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Attualità | 19 aprile 2024, 08:41

A Rifreddo torna il teatro dialettale nel salone parrocchiale

Sabato 20 aprile alle ore 20.45 in scena “La Rapina” della compagnia teatrale “Mach Fina Lí” di Saluzzo. Il Il ricavato della serata verrà destinato alle comunità di Palmares in Brasile, fondate da don Angelo Vincenti

A Rifreddo torna il teatro dialettale nel salone parrocchiale

La Parrocchia di Rifreddo, in collaborazione con il Comune di Rifreddo e l’associazione “Dal Monviso al Brasile”, che ha come punto di riferimento il missionario don Angelo Vincenti, oggi rientrato in diocesi e attuale parroco di Rifreddo e di Occa ( Envie), presenta uno spettacolo teatrale in dialetto per raccogliere fondi per le comunità di Palmares de “La Granja”. 

Lo spettacolo “La Rapina” della compagnia teatrale “Mach Fina Lí” di Saluzzo verrà presentato sabato 20 aprile alle ore 20.45 presso il Salone Parrocchiale di Rifreddo (via Braide 2, di fianco alla chiesa Maria Regina). Al termine verrà offerta un rinfresco per tutti. I fondi raccolti saranno utilizzati per i progetti sociali delle comunità di Palmares.  

Spiega Don Angelo Vincenti, fondatore delle comunità di Palmares: “Ho trascorso ben 26 anni a Palmares, sviluppando molti di attività in favore delle comunità locali; a fine 2017 ho dovuto rientrare in Italia, ma continuo a seguire costantemente e appoggiare le opere dell’ASPP, di cui continuo vicepresidente. Negli ultimi anni il lavoro si è concentrato soprattutto sulle comunità di accoglienza. L’associazione ha in Palmares cinque case di accoglienza, divise in due nuclei. Accoglie in queste case minori di Palmares e di altre 16 città del Pernambuco. Si offre loro un contesto il più possibile famigliare,  vengono inseriti nella scuola se ne hanno l’età, si forniscono loro tutte le cure mediche, dentistiche, psicologiche necessarie.  Si stabilisce per ciascuno un piano individualizzato e si programmano le attività di sostegno allo studio, culturali, formative, sportive e ricreative necessarie. L’allontanamento dalla famiglia è di solito provvisorio e l’equipe tecnica, in collaborazione con i servizi sociali, segue la famiglia di origine al fine di ottenere i cambiamenti necessari al reinserimento del minore e si  favoriscono le interazioni con i famigliari. Quando non è possibile il reinserimento in famiglia o l’affidamento a parenti si ricorre all’adozione.  L’obiettivo del nostro servizio è  di porsi come modello nello stato in modo da favorire cambiamenti positivi nelle strutture pubbliche dedicate allo stesso fine. Nell’ultimo anno abbiamo costantemente avuto più di 90 bambini accolti nelle nostre strutture, più di una ventina con meno di tre anni”.

 

c.s.

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