverso la storia di Sajo, un 36enne del Gambia, vengono denunciate condizioni di sfruttamento, razzismo e di disumanità, ci riporta tutti sulla terra dai grattacieli di New York, dove il Consorzio di tutela Barolo e Barbaresco è andato a promuovere i nostri grandi vini.

Sajo, nel pezzo, racconta anche del suo accampamento, sulla riva del Tanaro senza servizi igienici, né elettricità. "Quando non potevamo permetterci l’acqua in bottiglia, usavamo l’acqua fangosa del fiume per lavarsi e cucinare. È stato il momento più difficile da quando ho lasciato il Gambia", ha detto. “Non riuscivo nemmeno a ricaricare il telefono. Non potevo chiamare casa".

Ecco che torna la “Nita” di cui scrivevo nello scorso Farinèl, il fango da cui ancora una volta dovremo sollevarci.

Decenni di promozione delle nostre meravigliose colline plasmate da quel fiume che rende unico un territorio, rischiano di essere vanificati dal racconto di un ragazzo che pensava di trovare l’America e si è ritrovato a cucinare la pasta nell’acqua salmastra del Tanaro. 

Di caporalato in passato si erano occupati giornali come questo e, come Gazzetta d’Alba, per cui ho scritto fino a inizio 2022, ma tutto era rimasto confinato a un ambito locale. L’inchiesta di Al Jazeera regala una dimensione internazionale al tema e fa fare una figuraccia a tutto un sistema.

Del tema si è occupato lo stesso Consorzio, a partire dal presidente Matteo Ascheri, che in prima persona ha voluto promuovere il convegno “Changes 2023” che riguardava la tematica: Etica e manodopera nella vigna". Lo ha fatto con incontri, con dibattiti anche interni, con la consapevolezza che un’inchiesta di questo tipo rischi di mettere alla berlina un’intera area e di vanificare anni di promozione e di paziente lavoro per creare il mito del Barolo.

Un esempio virtuoso è il progetto sviluppato da Weco e sostenuto dal Consorzio Barolo e Barbaresco della Accademia della Vigna, la prima academy ad impatto sociale sulla viticoltura, in cui si integrano in modo innovativo la formazione pratica con l’esperienza di lavoro in vigna, valorizzando una delle vocazioni produttive più importanti del territorio sia in termini di sviluppo del capitale umano che di sostenibilità sociale.

I cosiddetti “migranti economici”, quelli che per oltre un centinaio di anni siamo stati noi italiani, per intenderci, possono, grazie all’Accademia della vigna, imparare il mestiere del viticoltore ed essere inseriti presso alcune aziende convenzionate ed essere inquadrato con contratti dignitosi e adeguati.

Tornando al caporalato, si obietterà che il fenomeno sia limitato e che spesso per un produttore sia difficile capire la bontà delle cooperative a cui si rivolge, ma sono scuse inconsistenti perché è dovere del produttore assicurarsi che chi lavora nelle proprie vigne 12 ore al giorno sia trattato dignitosamente, dal punto di vista umano ed economico. La giornalista di Al Jazeera ha impiegato poche ore ad Alba per scoprire una storia di sfruttamento estremo, il produttore coinvolto avrebbe avuto 12 ore tutti i giorni per approfondire eventuali irregolarità di cui non rendersi complice; sempre che non sia lo stesso produttore direttamente ad aver creato il sistema.

Tirando le somme: non ci sono e non ci possono essere scuse, articoli come quelli di Al Jazeera sono pugnalate a tutto un territorio e a un sistema turistico che ha costruito uno storytelling unico per raccontare le Langhe.

Visto che, come scrivevo non più tardi di una settimana fa, questa zona ha sempre saputo rinascere dal fango, spero che la storia di Sajo possa spingere a velocizzare la strada verso progetti che sono rimasti per troppo tempo sulla carta e che sono quantomai urgenti, progetti elencati al collega Daniele Vaira dal presidente Ascheri: un protocollo di intesa con Confcooperative e le principali organizzazioni sindacali agricole per agevolare l’accoglienza dei migranti, una White list a tutte le cantine dei soggetti virtuosi (creata in collaborazione con Confcooperative e pubblica sul sito). Il coinvolgimento di tutte le istituzioni per creare una cooperativa territoriale. Un protocollo con la Prefettura, i Comuni ed enti territoriali per prevenire i fenomeni di caporalato.

Azioni indispensabili e indifferibili per far sì che non si debbano mai leggere storie come quella di Sajo.

Marcello Pasquero

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